come passa il tempo

[…]

“Gerusalemme è lontana.” […]

La via antica fa lenze di luce. Clamoroso il silenzio. Sventolato.

La città è spaccata nelle palme di mani. Un piede in meno.

Osservanza. Pinnacoli al maggior mercato. Acquistami l’anima

svenduta a un fiore e un soldo nel processo esotico della terronica

guerra interporto. Terrore. Sacro. L’arco sacro ha il bacino di donna

già pieno di cuccioli da battezzare senza peccato. Non è finta se spara

acqua. […] Amala

non si sposa. Amala sa la lingua e il chitemmuorto. Mattina e sera. […]

That’s amore […] Gerusalemme è lontana. Vengo dall’Est. […]

Non cercare il filo. Le perle

di sabbia nel deserto. La città è stanca. Dorme e respira. La città è

deserta. Pare. […] Vu cumprà: cadde in disuso. Gesù Gesù,

come passa il tempo. […]

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27 thoughts on “come passa il tempo

    1. ho capito che dici… ci penso…
      forse mi interrogavo (senza interrogarmi) sulla compresenza…
      proprio in senso pragmatico c’è qualcosa che può sbavare
      se non si perdono le identità (culturali, politiche, geografiche, etc…) c’è anche l’individualità delle vite e come si incrociano
      non so…
      grazie… interessante…ci torno a riflettere…

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    1. mmm… un piede in meno, ammetto, non l’avevo pensata per “un piede impallottolato”, anche se potrebbe arrivare così…
      magari è un gioco, magari è qualcuno zoppo, magari è un piccione, magari non è manco un piedino…

      si, lo so, sono un po’ criptica e questo svia… ma a volte (mi sa sempre..) non tengo manco io dietro alla scrittura…
      pensavo a tante cose, tante dinamiche… Napoli, non solo Napoli, perché, in fondo, le città son comunicanti con altre città e anche con luoghi che città non possiamo definirli, forse

      compresenza e trafficanza, magari funzionano un po’ tra le traiettorie, ma…

      non lo so… mi muovevo tra le vite, tra le righe…

      Amala potrebbe starci come non starci accostato a Gerusalemme, ma come sta, poi, anche a Napoli? chi, da dove, com’è, come vive? Ma è un nome di speranza, no? può bastare, anche oltre una o l’altra o altra… identità culturale e…?

      Mi sa che t’ho imbrogliato ancor più i fili…

      ma stavolta non mi riesce di sbrogliarli…

      buon sabato, Ali!

      devo ancora provare la curcuma… leggevo leggevo…

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      1. tu percepisci la realtà in modo diverso da me, tu leghi i vari “passi” con dei collegamenti, io invece focalizzo su qualcosa e tutto il resto è alone e resta sottinteso. Prendiamoci per come siamo,.. siamo frutto della nostra preparazione culturale e del nostro genoma. La mia mente subisce il pressante studio della matematica, che è filosofia ma è anche concretezza. E’ vero che io sono un matematico degenere perché sono una persona creativa e sono poco tecnica, ma pur sempre matematico sono…e evito di perdermi nei pensieri che non so dove mi portano. Se non so dove mi portano li evito. Nel tuo scritto ho pensato a Napoli e l’ho legata a Gerusalemme e alla multiculturalità..ma Napoli è il fulcro e tutto il resto è alone. Scusa la lungagnata, tra l’altro scrivo su un altro pc che non è il mio e non so se scrivo bene.. ecco perché i miei commenti sono sempre così sintetici 🙂

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        1. c’è un termine napoletano (fammi alleggerire e scherzare): “arteteca”… io tengo l’arteteca… 😀
          scherzi a parte… ho capito che dici
          ma è proprio questo che fa interessante il confrontarsi, direi!!! 🙂

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          1. ho una collega che ragiona un po’ come te e quando parla segue il filo del suo discorso in modo egregio..solo che il filo del suo discorso non è lo stesso di quello che seguo io,,e allora è bello..ma è faticoso capirsi.. lei è divergente e io convergente 🙂 .. l’ “arteteca” ..mi piace assai 🙂

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      1. 😀 … la patafisica da jarry a totò ci sta tutta nei tuoi viaggi per terre e per mari… dall’incontro casuale al flusso della storia e delle storie… il taglio di luce che spesso evochi è come una lama nei tuoi pensieri.

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  1. “Non cercare il filo
    se non dentro di te”
    lo disse mi zia
    morendo con il sorriso –
    quelle perle si son sgranate
    come un rosario di vecchina
    ‘nnanz a Marunnella..

    solo le perle dentro
    han valore
    Ave Maria ti concepisco viva
    sgrano e mi guardo attorno
    nella stanza :
    dov’è finita quella nicchia?
    come in grembo
    mia nonna la curava
    rubava minuti alla cucina
    e cercava quegli occhi
    persino nell’onne e mar

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