17/6/2018. fiori bianchi

sto seguendo le more. seguo sempre i roveti nel ciclo. dallo scorso. ho deciso una cosa che faccio, ma non l’ho detta a nessuno [manco a] e non la dico. ma mi preoccupo (ieri) se: il verde cederà al sanguigno prima d’incrostarsi. non so confidarmi con i roveti. poi è tanto che non usavo il futuro. Sto aspettando le more. Sto aspettando [    ]

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17/6/2018. che belle

ci sarà nessuno a ricalcare. le scritture, a volte, devono fare il loro corso. estinguersi con. Ciò che cancelli sui muri non è sempre si cancelli. non basta la pioggia. no il raschiato di sangue. fonti oscure riemergono le soluzioni. per quelle non è la resistenza degli argini, non il muro, non il possesso di chiavi […]. L. vede un aeroplano e diventa

una Stella. S. vede l’aeroplano e non vede più le stelle. con elle.

[…] a volte, devono fare il loro corso. […]

16/6/2018. [ ]

(vorrei) avere [pomeriggio] ancora la forza per raggiungere l’orifizio del monte con le mie gambe. ma [pomeriggio] non ho ancora la forza. o non più speranza, non più disperazione. mi sono spinta giusto un po’ oltre la strada consueta, misurando il muscolo. Mi mancano le gambe, la forza, ancora, la spinta del pube. Qua miracoli non se ne fanno, e ho abortito già tre […]. mai avute smanie di possesso sui fuoriusciti. Celeste, di suo, non mette nome alle cose; le/gli piace toccarle modellandosi le mani; non solo quelle. che strana creatura per questa Terra. qui nessuno ti concede l’assenza del corpo; poi messo il corpo non fa più senso, modellarsene le mani; almeno quelle. il vero dramma degli uomini è dimenticar/si. La perdita è più semplice, spesso un cambio d’oggetto; dove non fa più senso. Ma Celeste di suo non mette le cose; le/gli piace toccarle modellandosi […]. che strana creatura [    ]

8\3\2018, le sillabe mute

Le scorribande di verbo violano pacatamente l’in croce di sillabe mute. Aspetto crescere dì scorso silente le sillabe mute. (…) (tu) stracci il vento di sillabe crude, frattaglie un sibilo di vendite nude (…) udire le viscere escresce la carne esplosa di viola e la viola sflorata, da un sibilo (…) stride, tu stracci il vento, le viole, la viola, frattaglie un sibilo di perdite, mute, le vendite immemori (…) le sillabe (…)