rotule (appunti)

[…] col mestiere spaccato delle dita, con la stretta e la perizia dei

denti, nel bilancio di forze, allaccio d’ossuti nodi gli annegamenti dei

velami di carne, inzuppati di respiro: quando il vento si condensa

nell’ossigeno burrascoso, e la quiete sa il fondale dove

tutto comincia mentre finisce, accorando la stretta

al gioioso della dispersione, una nuvola subacquea, poi l’uniforme liquida,

l’ossuto allacciato col mestiere delle passioni fuori bilancio, solo perizia e

rotule. Si rovesciò il bacino; non annega, già fondato […] Col mestiere della

vita, anatomica, l’albero gonfio […] non annega, già fondato […]

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39 thoughts on “rotule (appunti)

          1. Le cellule nascono e muoiono in continuazione in un turbinio che ha fine solo con la morte (il processo cellulare comincia assai presto a degradare come è noto)…La biologia del corpo ci dice che è un processo che ha un’inizio e una fine…L’io consapevole difficilmente accetta d’esser parte di questo processo, lotta per sottrarsi all’ineluttabilità di questo processo , …l’io concepisce l’infinito, la sua espansione (Nietzsche la chiamava “Volontà di potenza”) e in questo confligge dolorosamente col processo di degradazione cellulare…non ha senso “immergersi” noi siamo già immersi nel ciclo biologico…ma abbiamo anche una chimica dotata di consapevolezza (la mente) che ci fa concepire altro…anche mondi che si sottraggono allo spazio e al tempo…l’amore, la religione, la memoria non sono cicli biologici sono gli strumenti che l’io adopera per scontrarsi (alla fine perde, ma che bella sconfitta) con il ciclo di degradazione cellulare…ecco… giusto per rilanciare la tua riflessione

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            1. “anche mondi che si sottraggono allo spazio e al tempo…l’amore, la religione, la memoria non sono cicli biologici”

              solo in parte concordo con questo tuo pensiero. Non concordo per quella parte in cui anche l’amore, la religione, etc., li sento cicli biologici.
              La mente per me è corpo, comunque. E non solo la mente per me ha consapevolezza nel nostro corpo.
              degradazione è non delle cellule, ma della volontà quando intesa come distaccata da bios. Ci portiamo illusoriamente al di fuori di noi per osservarci morire, degradare, giorno per giorno, rinunciando a sentirci vivi. Di mezzo ogni pretesto con noi stessi, miseri succubi di un destino ormai compiuto. Ma è poi così? perché rinunciare a sentirsi vivere e non ‘parte’, ma caso mai partecipi dell’esistenza? volenti o nolenti lo siamo. E anche l’estrema degradazione biologica dove si ferma la nostra coscienza come racconto da uomo ad uomo non è altro, forse, che un rigenerarsi senza soluzione di continuità, sia pur in altre formanti, della nostra sostanza

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              1. Rinunciare a vivere???? Mentre parliamo la mente vive e progetta senza fine, il corpo se ne muore minuto per minuto…io non sono un’alga o un’albero e se lo sono lo sono “pensante”… non mi piace la deriva di un corpo /natura immerso nei cicli…La Nona di Beethoven o il Requiem di Mozart sono pensiero puro, per fortuna, fuori da ogni ciclo biologico…la volontà non sta nel Bios ma nell’ombra di un pensiero che ad esso si sottrae che ad esso vuol sottrarsi…”il racconto da uomo a uomo” come tu dici riferendoti alla memoria della specie e anche a quella individuale è, al contrario, dimostrazione della volontà di confliggere con le leggi biologiche…quando tutto sarà finito…quando tutta la terra non sarà che un deserto arido e ardente che si confonderà con il sole esploso…tutti i suoni e i versi concepiti dalla mente che si è sottratta al ciclo si espanderanno per gli universi…ciò che riusciamo a concepire esiste anche al di là della vita…”e interminati spazi io nel pensièr mi fingo…e il naufragar m’è dolce in questo mare”…ci si immerge nella “presente e viva e il suon di lei” ma poi si naufraga nel pensiero in grado di far suo l’infinito. Se così non fosse non accetteremmo il dolore e l’orribile quotidiano ripetere di tante nostre azioni…

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                  1. Io non posseggo alcuna verità ovviamente e rispetto molto ciò che dici, ma noi siamo esseri così fragili nella catena biologica che la dotazione di un pensiero “volatile”( come lo chiamerebbe Leonardo) e l’essere una debole canna esposta al vento (ma pensante come direbbe Pascàl) e ci consente di lottare con i confini che il dettato biologico ci impone…se così non fosse superati i 50 anni non potremmo più amare , non potremmo concepire la bellezza di un sorriso fuori da ogni età…dovremmo attenerci al corretto ciclo biologico della riproduzione…tutto sommato breve…personalmente non ci sto.

