nel lancio degli alberi

La mia ricerca di dio

è la ricerca dell’uomo; irrazionale.

È la stella espansa nel cuore, il lancio degli alberi che

vi spiegai “Migrazioni”. Il piede sull’ormeggio e

la corda, ch’oscillando sotto il piede

ti fa il viaggio, fermo che sei a un rilascio ferreo di tramonto, il caldo che

fece, poi l’espanso, la ricerca dell’uomo, il laccio di dio

 

nel lancio degli alberi [    ]

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l’esilio della mente, ti chiedi se sia il caldo

<<per me agosto è già passato. ma, se così, sono in ritardo sul lavoro. quale lavoro? Aah.. ..dimenticavo: la poetica del non.    Forse è ancora agosto: adeguarsi al tempo convenzionale, alla scansione classica, in posa classica. Prego, prima lei.., non fa per me. “Io volevo solo intrecci rischiosi di creatività...”>>

....

l'esilio della mente, ti chiedi se sia il caldo 
o l'ansia d'assoluto, tornatoti il sereno 
dai giorni a battagliare con ciarle non mai tue

che il lavorare mena bisogno di slegare 
le ciarle finte e vane sui loro 'non si può' 
su metodologie del 'non vorrei far altro':
che spender l'apparire agli organi il potere.

Ma tu volevi sinfonie colorate 
intrecci rischiosi di creatività 
dove il rischio è soltanto: lavorare e farlo insieme 
mentre voi temporeggiate con il lustro d'ostentare 
ritraendovi a ogni fare che sia ludus di ver gente

E mi pareva estraneo; 
e mi faceva estraneo

....



(9 giugno 2014 -

non ho voglia d’impicciarmi…

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Non ho voglia di impicciarmi di questioni a me oscure, 
né ne subisco le logiche probabili 
le pseudochiare spiegazioni del mistero svelato da 
parole confinanti con l’ultimo orizzonte, quando 
ha perso il suo rossore, ma nemmeno 
gode il pallore timido del primo lustro.

Meglio essere 
prigioniero libero che 
in libertà prigioniero di 
marce pionieristiche 
più che a varcar colonne, 
sognando di volare, 
poste a fissar colonne

di forza, simile al potere quando 
ha perso o maschera d’azione 
nell’inquietudine della morte regolata (poi non men prolifera accidente) 
l’incertezza solidale dell’umano naturale;

ma non basta ciò che degenera 
a struggere la passione del verbo 
quando esala – quanto pur, di volontà, mozzato - l’ultimo sospiro 
in quel rantolo onde perpetua la spirale l’onde che 
non disperde, 
e qui credo a vederlo – fosse sol polvere di vento -, 
in nulla il finito

….   



(22 giugno 2008)


d°'

per questo tempo indurito e…

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per questo tempo indurito e 
screpolato, per questo chiedermi cos'è sto a fare, 
per questi padri che han dato <<tanti inizi>>, tanti hanno abbandonati, 
e forse noi, noi figli di nessuno, quale sappiamo essere 
quando più non vogliamo, sotto le false forze 
distorte soffocati, e tutto il resto è pace, 
è pace che non tace

che sbotta in petto e nelle punta 
di mani e piedi, delle dita, 
e il naso, e la vita, e il cielo 
troppo rosso 
in queste sere scosse da un sol unico lamento 
<<perché perché perché 
perché m'hai abbandonato>>, ma 
nulla di cattolico

non è per questa fede, né per l'assente, 
ma quegli assenti ch'ancora insistono, 
col racconto dei loro giorni, quello che noi facciamo, 
dov'è che andiamo 
se troppo scalze le mani, troppo nudi i piedi, troppo battuti i petti 
dal pugno duro del vicino, dal suicidato accanto già morto per lui, 
e non c'è gloria né volto, più non c'è carne che tenga

danzare, rinnovare dell'eco 
non il rimbombo, ma il moto 
che nulla fugge, tutto sostiene e muta

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(31 ottobre 2014)


d°'

Quercia

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        QUERCIA 

L’impeto che 'ffonda 
orrendo 
timor panico 
nell’onde quercee, bruno 
enorme bacino di linfa irsuta in 
spiralicudini braccia 
risalenti mostruose dalla madre terra 
di brace negli occhi trafitti 
sanguinea la storia tracannata nell’innesto che 
porta dal livore del fu rapita coscienza dove 
la luce la luce troppa arse. Le 
solitudini del vento 
torna l’eterno che 
mormora l'acque natali 
dopo la notte prima del giorno 
lungo il cammino 
l unge il ritorno

….         



(15 ottobre 2008)


d°'