dove passano le stagioni (Appunti, 22/06/2017)

non vi penso da tanto. o vi penso senza sapere.

il da fare. quello che non si fa. tutto questo impegna.

tutto questo impegno. passano le stagioni degli altri.

le vostre non passano mai. e non per un vizio d’eternità, o

una mancanza d’adempimento. penso questo senza sapere

com’è il vostro giorno ad annusare il piscio degli umani,

questi animali anche loro, perché è così e non si discute.

abbiamo solo imparato a marcare, alcuni hanno imparato,

i territori della coscienza di specie umana. Ma non vi penso

da giorni e ora che vi penso vi spaccio un po’ di sorpresa

che non ha territori immaginari, che non v’immagina, ma

osserva un cucciolo a un portone, un po’ diverso da voi, con

gli occhi verdi e tanti capelli sottili. Qualcuno a due passi di

tempo mi mostra una foto: un altro cucciolo, direi più un uomo

in viaggio per una pausa vacanze in qualche terra, che per

quanto vicina non ho mai visitato. Perdo un po’ il filo, adesso,

del discorso che sembravo fare. Ho visto a terra un laccetto di

similcaucciù, uno di quelli neri, forse manco caucciù, cordicella

incerata. non c’erano pendagli, monili, santerelli, familiari. Qualcuno

a due passi; e qualcun altro, ognuno al suo posto, forse quello d’ogni

sera o d’ogni passaggio, il respiro del mare, e che lo dico a fare, ma

mi contiene sempre, mi marca, mi riflette a distanza pensamenti con

capelli sottili, ci scioglie i contenuti, affidandoli ai venti; e qualche

terra che non ho mai visitato dove passano

le stagioni degli altri, le vostre non passano mai

 

Levate lacrime, dagli occhi (Appunti, 20 giugno 2017)

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Levatemi le lacrime dagli occhi. sembro una

di quelle madonne artificiali.

levatemi le lacrime dagli occhi. poi

sputateci perle di saliva. levatemi gli occhi. vedrò

crateri di luna dove furono i mari. che sembro una

di quelle femmine rimaste a piangere con gli occhi,

rimaste a piangere tutte le acque dei corpi, tutto

il sangue dei tramonti. Tutte le strisce sui cementi

delle epigrafi ragazzine su “A tre millimetri dalla tua pelle”,

sui “Chiudi gli occhi” e potrai vedermi, potrai toccar[..].

Me, sognare dove si siede il grembo intrecciando: lei, per lei tu

margherite selvatiche alla ruggine della terrazza di pontile

come stelle cadenti, margherite, e desideri da esprimere ex

voto. eravate voi i desideri, figli delle stelle, di terra, io l’ex voto

per una carne mancante che non rimargina, ma laudata sia

l’assenza di santi da credere, da reclamare, per una carne mancante

che non rimargina. Levate il muscolo dal petto, il cuore più

grande e misericordioso di questi seni. Sembro una di quelle

madonne con l’affresco scalfito da tutto il sale astinente dalle onde. Ma le

lacrime, strisciate, levatemi le lacrime

 

strisciate dagli occhi. […] E tu

sputale addosso l’amore, gettato di perle,

benedicile le carni, ex novo

con le frasi già scritte sui muri: su tutti i millimetri della

sua pelle, su tutti i crateri di luna dove rimargini i mari a

cappella: quel canto, quel luogo, a due voci, battute

sui cuori nel pube […]

 

Non esistono peccati d’amore. Ma

lavami le lacrime. Ti prego. Levami gli occhi.

 

[…] [Scorticavano cozze,

ieri, incrostate alla boa.]

 

corrono, con l’addosso… (Appunti, 12 giugno 2017)

[…] corrono, laggiù, corrono, sembrano

figure, ma corrono

con l’umanità addosso, corrono

con l’addosso del sole nell’espansione del tramonto,

corrono per correre,

che sembrano figure fuori destino, corrono nel cammino degli

altri che camminano in coppia, a più riprese, gemelle, che sembrano

figure, pure loro, gemelle; e se credono

il destino averli uniti tu ti chiedi; e se profuma

l’arancio nell’effusione del tramonto; e,

intanto, corrono […] corrono [    ]

con l’umano addosso, con l’addosso del sole, con l’addosso

del sale, con l’addosso colato pittorico dell’arancio sul muro, […], con

l’addosso del ragno e le sue costellazioni, d’altri insetti; […] con

le stelle doppie, che ti chiedi se credono

il destino, destinare, con l’umano addosso,

non solo umano; e

corrono [     ]

una di quelle da mettere in strada

[…] una frase che si possa ripetere come rituale senza rito,

una di quelle da mettere in riga, da farci il riporto, con

l’indecisione inconsueta della destra o sinistra, la risata

allo specchio notturno del sabato sera, la battuta a

due fari accesi sulle corsie d’emergenza, una di quelle da mettere

in strada, da farci il riporto dopo le cosce divaricate, e

un’unica sola pista per due, il viale tramonto d’immaginario

comune, nelle mani dei film, nelle mani d’una volta che c’era

tutta la vita è lunga, la frase sui muri improntata dai fiati

dell’alcool, le farfalle in bocca, una frase che si possa ripetere

come rituale senza rito, nelle mani delle vite senza replay,

un piede sul fallo, e fallo forte, finché vuoi.

[…]

[…] esplodevano senza rumore, percepibile, senza la chimica dei gemiti.

“La nuova guerra non mi piace”: la guerra

sempre.

parlami d’amore

“[…] qualcuna ti piace?”. Mi hai guardata. Dico:

“da cosa nasce cosa”. Mi guardi in arabo. Ho parlato italiano

un po’ troppo italiano, che a te sembra arabo, come si dice da noi, ma

non il tuo arabo. Ti guardo e ridico “da cosa nasce cosa”

un po’ meno italiano, poi in italiano ti spiego: quell’italiano

ormai tra noi, nato da cosa che nasce cosa. Dal mio brutto inglese

d’un tempo, dal tuo brutto italiano dello stesso tempo, da certi gesti

e segni tra noi.

Quindi replay:

“qualcuna ti piace.” Mi guardi. Capisco. Il colore dei capelli

rosso, i capelli rossi, la ragazza rossa, a un fondale da noi.

“Da cosa nasce cosa”. E la ragazza rossa, a un fondale da noi.

“È la prima che mi ha aiutato”. Ma è proprio lei, la ragazza rossa e

da cosa nasce cosa […] chi può dirlo…

nel lancio degli alberi

La mia ricerca di dio

è la ricerca dell’uomo; irrazionale.

È la stella espansa nel cuore, il lancio degli alberi che

vi spiegai “Migrazioni”. Il piede sull’ormeggio e

la corda, ch’oscillando sotto il piede

ti fa il viaggio, fermo che sei a un rilascio ferreo di tramonto, il caldo che

fece, poi l’espanso, la ricerca dell’uomo, il laccio di dio

 

nel lancio degli alberi [    ]