mettiamogli i guanti

[…] Sono cresciuti i figli. e non me ne sono accorta.

oggi ho vestito un bimbo in italiano. un bimbo di carta. [o di penna.]

poi gli ho contato i nomi delle dita. in italiano. e in arabo. [quelli tu…]

Sono cresciuti i figli. e non me ne sono accorta.

tra un anno e l’altro. giusto il passaggio d’un giorno.

hanno i capelli ricci. come il pube di donna. poi i ricci

cadono e s’invecchia di costume e adeguatezza. E

i figli crescono. […] mi sono messa il vestito sulla pelle. e

ho fatto un’altra pelle. si dice che la dedizione all’arte sia

un’ossessione che allontana dalla vita. mi dissero. ma ho vestito

un bimbo di carta. ho contato i nomi in italiano e in arabo. da dove credi

mi venga l’invenzione e la cura? […] Fa freddo. Mettiamogli i guanti. Vieni.

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14 thoughts on “mettiamogli i guanti

    1. non c’entra l’arte rispetto alla figura che disegnavo. Stavo facendo un po’ di lingua italiana con uno studente straniero che affianco in alcune ore e abbiamo usato il disegno
      a un certo punto, percorrendo una sua giornata, abbiamo fatto lui che si veste prima di andare a scuola (mi serviva per insegnargli come si dicono le parti del corpo, gli abiti, e alcuni gesti come lavare i denti, fare la doccia, etc.)

      questo è solo uno spunto, ma per spiegarti il disegnare

      sull’arte, invece, è un discorso un tantino più duro, nel senso non solo dell’arte, poi. Sono successi due episodi che mi hanno fatto molto pensare e anche intristire, incacchiare, altro. Uno a scuola e non a partire da me, ma ad un collega che ha tutta la mia stima perché è la scuola in cui credo e l’umano in cui credo. L’altro invece rispetto al teatro che mi tiene coinvolta. E niente.
      solo spunti ti lascio perché mi tocca andare a letto che bene ancora fisicamente non sto. Credo di non star scrivendo manco lucida
      mi è più facile la poesia
      questo sempre.
      Notte, Franz

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      1. Avevo intuito il fanciullo immigrato che segui, ma avevo visto un cenno al vestire dell’arte…sapendo che stai provando in teatro ho collegato…ma tu ami stratificare e sovrapporre emozioni …bene così…cerca di rimetterti del tutto piuttosto.

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  1. tu stratifichi in movimento, Dora. sì.
    e le tue tante emozioni salgono e si collegano.

    “da dove credi
    mi venga l’invenzione e la cura? […] Fa freddo. Mettiamogli i guanti.
    Vieni. ” ❤
    Che chiusa bella bella che fa cogliere tanto…

    Anche io non sto bene, mia cara. Qui si gela.
    Spero tu possa riposare bene.

    La stellina mia ti sta guardando con tenerezza

    :*
    gelsucciabianca

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  2. Vieni a bere il tè
    su,
    ha il sapore di menta
    come tua madre
    che ti vestì di liquido
    poi di panniceliìli
    guagliò
    non berlo d’un colpo
    vedi, va sorseggiato
    come la vita

    hai disegnato un cuore
    è per me?
    Tra i fiocchi tu guardi
    stupito
    io ti vesto di italiano, storia
    mi insegni tu la tua lingua?

    </em

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    1. belli i tuoi versi e mi piace molto l’associazione tra il sapore di una madre e la menta

      per il cuore… eh… mi hai fatto pensare al tuo pupetto che già disegna con i sui occhietti e la sua boccuccia dei cuoricini dolcissimi per te ❤

      eh no… per me gli allievi cuori proprio non ne disegnano, ma frecce a canteri, ah ah! scherzo

      buona serata, Marzia

      oggi sto tanto allera ca me mettesse a chiagnere. Ma sono giornate che capita. Passa.

      Mi piace

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