14/7/2018. che appena toccavo […]

mi serve una poesia, per oltrepassare le precedenti [ah: oggi ho raccolto le more, ma quelle che toccavo]. ad esempio: Sogno di rubare le cassette di legno d’un fruttivendolo nel dopo lavoro. Ma mi serve una poesia […]; ad esempio: Sogno di rubare le cassette di  […] nel dopolavoro. […]. Sogno le more: quelle che oggi non ho raccolto: che appena toccavo […]

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13/7/2018. il mare viola non sarà mai viola

[…] Mi ha chiesto se hai gli occhiali. forse eri dove non ero io (ieri). ma adesso sono le 12:13. siamo nello stesso posto. distanze. Mi ha chiesto se hai gli occhiali (ieri). forse eravate dove non ero io. non c’è. ora che sono le 12:14. solo noi. nello stesso posto. distanze. Ero con Celeste sull’altro luogo di riva. lo stesso luogo. Celeste. Il mare viola, il mare degli uomini. Ma il mare viola non sarà mai viola. Il mare blu come Celeste, come i miei occhi di terra blu come il mare, pure quando non vedo con nessuno dei sensi. Non faccio piani mai sul candore del cotone. non mi rendo ai programmatori relazionali, agli artisti di bandiere vendute all’asta. Poi all’alba arriva lui e mi ricorda: il blu che non è solo mare, che non è solo cielo, che non può essere solo anima d’una linfa nobile; e tutto quello che mai si perde. bisogna imbrattarsi, ingombrarsi d’un senso di nulla per liberare tutto quello che […]. La paura vera come la poesia: nonserve. come certi colpi alla vita che non abbassano la testa manco se vuoi. come la magliettina di Celeste, sbandierata dalle corse delle gambe che non ha. […] Nel frammento relitto d’una barca, colorato come un pappagallo, piumato come un pony, riconosciamo un pesce d’arenile. tu non lo sai che sulla rena galleggiano e respirano pesci? bisogna essere dove io e Celeste esistiamo per […]. Il mare viola non sarà mai viola. Il mare blu come [   ]

quel non so che

Dalle frasi sui muri la rivoluzione è costante,

come i vaffanculo, i viva la fica, e le buone

annate della squadra. ma la gloria è pane

secco per piccioni che puoi avanzare d’acqua.

Di tutti i figli di puttana quelli che non

riconosco sono i miei. troppo miei per

essere figli, darsi a cottimo al miglior

offerente e aspettare fine mese (quale mese?) per

un pacco d’occasione. A metterla così

mi levano il lavoro. ma spacco le rocce

all’arso di sole e infilo parole col lusso di non

avercelo (o con l’ostinazione dei fiori

ch’esplodono comunque): il lavoro,

i figli da mangiare, una sigaretta da

contrabbandiere, pistola da brigante,

paperella a mare […]

Dalle frasi sui muri la rivoluzione è costante,

roba da ragazzini, gatti cani stranieri

innamoratiapresunzione che la poesia

sia comunque eterna; pure quando piscia solo acqua sporca che non marca finché luce non mostra le mani […] Eppure VIVA [   ] quel non so che d’infrazionario. quel non so

che.

8/7/2018. che non si dicono

quando t’incrocio, ovvero m’incroci, mi tocca continuare. non potrò mai dirtelo perché ci sono cose che non si dicono, o non a tutti, o non a te. Se bastasse la tua età a dire che hai una vita avanti; e se bastasse la mia età a dire. Quando m’incroci non fai mai un passo senza ch’io alzi l’attenzione, risponda con un cenno, che mi viene più d’un cenno, come oggi, una cresta di mano, mentre notavo i tuoi capelli, il taglio un po’ non so cosa dei tuoi nuovi capelli, e in accordo la mia cresta di mano. in accordo a quando t’incrocio, mi tocca continuare, e non lo posso dire quanto dura la mia età. finché il gallo canta, allora, tutto bene. ma sono sirene di cantiere ogni giorno a. finché il canto canta, sia sirena, sia il gallo, sia la tua cresta e il passo, mi tocca un cenno: continuare [   ]

8/7/2018. che proviene da lontano

Ho preso a regalare a tutti cose vive, pure quelle che non puoi prendere e portarle, come una prima stella visibile al serale, o il diamantino sprizzolo d’un impreciso sole. non tutti accettano questi doni, quasi ci fosse un romanticismo a dire com’è bello un tramonto, ed ogni aspirazione che temono amore. ma ho solo preso a regalare cose vive. soprattutto quelle che non puoi prendere. come me che segno la prima stella visibile al serale, o il graminaceo biondo fra i capelli di terra, […] Scopro che c’è una salvezza nelle rocce, o in simiglianti; salvezza che proviene da lontano: per sentire devi toccarle senza infrazioni. che importa se nessuno crederà? […] ho preso a regalare a tutti cose vive, pure quelle che non puoi prendere e portare […] devi toccarle senza infrazioni. che importa se nessuno crederà?

7/7/2018. qui non si passa

stringi le ginocchia: qui non si passa. tutti i fraintesi inibiscono la comprensione del gesto. ma tu stringi più forte le ginocchia: qui non si passa. lei ti stropiccia i capelli che incamiciano le spalle e il mento e le sommità delle ginocchia con rituale ignoto. di visibile gli occhi non sai mai cosa vedono. tutti i fraintesi inibiscono le ragioni degli altri. ma tu stringi ancora più forte le ginocchia: qui non si passa. lei ti stropiccia, i capelli ripassano sulla ginocchia, le passano le mani [    ]

6/7/2018. e nudi d’osso raro

“era mare pare: era mare”..”e nudi d’osso raro”..s’è disgrazia nelle parole sprigionare le apparenze di capovolti già corpi s’un’acqua inerte, che ad amare ci vuole polso e il rosso vivo sull’osso, che un esploso tramonto non recupera alla sabbia curvature di carne messe a vento da respiri. a narrare le storie è sopravvivere identità interpretando le lingue ancora molli di conchiglie con gli occhi chiusi per troppa luce, non spalancati all’immobilità. “Era mare pare: era mare”..”e nudi d’osso raro”..s’è bellezza sprigionare figli, appiccicati di rosso, in ogni esploso tramonto, preludio d’albe […] Troppe domande non fanno risposte, non domandare, se dello scampo non è un secondo dimenticanza, ma non poter ricordare: che non fu tempo a trattenere in carne i ricordi. In quel taglio sei vivo, a ritrovarti già postumo. […] Ora ho bisogno che mi parli, me stessa, muta di lingua. a gli altri segni da interpretare.

“era mare pare: era mare”

“e nudi d’osso raro”