Erospea

"...gli sposalizi di natura, convenzione, cultura, per finta, per serio, per costrizione, per gioco, 
per non so che, ..., gli sposalizi della carne, le corporeità inesauste, la bellezza del cerchio, 
l'infrazione, e il bisogno, forse solo l'amore, da fare, da farsi, senza tempo, nel tempo, 
ad averci il tempo, di certo, in ogni cosa, la bellezza delle piccole cose, l'immenso fuori, 
l'immenso dentro, il tango e l'intangibile, la stasi e il movimento, la stasi in movimento, 
la sosta sul filo..."


….

Lo scudiscio del vento 
tamburava il ventre della collina 
montata dai morse dei falò notturni 
mentr’un barrito d’uomini in 
fulve creste riverse di donne 
spargevano la candida cenere 
per dono fecondo di ricchezze future

rinarrando l’erospea dei padri dei padri e 
delle giovani spose 
prese in novembre per agosto 
e in agosto aprile e 
in onnitempo

di ritmo in ritmo il ritorno d' 
un nuovo battito tra piedi e mani infanti 
varia sulla terra il continuo girotondo 
del fiume che scorre in arabesco verso il mare
  
….       



(12 gennaio 2008)


d°'

Il cerchio

….

Come ritto si accerchia il 
brulichio di folla in attesa 
non di cosa a saperlo 
nero sciame spiralizza 
fino a morte. Darzar sfinisce, 
la meta è trista, 
ma la ragione, qual'è, lì dove? 
Nel luogo mobile,

muovendo insieme il prossimale 
la vita brucia, accende, un polverone

disteso al sole adesso tace. 
Ed è rapace quest'incombenza, 
qualcuno resta, non sa dir senso,
ma torna a casa, quella la strada, 
l'andante lento                  

....


(3 gennaio 2011)     


d°'

Non dirlo al vento

"...perché m'affascinano le lucciole, le miriadi, tra canne liriche al vento, 
le cosce drammatiche e perturbanti, il mare pelago, le storie tacite, i talloni al vento [celati al 
vento] degli innamorati in carcasse pallide di luna, la tragedia e la commedia d'esserci, 
il canto sopra le cose, il canto fra le cose, gli occhi indiscreti dei fanciulli  tra 
le fessure degli sterpi, la complicità dei ragazzini, il rimosso di certe 
madri, il silenzio dei padri, ..."

….

        NON DIRLO AL VENTO.

Quanti falò dal Sole 
che scendono la notte 
e fanno laghi a terra 
di sagome dissepolte 
dall’uniforme scura 
dell’ore dopo il vespro 
quando le fronde mescolano 
nel buio che risale 
ogni diversità

E albeggiano le lucciole 
d’avorio lunghe lunghe 
le cosce di zanzare 
aspettano le danze 
a suono di cicale 
si frangono le acque 
tra mute geometrie 
di rovi sconosciuti.

<<“Aah, la bella mora incantevole… 
“Aah, l’odor di rosa purpurea… 
“Aah, il melagrano infertile… 
“Aah, la bella faccia: Selene…>>

E mamma guarda 
<<Tu non guardare, 
dall’altro lato 
lì, ecco, il mare!…>> 
<<Guarda i falò, 
mamma, le lucciole! 
Mi disse Lucio “Guarda le lucciole”, 
ma dove sono,  mamma, le lucciole? 
Quanti falò 
quanti falò…>>

Noi si rondava   in bicicletta 
della domenica   con la paghetta; 
noi si ronzava   di un gran mistero
che sulla terra   avea messo il cielo:
<<Dammi l’orecchio… 
dammi l’orecchio!… 
passaparola, 
non dirlo al vento, 
guarda le lucciole; 
IO NE PRENDERÒ UNA,
GRANDE PIÙ DEI GRANDI, 
ed avrò Fortuna. 
Conta quanti nèi! 
aMe aMe più pallini! 
forse sono sette…>> 
<<IO NE CERCO NOVE!: 
quanto vivono le gatte 
nascoste tra le aiuole..>>

Anche le suore  sono belle 
senza le cupe  tonde gonnelle 
scoprono il suono  sotto le campane 
meno gravi, più argentine 
come le croci  sopra le tettine.

<<Lancia un sasso, dai! (sic!) 
che quella ti mena il tacco, (sic!) 
poi ne facciam trofeo (sic!) 
di questo lago ameno  (sic!) 
e MiraMaraMeo…. (sic!)>>

E mamma guarda, 
<<Tu non guardare, 
dall’altro lato 
lì, ecco, il mare!…>> 
<<Guarda i falò, mamma le lucciole!>> 
<<…>> 

<<Non dirlo al vento… 
non dirlo al vento>>

….   


(21 marzo 2008)


d°'

L’ultima missione

(Era la neve a Roma/e io pensavo ancora/alla rivoluzione,/con la valigia in pugno/
incespicante e gravida//di rosso ed emozione,/d'una canotta minima/per l'ultima frontiera. //
Era la notte a Napoli,/era.) 


….

Li vedi scalzare 
le solitudini del sabato sera, 
le fuligini di folla 
ammucchiate all'angolo 
scialbe vertigini. Un berretto, un trucco 
da camerino, un accento, un pelo, un po' 
maledetto, catalizzato per lo charme

Poi ti sorprende il privato 
- il damerino sparito - quel sacrosanto silenzio, 
quell'apertura senza fede, 
il tu per tu tra la proforma 
caduta all'occhio sulla borsa 
della tua sosta, l'andare presto 
troppo

E ti va bene pure lui 
quell'occasione presa al soffio 
per una semplice memoria e 
un'eco 
dove narciso molla posto 
al nudo suono del canoro

ed è la fede lì 
nel retroscena che va in scena 
quando la danza vibra ancora 
sotto il racconto, nella tua pelle

….


(25 ottobre 2014)


d°'


Sangue

.…

Potessi solo come un soffio, un soffio sottile silenzioso 
cucire tra le persiane un po' del colore che 
la luce e le cose partoriscono insieme, come il più bel fiore, 
figlio spettrale che impalpabile non tieni 
tra le braccia, eppure vedi, sorridendo 
al buon lustro che l'ha generato

mentre la polvere spirava sbuffata dal vento e 
dell'arco di cielo pareva 
il ventre solo un riflesso 
il più candido alla luce, il più candido grembo 

Ma sotto la capanna del giorno 
sotto la chiarura della sera 
continuo a sognare del rosso
 
perché non sono un soffio

…. 



14 dicembre 2007


d°'

tu “odi et amo”?…

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tu "odi et amo"? 
"nescio"? Io so perché. 
Guardami guarda come demitizzo: 
una se la taglia, 
- bene dice -, l'altra l'intreccia, 
- e le pene -, l'altra la scioglie, 
- vai tu a nanna -, io me la cresco

che al parrucco c'è ancor tempo 
forse men del parrocchiare, 
matrimonio un "sì" di meno

guardami, guardami, 
io so perché. E levo:

l'incomodo della perdita, 
del riconoscimento, tantomeno mento, 
nell'inquietudini della routine

tu "Odi et amo"? 
Nescio. Per che?

....



(26 ottobre 2014)


d°'