4 gennaio 2016

[…]

A ridosso del mare sono poesia d’espatrio. [loro?]

il me s’espande. di terra in terra le radici dipartono

appartenenze di frontiera. la ragazza coi capelli d’onde,

lunghi, il raso duro dell’apparente quiete

nel corto degli anni. a ridosso del mare.

sono poesia d’espatrio. a ridosso della piazza

sono colpi sui dieci anni, a ridosso. sono colpi. poi

quiete. […] gli ambulanti illegali dalla pelle scura, gli

ambulanti illegali dalla pelle abbronzata, i bronzi sepolti.

sono poesia d’espatrio. a ridosso del mare il se s’espande.

da terra a terra divaricano […] la donna dalle onde corte,

il rosso dei coralli, la tigre e la zebra, il ghepardo […]

m’addosso d’onda, non scanso, m’addossa l’onda,

m’addossa l’acqua […] l’operaio abbronzato nei binari

paralleli, i binari d’infinita costruzione. l’operaio sudato

s’addossa d’acqua, non mi scanso, s’addossa d’acqua,

il sole evapora, il sudore sala

l’acqua addosso, un colpo

solo. il sole evapora l’operaio bagnato

nei binari paralleli d’infinita costruzione. sono

poesia d’espatrio. […] a ridosso del sole, la città

del sole […] piove d’oro: s’addossa pioggia:

fredda l’osso sui dieci anni […] hai l’avorio in bocca

[…]

Quando ridiamo siamo eterni. Quando

abbiamo smesso di ridere pensiamo il mondo. Una carcassa

a due palmi […] non abbaia più. A ridosso del mare

sono poesia d’espatrio. [l’hai rimosso?] n’abbaia più.

[…] la mummia con gli organi non fa religione. […]

Quando ridiamo siamo eterni. Smessi di ridere pensiamo

il mondo. Una carcassa a due passi, quattro piedi, non

impronta. A rimosso del mare sono poesia d’espatrio [loro?]

[…]  m’addosso d’onda, registro, non mi scanso, m’addossa

l’onda. Quando ridiamo siamo eterni. [registro, “Mammà (…)”]

smetto di ridere, penso il mondo, una carcassa a due palmi […]

n’abba(gl)ia più. […] Ha l’avorio in bocca? [chi?]

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17 thoughts on “4 gennaio 2016

  1. camminamenti umani e non lungo il tuo mare “e non mi scanso”…come brezza marina sul volto li accogli…e il tuo sguardo lungo attraversa poi le onde e vi scova carcasse e antiche mummie, tutta la storia dell’uomo e dei suoi viaggi…complesso e visionario componimento, Dora…bellissimo!

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    1. ero sulla scogliera. registravo un video d’auguri per due amiche. un’onda colma m’ha tutta bagnata. sono scesa dagli scogli ridendo per l’accaduto. ma la risata gioiosa ha incrociato questa carcassa di cagnolino. doveva essere sulla riva da giorni perché aveva una sembianza mummificata.
      poi sono andata per altre situazioni nello scritto.
      molte relative a Napoli.
      dai lavori di cantiere sulle linee tranviarie che ormai sono infiniti per tanti motivi…
      all’episodio (la sparatoria) avvenuta alla Maddalena, credo… la bimba pure di dieci anni

      gli operai li ho associati anche immaginando il provvisorio giovamento che può portare un secchio d’acqua in testa sotto al sole. Improvviso come l’onda, magari.. un getto di gioco. Ma lavorare sotto quel cocere così…
      e ci trovi tra le piccole righe tante genti…
      forse anche me bambina al mare coi capelli lunghi, ma potrebbe essere qualunque bimba, donna, poi le donne che ho visto a volte in piazza esser consigliate nel vestirsi dal datore di lavoro… chiamiamolo così… diventa un mestiere organizzato anche quello…
      poi gli ambulanti…
      e altro
      ah, si,…”Mammà..e io che devo fare?” è una battuta che ho in uno dei ruoli attoriali. Scherzavo con l’altra attrice sul fatto che m’ero pigliata l’onda addosso…
      insomma… per darti una visione del tutto

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      1. Non potevi essere più esaustiva! 😀 😀 :D…il mare voleva accarezzarti caro ma fu troppo irruento…:D… bello che recuperi lacerti del tuo dire teatrale mescolandoli alla vita, alle vite…capisco il gelo della carcassa e il sovrapporsi inatteso vita/morte…deve essere stato duro…ma hai recuperato viaggiando per immagini…ribadisco: è un componimento molto bello, Dora

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    1. devo mettermi in un unico file tutti i tuoi video, i link, e condividerli con gli amici cari
      la prossima volta, Marzia, ci riproviamo 🙂
      magari se mi verrà un testo più breve…
      non prevedo mai cosa può accadere…
      notte
      devo ancora leggere gli articoli di oggi
      non so se ce la farò che riesco a stare poco al pc per questa febbre
      bacini :*

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  2. Una poesia interrogativa. Ritorno su questo testo perché è la dimostrazione di come si possa scrivere di attualità e cronaca violenta senza ricorrere a steriotipi e steriotipati giudizi. Ma questo grazie al tuo sguardo autentico di poetessa. Si riesce a seguire con partecipato sgomento e stupore (ecco il senso dei punti interrogativi) ogni tua occhiata gettata sul mondo, il cui senso nella sua sfrenata violenza ci sfugge. Non bastano spiegazioni socio-politiche ad afferrarlo.

    Quando ridiamo siamo eterni. Quando abbiamo smesso di ridere pensiamo il mondo.

    Questi versi sono bellissimi. Una bussola stilistica dell’essere vivi.

    Insomma, un lungo e unico piano sequenza il tuo tutto da leggete.

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    1. quando ci portiamo nel vivere diventa quasi impossibile risolvere tutto tentando una definizione del reale. E non perché sia impossibile ogni ragionamento, ogni spiegazione, ma.. lo dici… e te ne sono grata
      quando si scrive ci si assume la responsabilità di farlo dal di fuori e dal di dentro, penso…
      buona giornata e ancora grazie per questi tuoi pensieri che fanno tornare anche me sulle cose, sugli eventi, sulla scrittura

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