è primavera, mentre cadono le foglie

“se è vero che non esiste perdita, se è primavera l’autunno; e le stagioni nel corpo […]

 

[…] un’altra primavera, una primavera che aspetta l’inverno, ma

per sé non tace l’identità di natura e il comporsi/decomporsi

contaminato del vivente. “Non tace”, verbo improprio per

dire anche i silenzi tra le foglie non ancora distese al

calpestio curioso. “Non tace”, verbo improprio quando

la pace è  un misterioso germoglio spuntato nel cuore e

trapiantato stilla a stilla nei fiotti della terra corporea.

Apro le mani come piccole escrescenze spiumate, riconosco

i ramoscelli rimasti attaccati tutta la notte pendola a

contare nelle stelle ogni perdita a intermittenza di fiato

nel fuoco dell’addome. Prima mia madre, poi la ritrovo

nella cura del caffè al mattino già pronto, nella sua alba

più alba della mia. Poi mio fratello che ancora posa il fianco

e sa di padre, di madre, quanto somiglia a me. Sì, ad ogni

autunno, la primavera che annuncia fa il tappeto all’inverno

e la resistenza al blando freddo di questa terra, in altre terre

intanto è gelo, o estate, o non ci sono terre, solo stagioni nomadi,

solo stagioni nel corpo e le terre nei granelli rimasti agli angoli

più piccini degli occhi. Vuoi non ricordo ogni mattino la tanta luce

e ogni sagoma che perdo al buongiorno, che alle stelle chiesi

nella buonanotte, ma mutarono mute fino a perderle

capovolte nella troppa luce. Ripeto il nome per ogni caro

di cui non basterà un notiziario a dirmi il dove, il come, il

come stai, e di qualcuno manco il nome ho mai avuto per

rimandarlo a memoria, ma mentre ricordo, vi riconosco

nelle schegge che non sradico alla mappa aperta tra i mie

palmi, senza presa, e libero  ognuno nella mia perdita di tatto,

immagino pesci sguizzare in un vasto spazio profondo

celeste, com’è celeste stamattina l’illusione rassicurante

del ventre di cielo, e oltre cielo è sempre, ve lo ripeto, altro

cielo, e mai il pensiero si rassegna a quelle perdite non governate

dai misteri della morte, come la nomiamo senza sapere, ma

dagli enigmi irrisolti dell’umano, più misteri d’ogni perdita,

d’ogni legame, d’ogni mancanza nel passo accanto, accanto

anche dove sei, dove non sei, dove […] Quanta cura avrò oggi

di tirare voce oltre orizzonti di pelli, di membrane cellulari,

perché tu mi senta, e tu, e tu, e […]

 

 

 

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44 thoughts on “è primavera, mentre cadono le foglie

  1. Riprendi le belle note di ieri sull’autunno come primavera dell’inverno… blando freddo… verissimo… anche se quando penso all’inverno mi viene in mente l’inverno napoletano con De Filippo che chiede al figlio “Te piace ‘o presepio?”… e questo troppo tardi gli dirà di si… ma che c’entra? non so, il pensiero delle foglie che stanno per cadere e le mancanze me l’hanno fatto venire in mente.

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    1. si, ripensavo alle note di ieri…
      Il presepe… no, penso di capire che dici, perché hai fatto questa connessione con Eduardo…
      Anche se in questo periodo, a guardare come vanno tante cose, ripenso spesso a “La paura numero uno”. Se hai occasione vedila. Credo si trovi anche in rete, non so
      Tornando al presepe mi hai fatto venire in mente, invece, di connessione in connessione, che in fondo ci accompagna tutto l’anno, fosse solo per la cura artigianale che può richiedere mesi. Dipende dal presepe, certo, ma…
      Si, le mancanze.
      Stamattina una mia amica, la prima persona, forse, che conobbi tra le mura universitarie, quando ancora si andava in giro tra un piano e l’altro, nel convento, per capire gli orari dei corsi e varie, … dicevo: quest’amica, che sento con una cadenza anche più che annuale, ma con cui il filo resta sempre vivo, mi ha detto che i suoi due cuccioli cominciavano oggi la scuola. Ho sorriso. Ma a rovescio ho pensato a tutte quelle persone che nella vita incrociamo e ‘perdiamo’, forse senza mai perderle davvero. E i motivi sono tanti per cui non ci trova più. A volte per un andamento naturale delle cose. Altre volte per rotture che non vogliamo o non riusciamo a ricomporre. A volte perché non sappiamo parlarci. A volte perché manco sappiamo il perché. A volte perché è bello anche perdersi. Non lo so. Ma sarà che mi porto anch’io in avanti con l’età, sto diventando più attenta, più sensibile di quanto sia mai stata, a queste ‘perdite’. E non sai quante volte nella mia vita ho cercato di capire se avevo sbagliato qualcosa, se sbaglio qualcosa. E non lo so. Mi viene da mettermi zitta zitta senza manco più riflettere. O comincio a riflettere dove sono io a mancare senza nemmeno accorgermene. E non so se capisco così di più. Ma… Ti capita mai di fare questi pensieri?
      Buona giornata, Giorgio
      mi tocca lavare i piatti 😀

