Tagli (98). La tregua

[…]? ci fermeremo, nella tregua dei corpi,

le mani sulle spalle, di conforto, spaccate

dagli abissi dei secoli, lavoranti, sradicheremo

al buio secco delle notti i litanici cerchi infuocati

dalle passioni, e dalla guerra […] ; non mi guardare con

le storture di muso per lo spazio che

non ebbi; la natura escrescente costellazioni

di rabbioso pulsare nelle perdite di

domani. Ci fermeremo,

nella tregua. Quale

apocalisse insorgerà i corpuscoli

inghiottiti senza sputo e senza nascite

dalle vagine dei tempi? Quante genesi

avremo ancora per rifarci carne? con

le mani sulle spalle ardite dal sole nudo,

dov’erano, nascoste, nelle pieghe sotterranee

dei sensi profughi, dei canti stipati fra le pieghe

d’ogni amore protetto in un male nostalgico

di luce, penetrato in silenzio, contro il ghigno plaudente

degli abusi di potere nelle piazze manifeste. Ti fermerò;

con le mani sulle spalle, militante dismesso, davanti

vestita della tua ombra di carne, dissodata, di dietro,

la schiena esposta a pelle alle fruste dei raggi

tra i tubi scorsi di ghisa, l’abbandono delle fabbriche del

nostro paese, inginocchiato a ventri muti d’orgasmo,

l’anonimato del suicida con un nome per se stesso nel

lampione oscillante in smottamento di coscienze, dimentiche

sui guanciali notturni. […] Avremo tregua, mai, con

le mani di ragione, saldati alla vita, lubrificati nelle tenaglie

delle catene rugginee d’una giostra, di sopravvivenze, a

un passo d’orme scalze sulla sabbia, l’acqua d’altrove che

ci segna il limite d’ogni estesa finitudine, la responsabilità

dei sensi dentro i voli a picco dei nutriti per rapaci. Ci sfameremo

con le mani sulle spalle, cerchi di collo vibrato ai bassi fondi sorgenti,

lungo sassi lanciati, durevoli, in anelli di vertebre, tagli di labbra poste a

sigillo su curvature d’atlante. […]

 

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