una casa d’espatrio

Mi sono fatta un corpo sul mare,

fondata una casa d’espatrio [te lo dicevo ieri, amica tu e stella],

mi comunicano i popoli e tutte

le sommerse creature. [mi hai detto “è congenito” – te ne

sei convinta – “non sentirsi mai a casa”] non pensare mi riferisca ai morti.

non credo ai morti. agli umani tantomeno.

In un abbraccio, nel tessuto delle dita

nelle dita, soffiano le correnti forti, resistenti, degli

ulivi, o di certi alberi a precipizio che

prendono dalla roccia e la roccia che prende,

un po’ preclusa alla luce. […]

È durevole l’ormeggio: se lo esponi agli sconfini, o

si strappa di tensione. Il muscolo

ha da flussare, per quanto tu stenda rigori a legge […] Non

parlavo di politica, di governo, di buoni principi, […]

parlavo di me e degli altri. quindi parlavo di politica,

di governo, di impatti a pelle, della limpidezza [possibile?]

dei ‘senza pelle’ [questa], di come scoperchio il membro [pure se

femmina] e m’affido

 

lasciando un margine elastico di protezione

 

 

 

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9 thoughts on “una casa d’espatrio

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