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      1. Mancanze, perdite… si, ti capisco… io per scelte di vita e per carattere sono fatto a “compartimenti stagni”… ho sempre vissuto dei periodi di vita intensi, e poi sono passato ad altro seppellendo un po’ gli incontri precedenti. Non sono mai stato curioso di ritrovare i compagni delle superiori, i commilitoni, i vecchi colleghi… c’erano, con parte di me, ma erano e sono il passato, che non torna ed anzi ho quasi il timore che reincontrandoli quel passato lo contaminerei. Noi non siamo più quello che eravamo, e non sento il bisogno di sapere come gli altri sono diventati ne, forse la ragione vera, come io sono diventato per loro. Solo le amicizie d’infanzia e adolescenza, quelle si, ogni tanto mi mancano… E poi e’ arrivato Facebook e tutti vogliono vivere in un eterno presente! Il primo giorno di scuola e l’anniversario di matrimonio… no… non si può. Sono stato un po’ lungo Dora, scusa l’invasione!

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    1. molto arrossisco e… sei troppo buona con la mia ‘piccola’ scrittura…

      sai che non saprei darti una risposta precisa?
      mi spiego: tranne in qualche caso, consciamente non seguo un modello, anche se mentre scrivo mi capita a volte di sentire in me salire sonorità di voci (non solo voci) lette o ascoltate nella mia vita. Più raro che guardi esplicitamente a un poeta. A volte riprendo in mano un volume o degli scritti in momenti in cui ho bisogno di un’energia particolare per scrivere… perché in me non sento nulla.
      Mi chiedi: “quali letture”… Tieni conto che sono laureata in lettere moderne e un po’ di cose ci stanno già nel percorso. Una laurea “vecchio ordinamento”. Vengo però anche da una formazione liceale scientifica.. Aggiungici che sin da piccola ho ‘bazzecato’ in ambito artistico con relative letture..ascolti..etc… Insomma… questo per orientarsi un minimo sul lessico. Io incorporo, ma averne una coscienza distaccata… ci metto più tempo a dirti. Questi percorsi non te li indico come scolastici in senso stretto perché seguo le traiettorie sempre in un modo stravagante, pur restando disciplinata. Mi sa che non t’ho risposto…
      Una cosa che credo sia interessante è anche il luogo dove si vive (nel mio caso Napoli) e i luoghi che si attraversano ‘viaggiando’ (non necessariamente spostandosi). Ma fermiamoci su Napoli: spesso alcune scelte lessicali mi vengono anche da qui. Non so in questo articolo, ma altrove si sente, credo.
      Visto che non t’ho risposto, ah ah, ti lascio una curiosità:
      a volte m’accade che mi suoni una parola, vado a cercarla per vedere se esiste e cosa significa, e scopro che mi funziona, o che mi rimanda ad un’altra parola o che m’accende qualcos’altro… Questo lo trovo molto interessante ed è un modo per scoprire realtà scrivendo

      Lo ripeto: sento che non t’ho risposto, ma ti sono grata per il tormento che adesso me ne verrà a cercare la risposta 😀

      Buona giornata, Marzia 🙂

      Grazie…

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      1. La creatività in me è fonte di meraviglia continua, Dora.
        Mentre ti leggevo mi correva dentro questa domanda: cosa avrà mai letto per essere, non solo così padrona del lessico, ma da averlo scorporato dall’ovvietà semantica, da dargli dimensione particolare e soggettiva?
        Il tuo linguaggio a quanto leggo non è cristallizzato come una farfalla con lo spillo del collezionista, è lingua del cuore prima ancora che della mente, se posso usare questa sciocca alternativa.
        Sento come l’energia alimentante il tuo lessico che non è scontato eppure è comprensibile, non è banale pur essere carico di quotidianità.
        Una vis lo accompagna fedelmente senza cadere nel tranelo del narcisismo, cosa abbastanza consueta qua nel web ( e non solo nel web).
        Buona serata Dora

