bisognerà perdonarmi

oggi me la sono presa con la scrittura. per una conciliazione con me propria che non vuole arrivare. bisognerà perdonarmi, ma è troppo religioso il perdono. pure per me. Un’azione privata sotto le dita del pubblico. puoi mangiare o darti piacere. mangiare e darsi piacere stanca, messa così. così ho mangiato il giusto; ho dato il piacere nel lungo percorso. ma non ho perdonato la scrittura. prima un lavarsi di rosso, poi di bianco, poi l’esproprio d’acque e l’anatomia del pubblico infilata nel privato, per una conciliazione con me propria che non vuole arrivare. ognuno viene in un modo e nello stesso modo non è detto accada. così venne un passero e feci il collo da cormorano. quello di due giorni fa al mezzogiorno, proteso nel mio nulla. Nulla: per una conciliazione con me propria che non sa arrivare. “La conoscenza è un vizio da smettere”. ti resta il fumo in bocca e la sostanza di cenere. Poi lavarsi di rosso; e di bianco; per donarsi.

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ob(b)iettivo

inquadra la luce emergere dagli affondi a carne

datrice di buio. il retrosguardo fa la conta delle ossa

incanalate a pulsazioni organiche. mi rabbrividisce, dorsale,

la perversione originale dello sguardo, retro nulla ostante

pure lui. di fronte il mare espande

vertigini di salvezza. Mi sorprendo soggettile, mi sorprendono […]

D’obiettivo un buco è la nascita. Di nuovo luce […]

lallazioni [    ]

 

 

 

di parole semplici (Nota, 3 luglio 2017)

Aderisce a pelle alla vita

un’astrazione di parole semplici.

dio senza porco, porco senza dio,

stelle con cielo, cielo con stelle,

parete con parete e non parlare

attraverso, che ti potrebbero sentire, donna

senza uomo, uomo senza dio,

mano con pelle, mano senza.

 

Aderisce alla vita un’astrazione di

parole semplici. […] E non parlare [   ]

 

lei venire

[stamattina] una caffettiera senza manico fa del buon caffè. Ma

sollevare?

quand’ho scoperto che non sono eterna l’eternità

è diventata un passaggio di

testimone; così mi sono messa a scrivere ogni giorno;

tu pensi: a fingere l’eterno; io penso: incurante dei postumi,

con la saggezza della natura non

necessaria al consapevole lei venire

 

[…] tieni la manica

pomeriggio, 16 marzo 2017

il gorgoglio delle acque è minimo. quasi basale. suona il sole.

poca voce di gabbiano. quasi impropria nella mia. il sublime

non è comprendere. […] il tepore fa da se il bisogno inespresso.

lo conduce all’assenza del bisogno. di compagnia. a quest’ora

il treno è un vuoto a rendere. c’è da smontare la fatica, per molti, ricondurre

il lavoro all’origine d’una casa. l’accoglienza è incerta nelle abitudini

del mondo. o di questa città. altrove non ho vissuto. non saprei.

m’è sogno l’Africa. poi mi prende il freddo dei Poli. e una quasi

naturale allerta da favelas.  a nascerci. forse. [in pianta.] […]

un mural fa globale un mito d’umanità ricciuta. quei segni teppisti o di

lotta al posto delle rughe non te li ho riconosciuti […]

il tiraggio del mare stende una rete a maglie larghe

tra luoghi […]

sono due giorni che svendo il mio sonno al miglior sofferente.

qualche bacio felice per imprimermi: VA TUTTO BENE.

sigillando il sesso tatuato con la mano a conchiglia. la conduce

l’assenza di bisogno. di compagnia. [    ] quanta pace è la muta del

mare nel mio palmo. il riposo delle lingue circondate da correnti.

[…] poca voce. quasi impropria

nella mia