Cosa c’è da perdonarmi?

 

Sono venuta a chiederti perdono. Sei venuto – forse: venuta –

a perdonarmi. Lento; e molle. Sei venuto lento e molle; forse: venuta. Quanta

importanza, poi, tra me e te creature. Così lente; e molli, adesso.

sono venuta a chiederti perdono. Cosa c’è da perdonarmi? Se alla bellezza, quella

bellezza, non resisto, e poi mi fai il perdono. Così lento; e molle. Cosa ho da perdonarti?

E molle e lento sei venuto.  Venuta, forse. Quanta importanza, poi, tra noi creature?

Non mi rimproveri; mai; bagni e passi. Io mi ritraggo e resto e

mi ritraggo: quanto sei acqua; e in tutta l’acqua: le altre creature. E in tutta l’acqua

cos’hai da perdonarmi? Le altre creature

volevo essere.

 

Sono venuta a chiederti perdono. Ti ho ritrovato molle e dolce. Ritrovata, forse.

Quanta importanza tra noi.

 

(parole semplici e sempre più piccole, collegate ad altri due scritti: “4 gennaio 2016”, “come si nasce già nati”. Io che mi avvicino, il mare addosso, la febbre, la distanza, il mio ritorno, a chiedergli perdono, o a chiederle; e perdono non necessita. Oggi era lent[ ] e molle)

 

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11 thoughts on “Cosa c’è da perdonarmi?

  1. Non mi stanco mai di leggerti. Leggerti all’alba, poi, vuol dire che con le tue parole ci parlerò tutto il giorno, in una specie di dialettica silenziosa che mi accompagnerà fino a sera. Sei più attrattiva di mille canzoni in radio. Lo so troppi complimenti ma non ho più tempo per non chiamare le cose con il loro nome. Che scoperta che sei.

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