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        1. Arrossisco di nuovo .. E anche se è così immenso, in senso bellissimo, quel che mi dici ed è davvero tanto per me… Dicevo…sento e condivido questo pensiero che esprimi sulla scrittura, sul linguaggio, e a me terrorizza proprio il narcisismo
          È felice questo tuo dire e mi fa felice che sia qui a ricordarmi ogni giorno quanta vita per ogni flusso di parola e quante vite ascoltiamo scrivendo
          Un abbraccio, Marzia
          Te lo mando dal mare, accanto al quale mi trovo adesso per una passeggiata serale
          Grazie… Tanto…

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  2. “Quanta cura avrò oggi

    di tirare voce oltre orizzonti di pelli, di membrane cellulari,

    perché tu mi senta, e tu, e tu, e […]” ❤

    E la tua voce arriva forte forte ed entra nelle pieghe di ogni creatura e del tutto… quasi per bloccare le "perdite"

    E la tua "piccola" scrittura ha un grande potere in tutti i sensi.
    E poi è speciale. Ha esplosioni di non so che cosa esattamente, ma le ha.

    Un abbraccio, Dora cara e "colma"
    gb

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      1. c’è un legame profondo tra i tuoi versi che ho copiato per mia scelta, che rappresentano in me l’essenza del tuo Canto, e il mio ” e allora sì che cadono le foglie, ma è primavera…”

        gb

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      1. E’ ciò che più mi dà desiderio di procedere il sentire che possiamo trasmetterci vicinanza…
        So che non è facile.
        Voglio credere che possa accadere.
        Ci vogliono forza e umiltà.

        Dora cara, buona serata per te ❤

        In questo tuo Canto non vi è solo ciò di cui io ho parlato, ma di pancia questo ho sentito e scritto.

        gb

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        1. Riflettendo su ciò che accade oggi mi viene uno sconforto profondo e mi chiedo: “Che senso è vivere senza il desiderio di “avvicinarsi” agli altri, ritenendosi migliori e con lo scopo di avere vantaggi dal male che si compie contro altre creature?”

          Questo sto sentendo molto ora e questo voglio lasciare qui da te, Dora cara.

          gb

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              1. Scusami, Dora, se mi sono lasciata trascinare dal contrasto che mi fa soffrire molto tra il mio desiderare forte una “vicinanza” tra le creature e ciò che accade oggi invece di troppo crudele, del disinteresse per gli altri, anzi del fare male.
                Sai come alcune volte i pensieri prendano una loro strada…
                Ho visto in due modi all’opposto le foglie che cadono!

                E questo è anche un altro segno della forza del tuo Canto.

                Dora cara…
                gb

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                1. Mia dolce, scusami di cosa? Capisco cosa dici e sento come te. Non è facile fare del sociale una “comunità”. Ma se ognuno di noi gia verso le persone più prossime vive questo senso di vicinanza qualcosa, e non poco, scuotiamo sempre
                  Buona notte, cara
                  Bacini e fammi un sorriso ☺

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  3. certo che ad entrare qui da te a quest’ora ci vuol coraggio 🙂 Da oggi in poi passerò prima 🙂 Troppi input per dar vita ad un commento sensato, manca la lucidità necessaria a far ragionare il cervello 🙂 E poi leggo tutti i commenti e come è bello seguire il filo dei vostri pensieri. Sicuramente qui da te c’è un bel salotto, mia cara Dora, manca solo il the con i biscottini. A parte tutto questo, quel che mi ha colpito è il tema della mancanza. Spesso mi trovo a riflettere su quante persone hanno fatto parte della mia vita e poi siano andate altrove, sparendo, o comunque allontanandosi. E pensa che io non so dire “addio”.. Beh, ora scappo, domattina levataccia… buonanotte mia cara Dora e che i sogni ti donino benessere

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    1. si, direi che a quest’ora ci conviene darci la buona notte 😀
      mi dileguo nel lettuccio, ma riappaio all’alba anch’io 😉
      fa bei sogni rigeneranti, carissima
      l’idea del salottino non mi spiace :)))))

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