hai spinto il pugno sul mio petto

[…]

hai spinto il pugno sul mio petto,

dove battei tre volte il pentimento

senza capirlo, tra le labbra, singulto,

premesti il pugno sul mio petto,

col cuore in gola d’abbandono, e

gli occhi scalzi da madonna, mai

tanto vergine necessità: riempirsi

il cuore sceso a palpiti, libro, nei

bassi fondi, scosciati, di bimbi, dove

si sfoglia asciutto il labbro all’altro

labbro coperto il sole dall’eclissi d’un

corpo ibrido, o da finestre scavate nel

raccolto dei pensieri, vissuti. Un messaggio

 

m’è rimasta, morsa,

la pressione, sul mio petto

[…] il rosario appeso, dimenticato

al chiodo fesso che spunta a strade

prossime

di mare, basso continuo, ieri […]

 

 

 

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21 thoughts on “hai spinto il pugno sul mio petto

    1. si, è vero… lo so… ne ho consapevolezza… E non nel senso di una religione prescritta, ma di una ricerca ..si, intima, tra il mio sentimento del sacro e le religioni intorno a me
      non so spiegarmi proprio chiara, chiara, ma…
      qui c’è molto della mia città, anche
      bacini, Sid
      preziosissima oggi sei per me con questo tuo passaggio tra le mie piccole righe…

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      1. La ricerca di religione nelle tue parole appare più limpida, meno didascalica, meno “catechistica” e volentieri mi incammino sulla tua via.
        Leggere il tuo blog in sequenza si rivela un’esperienza emotiva travolgente, che si perde se gli articoli mi appaiono singolarmente, in mezzo a tutti gli altri. Credo che farò così anche in futuro 🙂
        Bacio
        Sid

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        1. si, capisco che dici… in fondo siamo nei segmenti, ma in realtà siamo sempre nel flusso continuo… e sentire quello è un’esperienza più addentrata
          Anch’io sto scoprendo di recente questo modo di avvicinarmi agli altri blog e condivido le tue sensazioni
          Quando passo da te ne esco con una leggerezza molto tenera a colori pastello… torno semplice, un po’ bambina, tra immaginazione e amorevolezza ‘animale’
          Buona giornata, Sid
          alla prossima!

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  1. La liturgia del pentimento è un passaggio che la nostra coscienza ci impone per riciclarsi nuova. Ti invidio perché io non la conosco e non so attraversarla…forse perché, sbagliando, ritengo innocente ogni mio gesto, ogni mia voglia come quasi un obbligo di passaggio che mi impone la potenza del desiderio, vera molla della mia esistenza…sarà una deviazione genetica del mio io…comunque rispetto ogni gestualità liturgica (qui chiaramente dal sapore rituale)…anche Antonin Artaud sperimentava tecniche di pentimento liturgico…nel leggerlo mi affascina e mi suggestiona, ma non riesco ad attraversare questo sentire con il mio corpo…forse nel mio corpo alligna una suggestione saddiana più che una suggestione artaudiana… 😉

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    1. la tua prima osservazione su “la liturgia del pentimento”… vedi: c’è una liturgia come tu dici e non sempre ne sentiamo fino in fondo la necessità, soprattutto se non sentiamo di dover passare per un pentimento. Poi ci sono dei gesti che possono accadere, anche inattesi, che hanno qualcosa di sacro, secondo me. Non mi so esprimere bene a parole oltre quello che ho scritto, ma pensavo a questo premere il pugno sul petto di un’altra persona, sul suo cuore, e dove e come va il battito? come andrà? e cos’è, cosa può essere quel gesto, in situazioni diverse e tra persone diverse. Pensavo anche a strade dove la sensibilità è spesso molto gestuale, quasi liturgia del gesto vivente. Ma puo esserci non solo il gesto iterato quotidianamente quanto un gesto nuovo portato da qualche particolare affettività, sia amore, odio, momento di saluto, altro. Non so se mi spiego. Sono dimensioni di contatto
      be’… Sade non era nei miei pensieri per questo articolo, e nemmeno pensavo ad Artaud, ma ci possiamo tornare a riflettere
      Ora vado a riposare
      Notte Franz

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      1. di sade ho parlato io…come pure di artaud…richiami a ritualità laiche di contatto diverse e forse opposte…ma lasciamo stare troppo rumore su questo tuo aricolo non sono lucido mi stona parlarne

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          1. scusami, ma davvero ci sto male. E non voglio parlarne più. Sennò lasciavo tutto quel casino che abbiam fatto e ci facevamo l’applauso da soli. Scusatemi, ma io non dovrei dirlo che ci piango. E vorrei cancellare anche questi commenti perché è come riprendere il discorso. Tu dici “gentilezza”. Io dico che a volte dovremmo essere più delicati tra noi e non per finzione, ma di cuore, col cuore in mano. Scusami. Scusate.

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            1. si, più delicati…forse meno ecumenici…delicatezza nasce anche dalla scelta tra chi ha cura ciò che fai e chi se ne sbatte…cialtrone…io così la penso e non cambio idea…lo dico a te e degli altri me ne sbatto…puoi opure cancellare il mio rammarico resta perché è mia delicatezza difendere proprio lo spazio che ti sei creata per la tua scrittura come difenderei il mio…l’affetto e la cura per il tuo lavoro mi hanno fatto indignare per quel che ho letto, e voglio dirlo e continuerò a dirlo…se c’è libertà di umori e sentimenti e non un vieto senso di accoglienza ecumenica….cancella pure se vuoi lo spazio è tuo

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              1. va bene. allora, mettila così, sono una persona di buona fede. Se fossi uomo oggi mi farei prete, Franz. Ma oltre a non essere uomo, non ho la vocazione. Sono, tra l’altro, felice di essere femmina.
                Non cancello più niente. Ognuno si assuma la propria responsabilità, non nel senso di colpa, ma nel senso di consapevolezza d’azione, nel delicato, nell’indelicato, e quant’altro ne viene. OH.

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                  1. Scusami.
                    Io non volevo offendere.
                    Ho tanti difetti ma non trascuro. Se posso mi prendo cura con attenzione. Posso sbagliare e sbaglio. Ma non sono un mostro. Ho un cuore pure io e fa piu silenzio di quanto fa rumore. Mi spiace.
                    Buona notte franz

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