posate (Appunti, 16 gennaio 2017)

“le mani sulle orecchie. ed è tutto ascolto. le mani sulle orecchie

non levare.” […] lavò i piedi d’inverno con la smania d’estate

nelle pallottole dei neri [insetti], sulla rena asciutta del garage a ridosso,

aperto, sotto le stese d’impagliature, tramando il sole, poi l’arso di notte

rilasciato. […] “le mani sulle orecchie. ed è tutto ascolto. le mani sulle orecchie

non levare” […] lavò i vetri d’inverno con la rena del mare. cosa fa la fame

nelle tregue dell’osso. pettinava i capelli di forchette splendenti

l’argento delle lune sbiancate al mestruo. Incubazioni d’assenze. […]

“le mani sulle orecchie. ed è tutto ascolto. le mani sulle orecchie

non levare.”

[   ]

 

Le mani sulle orecchie. ed è tutto

ascolto. le mani sulle orecchie

non levare.

 

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23 thoughts on “posate (Appunti, 16 gennaio 2017)

  1. Parabole stellari aperte all’ascolto di presenze umane…creature ai margini, quasi personaggi di un invisibile che le mani/conchiglia fanno emergere nel suono dell’esistenza…lasciami dire che questa è una forma delicata e potente di poesia civile.

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    1. ci sono memorie: cose che mi raccontava mia nonna (come le posate pulite con la sabbia, per necessita; e altro…). Ci sono ricordi di quand’ero bambina; luoghi di quel tempo…
      c’è un ‘impegno’ particolare, si, in queste righe, sia pur ‘minime’ come sempre sono

      le mani… a conchiglia o premute e l’effetto che fa, quello che ascolti… senti anche il fluire, il pulsare, di linfe e nervi del corpo se le mani sono sulle orecchie. E non solo quello, certo, ma non tutto si può spiegare

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          1. Che importanza ha se tutto non si può spiegare?
            Ciò che conta è l’emozione che giunge.

            “Le mani sulle orecchie. ed è tutto
            ascolto. le mani sulle orecchie
            non levare.” ❤

            No, non levare le mani sulle orecchie.
            Così senti la vita pulsare e fluire

            Bel Canto con molteplici essenze.
            C'è "impegno" anche…

            :*
            gelsucciabianca

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            1. Le mani a conchiglia… la magia della musica del mare così vasto che sembra essere racchiuso tra le dita…
              gelsuccia

              Mi ripeto.
              Sento molto più di un qualcosa di unico in questi versi, Dora cara

              :*
              gbianca

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                1. l’immenso in noi
                  tra noi
                  oltre noi

                  “la magia della musica del mare così vasto che sembra essere racchiuso tra le dita a conchiglia”
                  è magia doppiamente perché il mare con la sua musica non può essere “racchiuso”, epure pare racchiuso
                  c’è il fluire della vita
                  c’è il suo pulsare

                  Dora cara,
                  ritorno sempre sui tuoi versi perché hanno il potere di farmi immergere nel mare…
                  :*
                  gbianca

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  2. per una donna, ma non solo per la donna, certi cicli, certe ‘presenze’, sono fondamentali. Senza non potremmo concepire la vita, e spesso la miseria fisica, ma non solo fisica, può toglierci tanto…
    non so se riesco ad esprimermi bene oltre la poesia
    ma è solo uno spunto a margine…

    grazie a te che mi leggi sempre e che sei presenza stupenda per me

    Notte..

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  3. Mettevo anch’io da piccolo le mani sulle orecchie per sentire il mare (anche le conchiglie). E questa tua poesia mi ha riportato nella mia primissima infanzia (dai 18 mesi in poi) trascorsa anno dopo anno nel mese di settembre a Rosignano. Ricordi vividi e possenti, la sabbia, il secchiello e la paletta, gli scogli pericolosi, i granchi e le musiche anni ’60, le danze dei grandi che guardavo a bocca aperta. Emh… scusami… mi sono lasciato andare. Buona notte, Dora

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    1. scusa di cosa? sorrido perché l’immagine forte che mi lasciate è quella delle mani come conchiglie…
      io sentivo mentre scrivevo, invece, le mani che pulsano, che flussano, la loro materia specifica
      e mi accorgo che comunque c’è una connessione bellissima tra le due sensazioni e le due visioni che si sono, invece, così accostate e intrecciate

      poi l’infanzia.. non posso che ringraziarti proprio per la vivezza dei ricordi quando ne parli

      buona serata, LuxOr

      dopo passo a leggere il tuo ultimo componimento editato…

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      1. Le mani che pulsano. Interessante. Ovviamente la bellezza della poesia sta proprio nella sua capacità di evocare sensazioni differenti proprio a causa della sua polisemia. Rileggendola dopo la tua precisazione la vedo da un’altra prospettiva e accosto insieme i due modi di intendere quasi come una visione stereoscopica. Molto intensa. Buona sera Dora. Un caro saluto

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