Scrivere (I)

“[…] non ti confondere; c’è in tutti i pori,

la messa scalza delle notti insonni,

puntellata a giorno dai merli lirici

nelle basse voci notturne, le onde al

fondo, picchiate a salve […]

– ho una madonna in tasca, fondo perduto

d’altre vergini – ”  (da “Notturno d’ottobre”)

 

quando scrivo esisto. quando smetto è la resistenza che

fa corpo. con lo scritto fuori, il distacco dentro. parto

l’ignoto. il lettore è il proteico, che mi veicola oltre, e non

m’appartiene. è la sostanza che non si blocca

nella messa in forma, sulla frontiera, scalza d’insonnie.

quanto di me passa

è il mistero della comunicazione, inesprimibile,

scientificamente dissonante al di fuori dell’io poetico.

la carcassa armonica stabilisce i tempi di

permanenza

d’un arco sull’arco a parallele tangenziali.

il plesso di luce sfronda geometrie conoscibili.

la geometria è essenziale solo a patto di perdita

di definizione. I nomi son altra cosa […]

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