Tagli (93). Il dio già venuto (Appunti […] 30/08/2016)

[…]

Cosa

me ne faccio

di quella carne, che disimpara

amare, che si flagella

astrazione, distratta,

questa carne che

battesima, decenni, a

sudori d’assenza, che

sa il dio già venuto

fra le

cosce del cosmo?

 

Ho valori assoluti

come sono

a ogni sangue, proprietario corale

d’un solo mistero, un sol corpo e un sol

corpo. Tu mi chiedi se

credo, s’è l’inganno

a consumi

limitati di coscienza. Ma

 

come posso

dirti “Cosa fai

di questa carne se

t’accorgi fa giorno nella notte

più insicura, dei tempi, d’

affettività in presenza?”

Metto le mani a colomba,

i piedi a visto, taccio e

t’insegno,

spirito di vita, cosa fai

di questa carne: com’io

non pianto, mai

piangere. […]

[…]

È

troppo carne  la carne per

privarle il dolore di

reincarnazione. Vedi

quel cielo? Non è tuo, ma oltre

quel cielo c’è

altro cielo e

altra vita e

lo vedi quel mare? Non è

tuo, non infinito, se no

nel ciclo e(‘?)

in te infinito, in me infinito,

senti?

[posò colomba appena sott’il ventre, prima del pube,

“cosa me ne faccio”, disse, “mio dio, del mare, del cielo, dell’

assenza, tutta

 

carne?”]

 

 

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23 thoughts on “Tagli (93). Il dio già venuto (Appunti […] 30/08/2016)

  1. Si rimane sbigottiti a fronte di tanta fragilità, quale solo la”carne”sa offrire, alla luce d’un travagliato disquisire sulla vanità del tutto…
    Versi molto sentiti, rigiranti nella voraggine della ferita…
    Un saluto ed un fiore……..

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    1. credo che siamo tanto forti quanto fragili, ed è nella natura nostra, ed è nel vivere ‘tra’, mai davvero soli, mai davvero partecipi di tutto. Se riusciamo a guardare senza paura anche alle nostre fragilità non dico che diventiamo meno fragili, ma forse un po’ più luminosi, sia pur a pulsazioni instabili?
      Misteri, misteri dell’umano, mi dico, o soltanto enigmi che ci tocca sbrogliare giorno per giorno come quei nodi che a volte ci vengono tra i capelli a furia di annodarli per nervo o per gioco. Talvolta ci pensa il vento che non so come faccia, ma annoda anche i capelli corti. Ho divagato, mi sa. Son uscita fuori tema in procinto di una passeggiata nel vento, appunto

      Serata di gioie per te, Silviatico

      passo in serata a leggere il tuo scritto, ché ho visto qualcosa all’orizzonte, non vorrei sbagliarmi 🙂

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      1. E’sufficiente questa tua risposta per scompigliare anche i miei di capelli: sensibile come una brezza soave, solleva veli e riconsegna alla debolezza atavica dell’essere vivi, ogni orpello con cui la natura ci agghinda…
        Un bacio di soffici nuvole, intanto che ti aspetto……

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    1. si la colomba… un’immagine che ricorre con frequenza in relazione allo spirito. Non vorrei entrare in faccende religiose, ma ci pensavo, intorno a questo. Ma anche le mani quando si fanno uccelli per la sorpresa dei bambini, pensavo anche a quello. Lo so, non riesco sempre, quasi mai, ad esprimermi al di fuori delle parole che scrivo, ma… E’ un momento in cui sto molto raccolta in me e mi rendo conto che, anche quando parlo tanto, scrivo, forse cerco solo il silenzio dentro, intorno, e le parole liberate sono paradossalmente proprio per rimanere poi in ascolto di me. Oggi è stata una giornata dura d’affondo e sono molto stanca. Poi questo senso di… come dirlo… il bisogno che ogni istante non sia un rimando, ma un vivere, sentirsi vivere. Non lo so. E mi fa strano quel lumino a bordo strada, e a qualche metro il gabbiano pacifico, non più rapace, non più dal grave volo potente. Non mi sento di dire altro. E’ la vita. Anche sconosciuta. Ma uno si sprofonda dentro e si chiede allora di se stessa, della propria di vita.

