piglia aria e ti muori di freddo

[…] manco da morti (come dicono gli umani) la pace

ché ti fanno la festa coi botti.

[…] con la gamba accavallata

alla gamba (quelle due che rimangono) piglia calura e

non si muove. se ti muovi fai vento, piglia aria e ti muori di

freddo. ma ti fanno la festa coi botti. e hai voglia a scaldarsi. (se

non hai voglia non conta). [non giocano più a campana, i bambini].

[…]

c’è sempre un forestiero da incolpare (per le

cose nostre). qualche volta è un forestiero vero; di casa. […]

[…]

Con la gamba sulla gamba piglia calura e non si muove. mi

pare una pietra accavallata sulla pietra a fondamento dell’umano.

[…]

[…] piglia aria e ti muori di freddo. Non c’è nessuno. Non c’è nessuno [    ]

 

 

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12/12/2017, Appunti

si perde un po’ d’acqua dagli occhi, come si tirano a lucido le scarpe, ma

quello è una specie di grasso o di intruglio sintetico, come si perde

un po’ d’acqua dagli occhi, si ombrano le stelle, tirate a lucido, e ci ho

la fissa delle stelle, la fissa stella che pulsa e che di gioco a volte fesso

chiamano con quel nome, ci sputano su e passano

con l’acqua santa nel pellicolo, nelle fontane che non trovano pace, che

migrano e quasi non riconosci i luoghi, se non fosse per quegli stormi

d’uccelli, poco più che ragazzini e gli scialli di certe vecchie semprevergini […]

Jennifer aveva cinque rose e una stesa di fili [    ] Non è una citazione, ma mi piaceva

quel titolo, m’è sempre piaciuto, oltre i fari spenti d’una notte.

11/12/2017. Appunti

[…]

ricomincio da dove mi ero fermata, impossibile a fermarmi. ricomincio

dal vento, dalla ferocia delle unghie di gioia ingroppate fra i capelli, i capelli

ingroppati […] [Lasciai sangue sul metallo] […] la ferocia del vento

ingroppate le pelli dalle dita di gioia […] i capelli [    ] le pelli […]

S’è sciolto il verbo: “ingroppate le”

 

[reti]

 

 

9 dicembre 2017. Appunti

strofini sulle […] ginocchia. non so se valga più caldo

il tatto o il fiato che penetra diretto nel ciclo delle costole

sfiorando le labbra. L’incarnato livido è

di freddo, di pressione, di sangue che sale, bollendomi

il cuore in ogni punta del corpo e in ogni senso. […]

l’erotismo ha un nodo in gola privo di significato: avvolgi

una sciarpa al caldo e mollami le carni nel tessuto di pelle:

m’è morbida la strenua insistenza di te [    ]

 

La terra promessa è lontana. Gambe nate ad arco

lasciano deliri di potenza. […]

 

Lui non si regge in piedi. Non fa tempo a pensare

come si regge in piedi. Rotolare di polvere è vento.

Sabbiano grani di imene. Lei. […]

 

l’immagine è: santa: un patto

privato di legami. Santa. Lei.

Rotolare di pietra è terra.

Sabbiano grani di […]

 

variabile (Appunti)

hanno smesso di prender misura (anzi un po’ l’hanno ritratta)

perché non me ne le sono mai sentite bene, sotto gli occhi e

addosso, a squilibrarmi il mascolino. e non comprendo perché

la mole dovrebbe far crescere in piacere la carne e la mente di carne. Ma adoro

certi film con l’odore di sesso da bancone senza troppe sorprese nondimeno

odoro quelli con gli schermi sottili fatti di nitide vibrazioni che si prendono tutto

il tempo sottratto alla fretta dell’esserci. Non ci siamo, in fondo? Sentirsi esistere

è un costrutto d’immagine in meno e un archetipo in più spiazzati entrambi

da una variabile. La variabile non si dice. Chiudo per ora qui il discorso perché

ho bisogno d’uscire di mente. Il vento chiama

a botte di fischi. [L’ultima stesa due ore fa. Non erano i panni. Sto uscendo

fuori tema. Ma la poesia è variabile. A volte volubile… Non vuol dire sia

incostante […] La variabile non si dice [    ]]

 

Ho un’amante che m’aspetta. Ce l’ha: rosso.

Appunti, 7/12/2017

se la mia morte non è per te sufficiente

mi toccherà vivere e morire di nuovo

di quella morte che fa il sole tornando a vivere

nei sensi umani. si consuma la stella, nella mano

s’è consumata per nascita. fui femmina. a turni donna. Dimentica

la proboscide degli elefanti sul mare. Rovescio il capo

com’elefante sul mare, ingoio l’onda maschia e assorbo

il duro arcano della scogliera nello scontro della carne: Ho

una frontiera da battere: per batterci senza reso oltre

al rovescio di capo; lucidato dal sale, consumato dal

vento

le due fontane (Nota)

mi stanca l’occhio che osserva scrittura e non taglia. il vento in questo fa un buon lavoro. taglia le dita colorando lo smalto a tinte grasse, sottoepidermiche. taglia le orecchie a fischi crudi. la bocca inferiore morde parole bifore. la fontana lava l’altra fontana cascando fino al sacro stesure di sagome crude. crudo è l’esposto a luce. il manifesto dell’intimo che evade l’involucro tattile. il tatto è l’occhio, stavolta, che osserva, scrive, taglia. taglia nei tagli già vivi per genesi e di vento. ricordarsi i tagli. il filo di pube, la fontana che lava l’altra fontana, il piccolo fallo sulla vertigine femmina. lima di buio lo smalto. a tinte grasse. […] il vento fa un buon lavoro. secca, bagna di grasso, smaglia […]