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                    1. “La Nona di Beethoven o il Requiem di Mozart sono pensiero puro, per fortuna, fuori da ogni ciclo biologico…”
                      Lo sono, Franz.
                      Ho letto con vivo interesse ciò che hai scritto a Dora.
                      Grazie.
                      gb

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                    2. non riesco a pensarla come te
                      soprattutto sui limiti che tu indichi nella biologia
                      tu vedi come confini quelli che io vedo solo come passaggi della vita.
                      e se non vedessi così, forse mi considererei già morta da tempo
                      e sensa una fede nel pensiero volatile mi troverei ormai annichilità, pur senza esserlo

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                    3. può darsi che io sia allora già morto, ma il mio pensiero canta e concepisce al di là di questa morte…la biologia è cosa naturale che va accettata e compresa e ne siamo parte…ma, onestamente i pigmenti materici di un quadro di Van Gogh mi spremono di bellezza il cuore forse più del campo di grano che ferì i suoi sensi.

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                    4. concepimento e trasfigurazione del biologico attraverso la mente volatile, appunto…conflitto titanico con il biologico, “specula” della volontà di potenza…la rivincita dell'”inorganico”… in fondo ci siamo: tu la pensi come Gauguin io come Van Gogh…si scontrarono su questo molto…ma si volevano un sacco di bene. :*

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                  2. “io non so che lasciarmi nella fede verso le leggi biologiche, nella speranza che siano libere dai limiti della mia mente”
                    Dobbiamo sperare in questa libertà, se vogliamo avere questa fede.
                    Non so, Dora bella. Al momento è “non so”. Poi…
                    Rifletterò con più calma.
                    Ora sono stancuccia.
                    gelsuccia

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                    1. Al di là dell’interessante confronto tra Dora e Franz… io, stanca, ma con qualcosa in me ancora vigile, ho notato subito e mi è piaciuto tanto questo
                      “…ma si volevano un sacco di bene. :*” di Franz.

                      Ho sentito calore.
                      :*
                      gb
                      E’ un OT probabilmente, ma talvolta anche gli OT hanno un loro valore.

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                    2. Io ho colto in quel “…ma si volevano un sacco di bene. :*” un bel gesto di affetto di gentilezza di Franz verso Dora.
                      Questo mi è piaciuto molto.
                      🙂
                      gb

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  1. Fondali marini
    nell’imo mio petto
    nel discorrere cheto
    delle tue dita
    accerchiate le rotule
    confusi i tuoi tratti
    in sospiri e respiri inzuppati
    di brezza marina
    di alghe avvinghiate alle ancòre
    dopo burrasche di abbracci…

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      1. La tua generosità nell’apprezzare i miei semplici versi è dettata dall’affetto e dalla stima , che poi son reciproci.
        Stasera ti ho mandato una cosuccia creata per il mio tesoro piccolino e non ti dico quanto You Tube mi abbia fatto disperare; pare che io debba installare un aggiornamento di Flash, ma devo capirci meglio.
        Passare ad un editor professionale è oneroso mentalmente, ma You Tube sta diventando impraticabile: si impalla di continuo.
        Grazie per questi scambi e lascia che io ringrazi pure Gelso Bianco perchè è una bella danza quella che leggo qua..
        Notte serena ad entrambe

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  2. “allaccio d’ossuti nodi gli annegamenti dei
    velami di carne, inzuppati di respiro:”
    ………………………….
    “e la quiete sa il fondale dove
    tutto comincia mentre finisce, accorando la stretta
    al gioioso della dispersione,” ❤

    Sto riflettendo, Dora, su quello che mi giunge.
    I tuoi versi sono così incisivi e belli.
    Rifletto e rifletto

    Dora cara bella
    gelsucciabianca

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    1. Ci sono momenti in cui ho bisogno di “ingoiare” i versi per poi poterli cogliere nella loro portata.
      E’ così, Dora. Credimi. Devo farli divenire parte di me in tutti i sensi.
      gelsuccia
      🙂

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    1. è come se mi facesse viaggiare in un remoto luogo presente questo tuo video… non so perché, ma ho avuto la sensazione di trovarmi tra prati raccolti nelle valli. Non mi so spiegare e maari non c’entra, ma…
      buona notte, Marzia
      bello bello bello…

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