ci hai messo del sale

A loro, che mai furono perché sempre saranno (ci); a farti il verso
e la vicinanza. 

 

Ci hai messo del sale. non mi ha fatto ridere. non diventa

l’acqua come l’acqua di mare. poi t’ho preso di vezzo fanciullo

in mezzo tono di spalla: eri una voce, a spigolo di coscienza. Ci

avevi messo, me e te e il sale, nella tazzina sul tavolo, poi nella vasca

che in casa non ho più, nella vasca bianca dove mi vedi nella foto

tutta nuda, ma non rossa, nella vasca dove mangiavo i pomodori rossi

prima di cuocerli nei pentoloni domestici  e tutto l’odore, verde […]

Ci hai messo del tuo, manco ad esisterci, eppure è il sale

sulle mie dita, stanotte

[    ]

 

mi hai fatto ridere; a saperlo.

 

Annunci

per un getto di fontana

una fontana aperta di getto avrebbe più ragioni di me,

per la sete di lavoro che le api fanno in amore. Pure

le api bevono per vivere; per riprodursi, per la sete

in se. quante ragioni vuoi dalla natura? un giorno ho

osservato loro, mentre salivo e avevo sete. per questo:

le api. O i pesci che fanno letti di rose nelle cavità immaginarie

al fondo dei mari, con tutto il senso di realtà; e il sentimento, forse,

circoscritto, della vita lunga il necessario a

tutto il tempo d’una genesi.

 

[…] avevo sete. Avrei.

dimenticanti

[…] cominci col mettere in riga i capelli biondi del

sole irridente il bianco temporale [preludio dissi il

biondo]; poi passa l’aria e scompiglia le misure, solleva

tra le cose [tra] i prati biondi delle braccia che

associare al maschio tanta natura non darebbe

tregua alla distribuzione dei beni di terra. Tutto

il mio è vostro e sotto l’arco dei piedi passa un

cielo capovolto dal soffio dei soli, dimenticanti di

accordo che ci influenza a vivere

comunque

 

 

 

si dice che sia l’epoca

si dice che sia l’epoca, sempre, la più trista; e

già non si ricorda il passato. Fai in modo di esserci

alla fine dei tempi. non lo dimenticare. si dice

sia il caso. poi ci metti l’uomo, la donna, le creature,

qualche dio che fa i turni nel libero. e lasci che sia. [Ma]

nulla: accade; ma già non si ricorda il passato. non a caso

si dice che sia l’epoca, sempre, la più trista. E se qualcuno

la chiama ‘ebbreca’, tu ti chiedi l’ ebbreca

perché.

 

“ho versato il caffè”

[stamattina] “ho versato

il caffè”: mi sono detta ci sarebbe stata

poesia a metterlo in riga, a tralasciare la

macchia sul pavimento accanto al letto, a

darvelo a bere, l’indefinito. Così

“ho versato il caffè”. Non lo feci

apposta. è capitato. per questa mattina

precisa d’un venerdì d’ottobre, d’un certo

anno concordato, con la macchia sul

pavimento accanto al letto, dove ho versato il caffè. Così 

è finita poesia, ricominciato il salma e

“ho versato il caffè”

“ho versato il caffè”

“ho versato [

l’odore del pane

…………………………………………………………………………………………

[…] mi piace svegliarmi presto, tant’è vero

che non dormo. peccato che qui non si fa più il pane

d’una volta[…]. o mi direbbero “che vai a fa’ il pane?”;

nella mia lingua, però; non impastata

così. Qualcuno pure fa il pane d’una volta, a dire il vero;

in tutte le ore del giorno. Così mi piace, svegliarmi presto,

in tutte le ore del giorno. E non mi dite niente

se cominci[…] a cantare. Nella mia lingua, a volte

muta, però. [Senza omertà]

[    ]