mi dici in bocca città

[…] son[ ]

(s)finite le parole, te l’avevo detto, dove,

nella morsa sul collo, la carotide espansa a

minzioni di fiato […] te l’ho detto ho le labbra

allappate lattanti, sotto mento, sai del naspro

marcato d’io neve bianca muta su mare rosso, fra gengive

sp(i)umate a filo gelido di costa, avorio tinto, coronato da

purpurea di cuore, mi dici in bocca, apri la bocca, ti molla

 

il fiato, fa, ti spugna in gole porifera le più larve parole,

portate a estremi gutturali d’origine fisica; mollo la

presa, nel sesso florido, dove hai sentito, unti a madore

pulsare tutti* [*putti], intermittenti, i verbi crudi d’amai

 

[…] smerigliata a sale

tra leghe di ruggine

docilmente guardami

in suburbio di fama

centro d’un cosmo apolide

sorgiva nostalgica un canto

rimescere a bocche abissali

d’ossigeno puro senza veleni

 

 

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18 thoughts on “mi dici in bocca città

    1. no, tranquilla, alcun ‘che’ nuovo…
      giravo stamattina per la città in zone dove gli edifici sono duri da accettare visivamente come abitazioni, ma sono comunque ricchi di vite… di angoli dove possono avvenire anche indecifrabili cose a vista immediata. Tra queste ‘storture’ edilizie e quanto le accompagna… e pensieri miei altri di altre città, anche mai viste da me fisicamente, ma in reportage, foto, altro, è venuta questa cosa
      come aderire alle città

      poi uscivo come scrittura da un momento di vuoto di parola: cioè sentivo di non scrivere e l’incipit fu quello

      notte, bella Lila

      bacini

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  1. la leggo attentamente, ma è troppo ermetico il tuo poetare mia cara Dora e mi apre vari scenari di dubbia interpretazione. Mi soffermo su “neve bianca muta su mare rosso” e “fra gengive

    sp(i)umate a filo gelido di costa, avorio tinto” e penso allo sterminio di certi animali perpetrato dall’uomo…ma poi è diversa la visione quando arrivo all’ultima strofa..insomma, mi resta più facile risolvere un integrale, che ci vuoi fare 😉 Ti mando un abbraccio grande come il cielo che ci separa

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    1. scenari cittadini (non solo della mia città)
      pensa a quei luoghi di alcune città dove senti più denso il peso del consumato… a volte quelle zone anche portuali, o le zone industriali, o le zone ‘bronx’ come dico io
      a questa matericità accosta tuttavia la natura ‘invernale’ anche di certe distese marine, o fluviali, o..

      insomma: immersione-emersione nelle città…

      la neve… ricordo che una volta non so chi e dove parlava, o scriveva, della neve sul mare, ma in un senso di impossibilità: cioè che la neve non accade sul mare. Una visione che anche climaticamente non mi trovava concorde. Ma l’immagine della neve sul mare era bellissima, possibile, io la vedevo possibile, e lo è, quindi l’ho tenuta per me in questo senso

      Notte cara

      abbraccio d’immensità celeste, si

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      1. Dico sempre a mia figlia che è dal caos che nasce l’ordine e niente è più bello del momento in cui la matassa dei pensieri si dipana e tutto diventa lineare. Lei studia e per un po’ ha le idee confuse, poi ad un tratto tutto prende un senso ed in quell’attimo la vedo sorridere. Se tu vedessi me adesso mi vedresti così, sorridente 🙂 Con le tue parole a supporto la chiave di lettura c’è e apprezzo ancor di più quello che hai scritto. Grazie Dora. Scusa se ancora non sono una brava discepola, ma devo ancora crescere e migliorarmi. 🙂 (anche se ho una certa età e sono quasi un metro e ottanta) 😉

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        1. Ali… sono io che spesso metto a dura prova la comprensione, fidati! Ma è un po’ la mia essenza oscillare tra il criptico e il semplice mentre scrivo…

          Poi mi piace il fatto di mettersi accanto e guardare insieme, riguardare insieme, ogni giorno, il mondo, e oltre, e… si… sorridere stupiti di quanta è la vita…

          oooohooohooo! si dice dalle miei parti: “sei ‘na piezza ‘e femmena, allora!” alludendo alla tua altezza 🙂
          bella la mia Alidada!
          fa bei sogni :*

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  2. son visioni di sesso puro e diretto che alludono ad allegorie di natura…ma le parole(s)finite recitano un morbido abbandono…(della serie non interpreto e non va interpretata ma sciolgo nella mia mente ciò che mi arriva)…

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  3. è come una sorta di con-fusione tentata con aree cittadine (non penso solo a Napoli, anche se penso soprattutto a zone marine o periferie industriali, anche abbandonate, o lasciate a se stesse in un certo senso da chi sa, ma non fa)
    eppure ci sono delle aperture verso scenari naturali, affacci su bacini naturali

    è una sessualità, certo, ma della parola che cerca di aderire alla matericità, anche corrosa di certi luoghi

    com’è nata la cosa? dal mio non riuscire a scrivere che m’ha poi portato a ripercorrere, invece, osservazioni di scenari, alcuni anche di un giro in auto stamattina

    non sono certa di essermi adesso in commento espressa benissimo
    e di certo parzialmente

    comunque il nesso è tra corpo parola città, diciamo

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  4. “centro d’un cosmo apolide

    sorgiva nostalgica un canto

    rimescere a bocche abissali

    d’ossigeno puro senza veleni” ❤

    Io ascolto questo tuo canto che ha una sua sessualità speciale che il titolo "mi dici in bocca città" arriva a far comprendere di più (così io sento)
    Sì, "nesso è tra corpo parola città"

    "[…] son[ ]

    (s)finite le parole"

    E allora questo Canto non è da interpretare, ma è da accogliere… ciò che arriva di un tutto così colmo.

    Mia Dora cara,
    ho un altro aquilone per volare
    Vuoi ancora?
    Andiamo.
    Notte di stelle-lucciole per te
    a.
    A ritrovarci, sì.

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    1. si… l’aquilone sarebbe un volo prezioso di colore e fiato in certe zone cittadine, sai? “ossigeno puro senza veleni”…
      ci vogliono segnali, segni forti, azioni, che portino alla luce la vita, le vite, e combattano contro abbandoni, omertà, e abusi
      il senso era quello…
      la città, si, nel titolo… mi fa piacere che l’hai notato… la città come corpo, è lei, che ci porta quelle parole e altre parole e canti e silenzi e rumori e… mangiare materia… nutrirsi e soffocarsi… ma vivere, resistere, esistere… e la neve sul mare sa di cenere vicina, di terre lontane, di aridità e fecondo…

      Si, seguiamo le lucciole…
      a ritrovarci.. eccoci…

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      1. Sì, Dora cara, ho colto con la mia piccola testa e il mio corpo che batte
        Sto attenta a ogni parola… a iniziare dal titolo
        E se sto leggendo qualcosa di tuo so di poter avere molto.
        Vivere Esistere Resistere

        L’aquilone è “d’ossigeno puro senza veleni”
        Ecco voliamo
        Guarda le lucciole
        Oh quante…
        Ti voglio bene
        a.
        Ci siamo ri_trovate

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