Galletti

[…] di doppia lama, sforbiciato

slancio di polso, l’una sforò

potenza d’inquine, aprì, portentoso

mare rosso, macchia battesima

al bianco saio d’ecclesia,

“Sacramento! m’associo

l’anima, fratello, fidami libero o

non fidar di me, prigioniero non

m’affidare all’età adolescente,

ribelle. Salvai colli, furtivo,

a canarini di gabbio, ma feci merce il loro

canto ed ogni piuma, sui terrazzi d’inverno e

d’estate. Ladro di tutti i

ceppi di banane…”

“Figlio mio, figlio mio

6 in un giorno, ogni giorno, signora…

Non tu?

Tu, ah! lassù!” Corda tesa, fine incanto,

scoperto il trucco, e l’esca d’imberbe

pescatorello da ringhiera

una spanna in su, alzi la testa, e “Tu?!”; ad un piano su;

“Legavamo porte, coinquiline, fronte a fronte,

a mezza corda: sacchetti, pesi” a piombo: l’ostinazione dei rifiuti:

non perire: domestiche inutilità.

Scartami chewin gum, verde; di gomme

“bucai le ruote” ad aspirante adulto troppo adulto

ministrante condominiale, contegnoso in baffi

“Scrivere un libro” si potrebbe,

su queste storie, chicchirichi,

per la buonanima del galletto

finito in frigo a ballar sua pizzica;

era un pulcino, come crescesti,

tu,

 

prima di vendere midolla ai tornado da guerra,

tra gli ululati del pastore cimurro ritrovato nei cieli,

capriole Animali, linguaggi alati. E i dopoguerra illusi

fanno la conta ai morti, ai vivi, contano

tutti i miracoli

tra una pausa e l’altra del quotidiano che concede

all’eterna guerra, siamo in guerra, i suoi ricordi

riviviscenti. Faceste mappe

ricordi, ricordi, tra i circuiti delle cose

il corso elettrico di certe vite

senza rifiuti

per la dignità

 

…………………………………………….

(stanca stasera per fare una nota, ma mi limito a dire che questo scritto nasce e riporta una serie di ricordi d’infanzia raccontati da uno dei tecnici giunti in casa mia in questi giorni per il fulmine. Tecnico che è anche conoscente di vecchia data di mia madre. Ricordi, alcuni, che riguardano un mio zio

l’idea che si potesse scrivere qualcosa è del tecnico…

l’ho fatto a modo mio, intanto)

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6 thoughts on “Galletti

  1. Qui non mi va di straparlare come ami dire…qui mi va di dire che è la cosa più bella e alta che tu abbia scritto…e lo penso distaccato e sincero… Dora, come ti ho detto in un altro commento hai svincolato la tua scrittura dai vincoli delle piccole emozioni ( che non scompaiono , ma si annidano pure per quel che devono essere) e veleggia “manifesta” per strade civili e morali…geniale e pieno d’etica collegare i galletti perduti che sgozzano agli adolescenti d’altre memorie…piango “alto” davanti a questa cosa…e accetta quel che dico: qui sei tutt’altro che “minima”.

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  2. Oh, Dora… brava brava
    E’ bellissimo questo Canto.

    E torno, sì sì. Tu lo sai. 😉

    E bravo il tecnico che ebbe l’idea che si potesse scrivere qualcosa.
    Tu l’hai fatto, ma non in “modo minimo”, no.
    Assolutamente non “in modo minimo”.
    Tutt’altro…
    Di “minimo” non vi è nulla in questi versi che si allargano…

    “era un pulcino, come crescesti,
    tu,
    prima di vendere midolla ai tornado da guerra,
    tra gli ululati del pastore cimurro ritrovato nei cieli,
    capriole Animali, linguaggi alati” ❤

    Dormi serena, Dora cara
    Ci troviamo presto!
    :*
    a.

    Mi piace

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