inzuccherata la bocca

[…] inzuccherata la bocca, tua, strofinate

le spalle, tu, non preoccupare, mie, inzuccherate

le spalle, tu, inzuccherata la bocca, “non preoccupare”.

[   ]

 

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Il figlio muto della madre sterile, inzuccherata la bocca.

Il figlio nudo della madre sterile, lei, vestita la bocca del

merlo becco, inzuccherata la stoffa, non preoccupare, è

il figlio muto, la madre sterile, la perla in gola, il pomo

d’Adamo col nome di donna, il maschio sterile,

il parto giunto, inzuccherata la bocca, le spalle fertili,

il collo d’amore, la luna in pancia, l’eclisse dell’uomo

nel nome di donna, la donna

col nome di donna, inzuccherato,

una notte

un filo di sonno sottile (Appunti, 18 agosto 2017)

[…] gioca sporco, imbastardisce la rena separandola prima

dall’acqua poi col sole; gioca sporco nel sale separato dagli occhi con

l’avambraccio, poi dall’acqua col sole; resta sporco sulla pelle col sale, nei

capelli col sale, nelle ciglia col sale, separate dagli occhi per un taglio

di vista. Gioca e basta; lustro da sale, levigato da luce

nell’acqua del corpo. La saliva è un filo di sonno sottile

tra la bambagia d’alghe.

 

il seme sporco del mondo

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Ti sta aspettando, come s’aspetta la morte.

con la speranza in una resurrezione

che trova fede solo nell’amore. Una resurrezione

che non avverrà. Ti sta aspettando come s’aspetta la morte.

con l’estrema speranza e una frase che crederai di troppo:

“la vita si protegge, ma non si nega.” Ma tu

hai fede solo nell’amore, che la salverà da solo,

da ogni morte – manco la pensi -, da ogn’illusione del

risorto. Tu non perché laico, simile a lei. ma perché figlio di

quello che chiami “il seme sporco del mondo” a cui adeguarsi è

una legge non scritta, ma garantita socialmente.

Nelle tue mani, allora, lei disegna con le labbra un fiore senza seme,

un fiore nato già nato, con la speranza che l’amore risorga, non nasca più

dal seme sporco del mondo.

 

 

che sopravvive alle perdite

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La troverete al ritorno, come non trovarla. col fuoco dei falò

in gola, incenerito negli organi d’una plumbea fenice

generata troppe volte al giorno non suo. Hanno mangiato

il granturco tra le sue labbra e sputato sabbia umida

intorno alle rive del bacino dove non giungono più acque fertili.

Poi sono andati, nell’alternanza dei ritorni, trovandola sempre lì,

col fuoco dei falò in gola. Sotto una pioggia di piume. Ma ha

incenerito gli organi la sabbia arida del bacino dove non giungono

più passanti vergini, tradita dal beccheggio d’altre

acque, poco chiare, troppo chiare. […]

 

Ma la troverete. Come non trovarla. Senza

quel credo nella nascita

che sopravvive alle perdite.

 

pellame

[…]

distrarre il sesso nelle aree di sosta. dove il sole mischia l’odore di

pelle all’odore di pellame scappottato. distrarre il solo e la prossimità

dei passaggi distratti o invadenti per distrazione dalle corsie di

scorrimento. Scorre a salve: questa espressione mi piace

mentre saluto, poesia, quest’immagine di passaggio e lascio i sensi

non cartografati dalla litania delle parole. la litania qui impronunciata

conduce al verbo litanico tra due ossa di dita e l’odore di pelle all’

odore di pelle, scappottata […] si diventa ciechi, al mondo, si dice, a

pregare ogni giorno con tanta fede in dio nella solitudine. […]  Leva

la mano all’azzurro e saluta [    ]

 

m’addormentassi

se m’addormentassi ora sarebbe un sonno eterno, ma

all’eterno non lo credo. non posso addormentarmi.

nella misura dell’anima ho tutto il corpo. Solo così,

addormentarmi. Sarebbe adesso un sonno

già risvegliato […]. Se più alberi stanno insieme perché

più forti delle tempeste, se più alberi, ma ogni radice a sé

poi deve bastare. Come dormire? Addormentarmi un sonno

già risvegliato nelle mie cellule. Ma più

alberi vanno insieme, perenni venti

[    ] […] m’addormentassi […]