Nota. La scrittura, il vero, l’oblio

Recupero un frammento da un’annotazione dell’anno scorso (avevo aperto da pochi mesi il sito). Ve la ripropongo, anche se non la riscriverei oggi con gli stessi pensieri e allo stesso modo. Ma ve la ripropongo perché mi è ricapitato in questi giorni di riflettere con alcuni di voi su questioni interessanti, a mio avviso; non so quanto possano essere interessanti per altri da me, ma… vediamo… mi piace un po’ conoscere come ognuno si confronta nella propria scrittura con le questioni accennate in questa ‘minima’ nota, provvisoria e sul filo del ‘non so’: che sento sempre mio.

Segue… (per chi avrà voglia, tempo e pazienza, di leggere)

<<Stamattina mentre “il sole carezza le tenere curve delle montagne sfuocandone l’asperità” mi trovo ad esporvi alcune riflessioni sulla scrittura. La mia ovviamente, come sempre faccio nelle ‘annotazioni a limine’. Non sono in questa sede una critica letteraria al punto da vantare la presunzione o l’abilità del mestiere per un affondo nella carne altrui.

Veniamo, dunque, al centro del discorso. Ho aperto il mio sito wordpress da un po’ di mesi: era giugno 2015. Un momento, tra le cose, di forzata pausa lavorativa che, tuttavia, non è coinciso (come credevo succedesse) con un prosciugarsi della mia scrittura. Certo: ho cominciato ad essere ‘agra’ come agra è la terra, talvolta, che si sa potrebbe essere meglio abbandonarla e invece si resta non accettando il distacco forzato. A proposito, stanotte ho fatto un sogno: la mia città: dicevo qualcosa della mia città: di quanto si avvertisse ormai il silenzio, ma non quel bel silenzio d’ascolto e quiete, piuttosto quel silenzio d’accettazione sulle cose che procedono in un certo modo; …ma, poi, non è vero, perché sento stamattina delle voci e so che il sogno ha partorito un pensiero sbagliato, ma il discorso sarebbe lungo e…. Si, mi rendo conto, sto facendo una digressione, alcuni la chiamano così. Torniamo al centro del discorso. Certo avrei preferito sognare qualcos’altro, almeno conservare un cantuccio di svago assoluto, ma è evidente: mi tocca non perdere di vista la carnalità originaria. Oggi penso: passano i corpi, passiamo, ma – ancora – la terra resta, contaminata e reattiva, nel sano e nell’insano, ad ogni nostro passaggio, …ma: la terra resta, restiamo nella terra, e io resto, almeno per stamattina, ancora sul suo unico ventre. Sembra proprio non riesca a dirvi quanto mi premeva, vero? E vaneggio senza profondità, a profil di vulcano. Riprendiamo. Non vi racconto i motivi e i non motivi per cui aprii il mio sito wordpress; non vi riracconto le ragioni d’un nome (Erospea) che è il nome del sito. Rispondo invece a due domande che mi sono state poste da diversi followers in questi mesi. (considero ogni lettore nella propria singolarità, ci tengo a dirlo, senza perdere di vista che ogni singolarità è comunque un’interazione continua con alterità. Almeno io la vedo così, stamattina). Ricordo il modo e il commento particolari in cui ognuno di voi mi ha fatto delle domande o posto delle questioni. Sono molto attenta e ci metto molta cura negli incroci (nonostante sia burbera, talvolta irruenta). L’attenzione singolare, la cura: manifestazioni del rispetto che nutro verso ogni creatura e mi fa star bene ricevere la stessa cura. Le domande ricorrenti, dicevo, sono due e le sintetizzo a parole mie, non me ne voglia nessuno per la sintesi:

[…]

La seconda domanda, “In che misura quello che scrivi è personale e vero rispetto al personale?”

Ieri mi sono autointerrogata su questo. Mi sono scritta una lettera, senza inviarmela; sì: qualche volta faccio pure questo: mi autoinvio qualcosa, eh? Folle? Si si, un po’ folle, è un atto d’amore a cui non mi sottraggo.[…] Censuro alcuni passaggi della stessa lettera che ho ritenuto stamattina, a rileggerla, fraintendibili come troppo aderenti al mio privato, anche se non lo sono. A volte necessita farsi domande su come potrebbe arrivare ciò che scrivi, ma queste domande, lo ammetto, sono poco brava a farmele, mi riescono sempre male le risposte; penso non ci siano risposte definitive, quello è il punto, sarebbe come pretendere di identificare ogni lettore in maniera preventiva e vincolante: impossibile a mio avviso. Possiamo tentare di regolamentare segnali, direzionare traiettorie, ma tutto resta comunque aperto all’ignoto, alla relazione, e c’è una bellezza proprio in questo nel leggersi. […]

Segue, a mo’ di risposta: Lettera a me stessa sulla verità della scrittura

“Napoli, [..] ottobre 2015 

Con piccola passione ti [io] chiedi se sia tutto vero quello che scrivo.

