Respirare di cuore, uscire di

respirare di cuore, scoprire il nesso tra gli organi, il

canto lirico del midollo nelle ossa, illudere il vento

d’abitare una bocca e non uscirne più, uscire di canto

col vibrato delle costole, fremere di vertebre in accordo coi

sensi propri e col desiderio dei sensi altrui, uscire di senno

come se fosse un’uscita emergente respirare di cuore

tutto l’ossigeno d’una testa d’albero, tutto il biondo naturale che sono, io

bionda dentro, proprio quest’oggi, mentre ingoiavo il sole e

 

respirava il cuore l’illuso corso solitario,

di fiato […]

 

ho urlato tanto perché nessuno mi sentisse

[incatenata] nell’aria tragica dei soli

 

 

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Erano i poeti in rime sparsi

Erano i poeti in rime sparsi. Poi non erano più.
Tinsi i capelli d’oro. Preludio di bianco. La
libertà incastrata è tra colline d’uomo.
spingi forte nuovo
il figlio che nasce [antico di cellule].

Mio nonno ci prendeva a Schiaffi
con la carta velina. Tuo nonno
ti prendeva, a schiaffi? Erano i poeti
in rive sparsi. Tinsi i capelli d’oro
[era il sole d’estate]
su colline di donna. era la cenere a Napoli.
[sui davanzali]

una poesia d’adolescenti

…………………………………………………………………………………………………

[…] i ritorni sono lunghi addii. non ho fede

nel tempo dell’attesa. [salvo il parto.] chi è già tornato

non torna più. Accanto, son così lunghi

gli addii. lunghi

come le […] gambe instancabilmente percorse.

come l’orologio nel polso che guard[…] approssimarsi

da lontano un altro corpo; ma non è il […].

 

***

["lunghi come le tue gambe instancabilmente percorse; lunghe
come i tuoi occhi sull'orologio che guarda altri occhi
approssimarsi da lontano. E non sono i miei; così vicini, già

dentro, nascosti dietro l'angolo 

di visione, dei tuoi. (Le mie gambe.) Se pure 

mi conservi in 
quell'ombreggio di ciglia. Se mi conservi. ancora. ..."]

***

 

È una poesia d’adolescenti (o innamorati,

una volta) fuori paura di morire. ma quante domande; fa

un po’ paura. questa poesia d’adolescenti. con le domande sul

tempo, sul prossimo; la vicinanza e l’abbandono. come la chiami

questa […]? Come la chiami?[…]

 

 

[…] i ritorni sono lunghi addii. non ho fede

nel tempo dell’attesa. [salvo il parto.] chi è già tornato

non torna più. Accanto, son così lunghi 

gli addii. lunghi come le […] gambe

instancabilmente percorse. 

 

Chi è già tornato

non torna più

 

 

come si fanno le stagioni nel cavo delle mani?

[non lo descrivo]

con questo clima, con questa luce, d’oggi, ti chiedi

sia possibile come: non ricambiare,

i pensieri; ma i migratori non tornano sempre. Eppure

 

non torniscono le ginocchia le mani

sui tessuti più spessi e pesanti, non torniscono, pure,

le ginocchia le mani dove passava nuda – e

passava – l’estate?

[…]

 

Non si consumano e non si consumano pure,

le mani, cave,

per fare d’eco carezze?

 

[…] soffia; strofina; soffia […]

 

ci si affida (Nota)

la notte è tarda. ci si affida. comunicare

appartiene a chi si parla con comprensione o

con quella compassione che […] Non mi guardate

così. se la notte è tarda e

 

ci si affida; mi affido. Comunicare non appartiene

a chi si parla con amore. non mi guardare così. se

m’affido, apro gli occhi e la vita è tarda per

comunicare. Così mi affido

 

a qualche modo che non comprendo […]

 

 

 

 

il freddo nelle ossa non è un male

[…] il freddo nelle ossa non è un male, la termica situazione

di un risveglio dal non sonno notturno. devi convincerti

che basta la salute e che stamattina basta questo bel sole

a riscaldarti. una stella pure lui come il firmamento ieri

notte sul mare tra l’oscuro dei lampioni rassegnati, forse,

nella luce al vento dei giorni scorsi, o allo scimmiottare di

ragazzi appesi al palo, o a qualche colpo di proposito, o

al corso naturale della luce che si consuma o manca

improvvisa, come ogni corpo, elettrico. Si direbbe precoce

nell’abbandono. Potrei inserire qui un’altra citazione a dirotta

di senso, ma regalai il libro a un mio caro qualche tempo

fa e mandare a mente o ricercare in rete, non so, non ora,

la citazione, in fondo, è già nota. […]

 

[…] Devi convincerti che basta la salute

e che il sole tra qualche giorno sorgerà direttamente dalla

bocca del vulcano, levatrice adottiva di quella splendida

mostruosa visione. Se ci fossero le nuvole?

[    ]

 

[… ma “me sento ‘o friddo ‘ncuollo”]

Basta; e salute. Saluta…

 

sull’impronta dei cieli

prese i piedi e capovolse il mondo

nei limiti dell’orizzonte, immobile.

il cammino ha i piedi scalzi sull’

impronta dei cieli […]

prese i piedi e capovolse i sessi nel

rovescio di corpi. sfiorare la sabbia

fa i capelli a luce; sfiorare la terra

fa più bruna la testa dei sessi; e

i peli lucidi, nel risvolto dei cieli

[…] Prese i piedi e capovolse […]