la poesia si prende cura di me (Solo una nota di tarda estate, da cancellare, oggi)

Credo:

la poesia si prende cura di me. Mi fa il senso e l’essenza d’esistere. Mi fa realtà che da sola, per me stessa, non sarei, non vivrei.

 

è un tempo questo:

scrivo del male in me (non è il male: non so chiamarlo.)

scrivo  del […] in me, MA il getto primo s’estingue in dolore: muta, mi tace, dice:

quello che resta, e vivido leggete.

 

Scusa la confessione.

sono una creatura anch’io.

e oltre mio padre, mia madre, che mi nacquero, non capisco e

mi torna la paura, quella che spiegare

non si può,

risolvere manco; non è un enigma

è un mistero

e vorrei avere un dogma a cui affidarmi,

come potesse bastare,

come gli occhi d’un figlio

che devono avere un po’ di questo senso, o

almeno una speranza. Ma non lo posso capire.

 

Mi sono persa, nel vivere tutto Oggi, nulla

domani.

 

Restai ferma, ieri in tutto l’Oggi,

nell’

oscuro di sera

spaventata di muovermi, non

muovermi più, non

allo stesso modo, mio

di questa materia e sostanza

ed è qui

la pazzia, l’impazzire, dire

il nulla e non saperlo, non

conoscerlo. HO PAURA

 

quando l’atto di scrivere finisce.

 

[scusate. Solo uno sfogo di tarda estate. Qualche volta, non si creda:

sono fragile anch’io.]

 

 

 

 

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