a filo di polso

[…] ci siamo scambiate nomi di speranza, lingue inventate, un saluto

per il giorno e uno diverso per la notte; ma quasi uguale; per riconoscerci.

Sai che non sopporto per me la bocca rossa appiccicata e l’armamento dei gioielli,

ma quel filo al polso fa spazio alle vene, all’irruenza dei fiumi più lunghi

della tua terra, fa il cotone dei capelli, la mollezza delle spighe senza grano

da farina sul mio mare a due passi, […] Non sono un pesce. Se mi bagno,

asciugo, e sfebbro. Il cotone stringe, un cerchio magico protegge, quel filo

al polso fa il guizzo delle acque delle nostre corse di puma, e gazzelle e

pulci e cavallette tutt’intorno, la rapina dello zucchero di sole

sui banconi umidi dei bar nei litorali provvisori ai ritmi urbani

d’asporto. […] Tatuami un cuore, dove manco. Di rena bagnata. E foglie

verdi […]  Non sono un pesce, ma non me l’hai detto. Se mi bagno,

asciugo, e sfebbro. Il cotone stringe, un cerchio magico protegge […]

[…]

[…] un saluto per il giorno e uno diverso per la notte; ma

quasi uguale; per riconoscerci. Lo stesso polso cordato;

proteggerci.

 

 

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28 thoughts on “a filo di polso

  1. Che tenerezza d’incanto in questi tuoi versi, col tuo polso bardato dal filo dell’amore amicale come un segnalatore delle tue pulsazioni…non sei un pesce fuor d’acqua ma acquatica transizione corporea tra mare e terra e pure fiume nel tuo senso di vita che scorre gentile in questi tuoi versi… Toccantissima poesia, Dora.

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                  1. Conosco il tuo rigore su questa cose…se devi gestire, gestisci coprendoti alla grande e facendoti accompagnare motorizzata fin dentro la sala prove…io oggi ho l’ennesima tristezza profonda mi lasciò l’amico che mi mandò in Russia…gli lasciai un canto.

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    1. non è una persona precisa, ma è ricordo e pensiero sull’amicizia quella bella, che può sembrare stupido per tanti, ma ci si inventa il saluto, ci si promettono le vite con un braccialetto
      ci sono anche ricordi miei personali in questo senso
      come lo zucchero sul bancone del bar (non sai quante bustine ne rubavamo inconsapevolmente in amicizia d’estate)
      poi altro

      un saluto affettuoso affettuoso, Liletta

      passa una bellissima serata

      mi manca la tua città… me la ricordo sempre quando fa così freddo e si vede neve

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  2. Nomi di speranza…lingue inventate. Sembra la mia adolescenza. Giochi forse più crudeli ma la lingua c’era e per decifrarla impiegai molto tempo (e poi era talmente semplice… che stupido a non capirlo subito). Poi le sassaiole e una pietra mi colpì sulla fronte e ne porto ancora il segno. Ma ciò che mi ha impressionato di più della poesia sono gli insetti. Ne ricordo un numero infinito, erano ovunque e quasi li rimpiango.

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          1. Probabilmente sì, ma di sicuro in questo periodo mi ritornano alla mente tanti episodi, situazioni e persino pensieri del passato, dopo aver letto poesie sui blog (tra cui ovviamente il tuo) ma anche di autori pubblicati. C’è forse una certa predisposizione e forse la poesia è la chiave che può aprire alcune porte del mio es per entrare nella sfera del “rimosso”

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