Apocalisse in quotidiano

"...era solo un augurio (laico) di tanti anni fa..."


….

…eppur ci si augura 
che il frangore, a frotta, 
luminoso  accechi i tuoi occhi 
privati

e nell’azzurro un angelo  
li ritrada aperti 
- un bacio sul fronte - 
ogni giorno ogni istante che 
scalzi il calzare privato nelle nuvole ali 
 - e nemmen te lo spieghi -

tra lo strombolio d’uno strummolo 
sul selciato cinereo spirato 
tra il nuovo riso sgranellato 
- che sgranelli, questo sai -
 
d’un bagliato rivolgimento 
dell’inferno in cielo
 il trombare azzurro 
subitaneo

….    



(28 marzo 2004)

d°'
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        L’ALTRA DONNA (Un mattino ho sognato)

Bar d’onirico nitore. Pilastrici 
inframmezzamenti di muro nudo e 
rampe-canti. 
Sul cotone intinti arti posati 
- …tinte arti, Renoir, posate, rosati, … -. 
Io; e altri noti, a un tavolino – ...dei tanti... -. 
Un rombo… (lombo?)
………………… 
……………………

Aveva i capelli neri e gli occhi belli 
Avea capelli lisci e occhi lucenti 
Aveva gli occhi belli; su su, due accenti.

Ed i suoi capelli neri, 
grandi gli occhi, gli occhi belli.

Aveva gli occhi belli o forse dei gioielli.  
Aveva gli occhi tinti d’azzurro e di mascara. 
Aveva gli occhi grandi, al collo una collana.

Di nero il suo mascara, di neve la collana 
[E i miei capelli corti, …le sottane che non porto…]

Aveva gli occhi certi ed era donna certa. 
Garbata leggerezza. Dinamica presenza. 
[Ma i miei capelli corti,…le sottane che non porto…] 
Ma lei aveva gli occhi belli, manto nero di capelli. 

Fissi già i miei occhi scalzi nei tuoi occhi anch’essi grandi. 
Non so poi che fu di lei. Se poi fuori la incontrasti. 
Ma lei aveva gli occhi certi mentre ch'io li avevo scalzi. 

…Ed i miei capelli scorci, …le sottane che non porto…

….



(6 febbraio 2004)


d°'

Ombelichi

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        OMBELICHI 

Non staresti a rifarti i capelli 
a cercarti bella 
a scoprire nello specchio cosa c’è di vecchio 
cosa di tuo 
se qualcuno ti scuotesse la testa abboccolandola 
nel dondolo del corpo 
quando cancella la propria forma di trucco 
sciogliendo il rimmel nelle parole 
nuove di tanti antichi amanti 
promessi all’infinito

Hai dimenticato la libertà del letto sfatto 
quando nella lotta pacifica dei sessi 
sventola d’onde in onde l’arrendevole manto; 
del pelo arruffato 
del seno sgualcito a poppa, 
la marea degli umori che 
risalgono distillati  
negli occhi lucidi 
umidi fari emoti 
per il miracolo del guardarsi 
mentre il tempo si contava in respiri 
che riaffermavano dei ventri i lievitanti colli; 
figli primi d’un fiore reciso nel 
fu nutrito centro 
indelebile d’ogni nascita,  se pur bastarda

quando la carne escresce nell’incognita fretta

malcelando il dolore che lega sigillo primario 
ogni nome ogni: verbo, com'ogniassenza di verbo

….                 
                    


(14 giugno 2008)


d°'