per turbante stesi sul sacro (appunti, agosto 2016)

[…] amori in perdita, interpretati

a punta di coltello, traversa di

carne, informala

della parte presente a

immensità d’attimo. Fugare

prospettive in calcolo smisurato per

ristretti tra fori illusi da mare aperto,

feritoie non travasano pianto, inondano

stanze in

litanie sacrali. Memoriale sudario

il letto in fasce abbandonato.

 

La dedizione:

camera senza tetto* [*firmamento siderale

gabbia senza sbarre* [*fuochi d’artificio alla festa di paese

staccionata di legno avvinghiata da roveti* [*bocche sporche di baci, tatuati a

spina sul viso: corone ad occhi, addolcite tra rughe]

persistenti, lui/lei [passione]

che sa l’abbandono religione possibile: rivendicata, ma

non lo pratica, di manifesta volontà quando

conosce, carnalità, misteri di viaggio in certe soste

“per sempre”

 

un’illusione mai

rassegnata a certe morti del

quotidiano

 

il credo

basti chiave, d’incroci,

mano a altra mano

a convivere all’eterno

com’un

volo: di questi tempi

 

“Sudato

hai sciolto

per turbante: sudario

hai avvolto

la carne, ‘mossa, di bestiola

benigna”

 

“Stesi

sul sacro

udimmo,

picchiare la pelle senza

lividi in contatto. Pioverà

per sempre, Simon?”

 

ferite – inciso –

non travasano pianto, inondano

di stanze […] salmi

 

[<<Sono Faro>> …

(sott’un faro, sema…)

<<cerco>> …

<<lavoro>>]

 

 

 

 

 

 

 

 

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22 thoughts on “per turbante stesi sul sacro (appunti, agosto 2016)

            1. la mia sensazione è diversa mentre scrivo, ma credo di intendere cosa vuoi dire. Forse la scrittura quando la sento più stretta è proprio come una stanza senza tetto, non lo so, rigida nella struttura necessaria a dirsi, ma aperta dove non tiene proprio la griglia come prefissa

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              1. mi piace l’immagine della stanza senza tetto…felicissima ed efficace…lo sai come la penso sull’autonomia della scrittura dall’autore, una volta che è stata “liberata”.

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    1. non si sbaglia mai, credimi, neanche quando si va lontano dall’intenzione iniziale e consapevole di chi scrive. E’ una cosa che non smetterò mai di sostenere. E il bello è proprio confrontarsi sugli slittamenti, sui contrasti, anche.
      si… è un periodo che sono tornata a una scrittura più ermetica, fatta di note, appunti, tra l’altro
      in questo senso una scrittura tanto chiusa quanto aperta… in viaggio…
      il faro…
      ti racconto: c’è un cartello da giorni sotto a un semaforo. Sul cartello la scritta di una persona che dice di chiamarsi “Faro”… ha la mia stessa età… e cerca un lavoro. Non è italiano perché la scrittura ha delle tipicità nella grammatica e quant’altro che lo rivelano
      Mi colpì molto per vari motivi
      Ti dico questo perché mi capita spesso di riportare in quel che scrivo dei flash di cose che mi hanno attirata, in diversi modi

      Te lo ripeto, dunque, questo spazio è mio/vostro e ogni pensiero per me si fa prezioso…

      sogni stupendi, Alidada

      mi chiamo Dora
      Erospea è il nome del sito, un’indicazione sulla scrittura mentre si fa…, e non tanto il mio nick, anche se poco a poco è riconosciuto in questo senso e comincia a starci 🙂

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      1. Grazie Dora.ora mi è tutto chiaro e non avrò più esitazioni nel commentare 🙂 E’ molto bello questo tuo modo di renderci partecipi del tuo diario di bordo della tua vita. Bisogna avere il coraggio di lasciarsi andare anche nel vuoto…e tu ce l’hai. Sogni d’oro anche a te amica mia. A domani

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