      non rileggo, come sempre, d’altronde
      Notte, Franz

      la vita è bella e va vissuta per il dono che dovremmo sentirla a ogni soffio, quanto immenso, quanto precario nella nostra coscienza

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      1. colpito dalla tua meraviglia così accesa, così piena di risorse…il gabbiano e la lucetta di pace…e tutto ciò che qui aggiungi…è pienezza di vita, voglia di ritrovarsi…quella che indichi è la strada di una persona che ha deciso di amarsi…è molto bella questa cosa

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        1. Franz… il testo l’ho scritto prima di uscire e c’è questo sentimento e desiderio di vita, d’amore verso la vita stessa, anche in quei confini che non comprendiamo
          Ma il gabbiano in pace perpetua… il lumino, quello rosso… purtroppo sono legati a una visione non felice…agnizione dell’esito d’un evento a cui assistetti i giorni scorsi..

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  2. …io ogni nostro gesto c’è affetto, a volte meno ma sempre sincero, sincero come il pensiero che sempre silente, volge senza fine alla ricerca di mani che sanno di vela, di vento e di canapa, mani fatte di carne, forti, scure, dure, ma delicate per usare premura negli incroci con fragili mani, eppure con tanta energia siamo soli, chiusi in quell’involucro che neppure la materia ipotizza un confine, soli anche insieme agli altri, loro diversi e meno uguali ai nostri occhi ma simili nelle mani, prendo, prendi, dopo la fatica mi lascio andare oltre ogni universo fatto di sabbia, tamerici e mare senza sale, è l’eternita che si avvicina senza immagine.

    Ecco a voi le mie mani, usatele per dare un “pasto” alle creature che sorridono, nessun sacrificio mi pesa oltre, perchè amo ogni creatura, rispetto ogni esitenza che dona ad ogni altra una stilla di felicità, tutto senza che gli occhi neghino ancora la visione di questa luminosa bellezza, e se avrò ancora sentimento da spendere, inseguirò con insolenza la luce per poi attendere che l’ignoto copra con nessuna pietra ma solo con acqua di mare la mia vita che fu.

    Ora ho fame, buona cena Dora.. 😉

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    1. la solidarietà tra le creature, si, Nico, vissuta attraverso il senso profondo del nostro esserci e di gesti, non importa quanto clamorosi, destinati all’eterno perché coscienti testimoni e messaggeri d’una bontà che mai questo nostro corpo di pane, di linfa, deve rinunciare a donare e trasmettere
      Grata per questo tuo commento di pace
      Ti auguro una notte serena, nel tuo mare vitale

      scusa, sono molto stanca, e non rileggo
      Grazie ancora

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        1. forse anche la polvere, questa polvere, servirà a proteggere la Terra o a migrare l’umano in spazi che nemmeno riusciamo a immaginare. Libera, solo affidata docilmente a quel respiro di vento

          ricambio il tuo gesto fraterno
          notte e buon proseguimento del ‘viaggio’ quotidiano tra burrasca e quiete

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  3. più ti leggo e più sento la tua sensibilità… è enorme e ti trascina. La sensibilità porta a vivere in modo conflittuale e ad implodere alla ricerca di se stessi. Dolce notte Dora e che i sogni rendano roseo il tuo dormire.

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    1. “La sensibilità porta a vivere in modo conflittuale e ad implodere alla ricerca di se stessi”… sento tanto questo tuo pensiero
      Grazie Alidada
      notte di sogni stupendi e di soffici, rilassanti, colori, per te
      baci

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  4. Quanto grande è la tua sensibilità, Dora…
    Quanto profonde le tue parole “piccoline”
    Ritorno a leggere
    Mi sono commossa, cara

    a.
    la lucina ti faccia riposare bene

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    1. la luccioletta, si… Notte, cara, stavo andando a letto
      riposa serena anche tu
      siamo nell’angolino sulla riva del mare e quel suono ci culla in un sentimento di bellezza
      bacini ❤

      Mi piace

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