Il gioco delle sagome

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Perché mi porgi (?) 
questo pezzo di terra informe 
nella mia mano si gretola 
l’apparenza solidale del marmo 
tatua ombre lo sfilamento di silicio fin 
sulle cosce bagnate disteso: vedo

un volto di luna contornato di stelle, 
una croce bozzata sul tuo velo di pelle

Dell’immaginazione il vizio 
a danzare nella sagoma 
d’un piede altri mille 

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(15 novembre 2008)


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Sbucciature

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        SBUCCIATURE 

È strano trovarmi a 
lisciare le gambe 
di questa panchina 
dove ti sedevi nel giovedì sera 
rapita da un soffio di caldo.

Ed era passato il metallico suono 
della cavalletta. Bambina 
saltando la corda, bambina 
tenendole l’altra il suo lembo e 
quel marmocchietto che tanto tirava 
da perdere presa e cadendo gioiva: de "la 
sua trovata maschiota", 
il suo ruzzolare nel buffo terreno, 
de la tua gonnina all’insù.

È strano sedermi, non fare più un salto, 
non trovarci stanchi nel giovedì sera 
rapiti da un soffio di calda corteccia 
la pelle sbucciata; un'arancia per tre

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(31 gennaio 2010)


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Sottrazione

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         SOTTRAZIONE

Escluso l'ibernamento per collasso affettivo 
prima rivoluzione del magnifico pensiero 
chiudi quella porta, si rovescia l'astrolabio, 
gemido virgulto la tua penna tremolò

Erano tempesta i fili d'erba nel deserto 
délla cìttà opàca sotto lo sfàtto d'incerto giòrno 
era d'asfalto il tempo, solidamente sgretolato

Che pesci prendere, andar per mare 
han chiuso ad ogni smarrimento il molo

furono troppo grandi le navi da crociera 
per concepire il rischio di donna da frontiera

ma a me mi manca il ferro 
d'ormeggio e il rinsavito 
mio sguardo lungo il filo 
dell'onde verso l'altro

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(6 gennaio 2011)       


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Al quadrivio del Beverello

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         AL QUADRIVIO DEL BEVERELLO 

C’erano nel bosco isolate le fanfare 
dal rombolio costante della florida 
città. Correva dietro il clacson un 
palloncino invertebrato. Solida l’elastica 
tua pelle rimbalzò

al parafango in urto, mezzo metro ch’ 
era rosso. Il palloncino che seguivi 
per le vie della città. Correva dietro il clacson 

il silenzio dell’attesa: nel bosco 
d’improvviso, incantato: 
la città. 

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(15 aprile 2009)


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Stringhe

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        STRINGHE

Rìdono i sàssi ancòr della città 
per l'andato ticchettio 
del piovinar notturno

bàcchettàndo i pàli passò hildàrgo 
mon signòr, perso nella notte 
solitàrio, sènz'amor

l'unica candéla balaustra 
giace in fiòr 
mòccolata tùtta nella ciotola di Artù

pìccola pischèlla pincherìna di anni tre 
stésa nella règgia, pancia al fiànco abominé

vole l'ombràta risalìta l'allarmò 
diétro le sue spàlle di un bastoni, un fante, un cuo-

re per cappèllo, quello preso al botteghino 
perso da un pagànte per sedersi a scioperar

ché menavan ejzenstejn nel solito saloon 
sùlla via antiquàta dal passàggio dei tram, bùs-
to il garibàldi non ricòrdo se sul ron-
zinante a 4 gambe ed ùna alzata o no

lè zanzare rùbano ai passànti la virtù
blù di sangue o ròsso, verde ràbbia, 

putipù, suòna la barràcca ricercando pane e amor. <<Più 
pane che amore ai figli dato 
non rende il suolo meno caldo 
nell'agosto di città>>

màre a 20 metri 
a vederlo 
ad andar

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(2 agosto 2010)


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Manichino

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        MANICHINO 

come una cosa appizzata con gli spilli, 
ma senza il fascino di 
un abito sul manichino

spauracchio mi spaventasti nell’ingresso improvviso 
magica sembianza la tua stuola risuonò

campana che scendeva lungo spalle fianchi vite. 
quella di vino buono raccolto già in settembre.

come una cosa pinzata chicchi a chicchi 
con tutto il fascino triangolar al vento 
e di un cilindro te ne facevi gioco 
spremendo il succo dell’umidito fiocco.

era un bambino, chissà, quel  nascituro 
era una dolce bambina intorno al moro 
con le sue bocche di lupa, le papille, 

le poppe a pera del primulo sviluppo,

i bastoncini di lecca la cannella 
lungo le rive del treno sul filone.

la scuola è andata torniamo verso casa 
è troppo presto per rimanere ancora.

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(29 gennaio 2010)


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Stazione marittima

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        STAZIONE MARITTIMA 

Ammira gli occhi vedi? 
Il lastrellato vuoto, lucidato del saloon? 
Indiani i fanciullini cilindrano l'augh 
cappella io entro e prego 
trambusto il marmo e tu 
che guardi ridi dici 
<<la bussola dov'è?>> 
Mi prendi in mani e rotoli e rotolo con te 
licando raso a raso al perpendico-
lare 
gli moccolano i nasi 
lasciamoli giocare

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(4 dicembre 2010)


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