piglia aria e ti muori di freddo

[…] manco da morti (come dicono gli umani) la pace

ché ti fanno la festa coi botti.

[…] con la gamba accavallata

alla gamba (quelle due che rimangono) piglia calura e

non si muove. se ti muovi fai vento, piglia aria e ti muori di

freddo. ma ti fanno la festa coi botti. e hai voglia a scaldarsi. (se

non hai voglia non conta). [non giocano più a campana, i bambini].

[…]

c’è sempre un forestiero da incolpare (per le

cose nostre). qualche volta è un forestiero vero; di casa. […]

[…]

Con la gamba sulla gamba piglia calura e non si muove. mi

pare una pietra accavallata sulla pietra a fondamento dell’umano.

[…]

[…] piglia aria e ti muori di freddo. Non c’è nessuno. Non c’è nessuno [    ]

 

 

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13/12/2017, Appunti – nel ventre della vacca

[…] siamo nel ventre della vacca. per alcuni cataclismi temporali. temporali di

clima, d’atmosfera, “Visto che piove?”, ma siamo nel ventre della vacca

finché la tagliano, [lavacro], d’un cesareo incurante dei figli o non figli. “Li

abbiamo già messi in salvo”. La vacca è sacra o non sacra. Qui è

meno sacra. qui si incrociano gli umani e poche vacche di città. “una volta c’era

quel pastore che portava il gregge di pecore e specie varie per S. Lucia”. Ho

fatto in tempo a incrociare pastori e gregge di città. Ma lo chiamiamo “dint”o paese”. […]

Quando C., l’anno scorso, sbagliò strada tornò contento del paese attraversato. Non sapeva fosse

il paese. Glielo raccontai il giorno seguente come chiamiamo dei luoghi. Siamo

nel ventre di vacche diverse per un’unica città. Non tutti salvi. La vacca è

sacra o non sacra. sono cataclismi umani a stretto e largo raggio. […] Ma

la raggiera delle cosce salva tutti, continuando i cicli della specie. O di certi

piaceri a vuoto che fai il ventre della vacca e ci proteggi l’ozio, con quella cura

dedicata alle cose inutili e gradevoli, essenziali a vivere tutte le risposte

prive di domande [    ]

le bocche divento

a furia di vestirmi ho

dimenticato la pelle. a furia di spogliarmi. dimenticai.

in certi tempi la spoglia [è] il sole con le bocche di vento. l’acqua

s’è prosciugata. nell’astinenza di sete. l’acqua è volata troppo in alto per

ricadere pioggia e nascere sangue. La semina resta incerta nelle ovulazioni

a scoppio irregolare [mie] come nel cosmo, preciso, le stelle. […] Tu, che

sei sola dalla nascita, appena dopo la genesi [durante, direi] ti sei messa

una corazza d’istinto. Ma pure l’istinto, [tartaruga], socializza. e s’inquadra

nella ripetizione dei comportamenti. A furia di spogliarmi

mi sono messa umana. Poi ho sceso le foglie

fino a caderci, rullare, di pozza; e mi son cromata verde. Ma

senza le tue abitudini. con un letargo solo mio. [    ] E

le bocche di vento

a spogliarmi

il risveglio dei sessi. [sei maschio o femmina, piccolaverde?] L’uva

schiacciata rimestrua il pube. ubriacarsi

non è umano […] l’odore del [    ]

 

Anche i

cinema si sono vestiti. con tutti quegli schermi non c’è più un

paradiso dove fottere in pace [la grazia dei sensi]

[    ]

[…] Le bocche divento [    ]

Iocorronelvento

non ci sono nomi per la stanchezza. o non lo conosco. al punto di non

inventarli. Belladinotte lo lasciai una sera a Bellavista, su da dove

il precipizio è un’abisso vorace inghiottito da un fondo di mare. Iocorronelvento

che m’invento correndo. Mi trovo il battito del cuore nell’ora scalza delle campane

quando levano i piccioni impietriti a ripararsi e qualche tenerezza, invisibile

ai tanti. giù di tono per le strade.

Arca (Appunti)

mi leghi i polsi, con un laccio di capelli alzati, nell’abbondanza

dei capelli alzati. Si scolorisce, intanto, la mia paglia, il preludio di

quel biondo presto all’argento, come le strilla del

cuore che non raggiunge le lucciole dove suggevi la vita, nuda e

cruda, pure tu. Corro nel vento, all’ora, perché corro nel

 

volo di paglia sflacciato dal vento, sfilato dal vento e una bandiera divento

senza precisa nazione. La mia nazione vola.

Il rosso del sangue feconda il bianco di verde e

tu rinasci, retroversa,

 

nello stilo flesso delle parole, natacolvento: Arca

una montagna troppo larga da scavare

“ci sono già troppi umani al mondo per mettere al mondo altri bambini”.

quando ieri notte, poi stamattina, hai messo i piedi informi sui miei piedi

non hai pensato ch’ero una montagna troppo larga da scavare, hai

trecciato dita tue nelle mie di mano e pensato quelle: radici; coi baci

d’ombelico e di pube, piccoli, tra noi (ho un pube da bambina […]).

Così non hai pensato […] Quelle radici: ma vivo nomade di seme, mi

gonfia il vento, mi porta e mi consuma: come di sabbia la bandiera

fissa che vedi là sull’asta: sfilata, sfibrata, dal lieve e da burrasche. Ieri sera

faceva burrasca [    ]

Mi piacciono gli amatori che si arrampicano sui piedi, trecciano, e

ballano il profondo in ogni cavità; pure del vento, la cavità del vento

quand’è respiro. Respiro d’organi e di vuoto […]

 

Ieri facevo burrasca. ero sola. vi amai.

 

Ci sono già troppi umani al mondo per mettere al mondo altri bambini.

non ripetermi che pure i nomadi seminano. devo inventarmi un altro

nome per non ripetere ‘nomade’ improprio al verbo e alla mia semina.

[    ]

Ieri sera facevo burrasca. ero sola. Jamal.

9 dicembre 2017. Appunti

strofini sulle […] ginocchia. non so se valga più caldo

il tatto o il fiato che penetra diretto nel ciclo delle costole

sfiorando le labbra. L’incarnato livido è

di freddo, di pressione, di sangue che sale, bollendomi

il cuore in ogni punta del corpo e in ogni senso. […]

l’erotismo ha un nodo in gola privo di significato: avvolgi

una sciarpa al caldo e mollami le carni nel tessuto di pelle:

m’è morbida la strenua insistenza di te [    ]

 

La terra promessa è lontana. Gambe nate ad arco

lasciano deliri di potenza. […]

 

Lui non si regge in piedi. Non fa tempo a pensare

come si regge in piedi. Rotolare di polvere è vento.

Sabbiano grani di imene. Lei. […]

 

l’immagine è: santa: un patto

privato di legami. Santa. Lei.

Rotolare di pietra è terra.

Sabbiano grani di […]