Nella casa dei corpi

[…] Li/Le senti vivere,

nelle feritoie dei corpi congiunti nei verbi veri,

sott’un albero, o un lampione, senza nozze, tra lo spreco

del dovere, del lavoro, dell’amore sconosciuto all’amore.

Li/Le vedi vivere, fuori casa: nella casa dei corpi: l’accoglienza

domestica dei ribelli alle finzioni di notti iterate, sepolte vive

sui talami, muti, distanti dalla più prossima, odorosa pelle. Li senti

dire, dei sogni che mai ebbero tatto, della resistenza d’un’illusione,

nella realtà dei frutti dei loro frutti, nelle braccia forti

che sollevarono i pargoli su spalle tese all’orizzonte:

d’un domani di lavoro, d’amore vero all’amore,

d’una casa nella casa: e quella casa: nei corpi; e un frutto

loro: dei loro figli […]

Il bacio a sera, dimenticato, quel bacio a sera

proteso ad altre stanze, tu, dove sei […]

[…]

Mi sento vivere

nella casa dei corpi; quel bacio a sera […]

a labbra nude

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