nell’arco del piedino

[…] non ti prometto, è così bella

la parola che non promette,

come potrei: l’amore che supera

ogni cosa, come potrei: il dolore

che si spegne domani mentre ancora

viviamo, come potrei: “al riso segue il pianto”,

ma il canto posso, non ti prometto, ma

il canto posso, nel cavo della mano, protetto alla

presa, nell’arco del piede, che raggrinzisci e ridi,

o piangi, piangi, se ne hai voglia, non ti prometto

il solo riso, il riso in abbondanza, l’assenza di

fame, sfamata prima di affamarsi, ma il canto

posso, nel cavo di terra, nell’arco di sole, annidato

dall’ombra, non ti prometto che il mostro

resterà chiuso nell’armadio delle cose dimenticate,

non ti prometto che vivrai bene senza paura, ma

il canto, posso, ti canto

dell’anno intero: e ti spavento

con l’uomo nero, mi chiedi s’è il passante

con la carrozza di fazzoletti, ti porto il pane scuro,

mi dici che ti piace, non ti prometto, ma posso il fischio

e chiameremo quel buon signore con la carrozza di fazzoletti,

la vecchia brutta con il bastone in mano, lo spacciato matto

con l’impermeabile e la pompa di carne a Corso Fiorentino,

non ti prometto che la parola scambiata ti farà il buono e il

cattivo per ogni tempo, è così bella

la parola che non promette, la parola che

basta; e ti ricordi Faro? l’ho conosciuto

al semaforo, l’altro giorno, sotto la foglia

e il cartello, la foglia che ha messo, non te

l’avevo detto?, al cartello, ha sempre i 38,

di anni, come me, la faccia scura come il sole

giallo, l’orzo bruno, la parola che basta, “Tu italiana?

chiama, chiama!”, non ti prometto, ma

ho il canto e […]

 

Da oggi lavoro come Jolly

in una scuola, te l’ho detto:

farei ieri l’artistico, oggi lavoro, domani

non ti prometto, ma

ho il canto e […]

 

è così bella la parola che non

promette.

 

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