figli dei cani (Appunti, 16 maggio 2017)

Si è figli dei cani, con gli incastri a giorno, nemmanco

corteggiati (come pure fanno i cani); diretti, prima

del fiuto; poi gli odori, annusati come uomini quando

lo stacco controlla cauto l’arrivederci. E si torna

figli degli uomini, col fiato in regola, una parola in meno, o

una in più, per dire qualcosa, nulla da dire; qualche poesia a

passare il tempo, epigrafica di muri, come non passi.

Aveva, lei, la mano piena di mano

quando li incrociai; lui la mano

piena di mano. La bocca già vuota. Tutti e due.

Le viscere non posso sapere. Forse pressione

d’acqua. Un caffè d’appoggio e via. Figli bastardi

degli uomini. Sporchi di quell’odore naturale dei

randagi. Se anche i  cani indossano

un cappotto coi guanti, un sovrappelo,

nella presa domestica o nella loro specie

 

 

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7 thoughts on “figli dei cani (Appunti, 16 maggio 2017)

  1. Come sai far cogliere nei dettagli le scene di vita a cui assisti, Dora.

    “Aveva, lei, la mano piena di mano
    quando li incrociai; lui la mano
    piena di mano. La bocca già vuota. Tutti e due.”
    “Un caffè d’appoggio e via. Figli bastardi
    degli uomini. Sporchi di quell’odore naturale dei
    randagi.”

    Vita, sì.

    Ti abbraccio, mia cara
    :*
    gelsucciab

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