E’ tutto vero: finché lo scrivo. Come un corpo di passaggio […] Ma il tragico (senza dei, senza fato, predestinazione, destino), certe tragedie eccezionali o d’ogni giorno, che trovano nella gente il pianto, personale, condiviso, quelle restano vere, sempre, senza complicità, senza compromesso. Anche quando smetto. E lì mi fermo con gran silenzio. Pensando se sia ‘giusto’ (fuori morale) scriverne. Se sia ‘utile’ (fuori consumismo). Se sia delicato. La bellezza del tragico nella scrittura mi fa male, profondamente, carnalmente, se è possibile questo. Ma continuo a scriverne come se la scrittura fatta memoria, utile in questo, possa lavarsi dalla sua colpa di affondare le mani nel sangue che versa sporco tra troppo nitida fonte.

[……….]

quando scrivo […] non tengo a mente nessuno dei versi che scrivo. Anche per questo non so di poeta. Troppo affidata all’oblio, per quanto ossessionata dalla conservazione.

Continui a chiederti, allora, se sia tutto vero.

La scrittura, di qualunque argomento, è un atto d’amore, un fare d’amore, con amore. Estende la mia dimensione corporea oltre ogni soglia, di piacere, di dolore, senza alcuna espiazione. A questo punto diventa per me difficile far capire a chiunque che c’è un legame forte tra la scrittura e la realtà, ma non vuol dire che la realtà è la mia scrittura, che la mia scrittura dica vero. Se tu mi guardassi da vicino un attimo dopo che ho scritto, o un attimo dopo una qualunque forma di registrazione, capiresti che divento un corpo svuotato dalle stesse cose che ho detto. E’ dura, credimi, molto dura, questo modo in cui si genera la scrittura, perché può farti vivere anche cose che non t’appartengono come se in quel momento le vivessi davvero. Forse, lo dico cauta: le vivi davvero.

Questo per rispondere a chi pensa che io scriva d’amore, del mio personale amore. Del mio personale dolore, della mia personale gioia, della mia personale noia, del mio personale orgasmo fuori regola, del tramonto quando piango commuovendomi a due mani che si stringono, …,

Eh no, solo il tragico resta vero, non si scolla dal corpo, e qui mi fermo con silenzio. Anche adesso. ‘quando piango commuovendomi a due mani che si stringono’: il tramonto è passato, perdonatemi se mento: sono vere anche quelle.”

 

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28 thoughts on “Nota. La scrittura, il vero, l’oblio

  1. Chi ha imparato a conoscerti sa quanto sia denso di storia questo tuo dire. Il nerbo della tua scrittura. Il segno di un doppio che si allontana e si comprime in te con dolore e giia. Capisco….l’obio è zona creativa. Questo lo sai. guai a lpoeta che rimanda a memoria i suoi versi, li rende morti.

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                1. Non posso dilungarmi che poggio su una scheda e devo anche sconnettermi o esaurisco tutto… è anche domenica e non troverei altre soluzioni facilmente… Leggi la comunicazione e capisci.
                  Si, sto avendo dei problemi fisici legati al caldo e allo stress. Ma scemenze che passano. Un po’ di riposo in più, placando un po’ la mia iperattività…
                  spero a te tutto bene 🙂

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  2. E da te si leggono solo tue sensazioni vere (non sono solo chiacchiere “belle” le tue) annidate in te profondamente e colte da me…
    Forse perché molto di quello che scrivi appartiene anche a me.

    “E’ dura, credimi, molto dura, questo modo in cui si genera la scrittura, perché può farti vivere anche cose che non t’appartengono come se in quel momento le vivessi davvero. Forse, lo dico cauta: le vivi davvero.”
    Cauta anche io lo dico: le vivi davvero.

    Notte bella, Dora cara, con sogni che non ti pongano domande, ma che ti facciano accarezzare da un fresco vento lieve e illuminare dalla luna.
    a:-) :*

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    1. forse le sensazioni, mia genuina, hanno una loro spontaneità a cui mai rinunceremo perché radicate nell’umano come nostra speranza, profonda, e noi siamo lì, in quella speranza che sempre si possa cogliere, anche nel fondo più scuro, una stilla di verità vitale

      non mi rileggo perché stavo andando a letto
      collassai sul guanciale mentre scrivevo, eh eh
      qua fa caldo ancora, ma è normale, credo, una calura estiva
      si, sogniamo senza domande e senza risposte lasciandoci andare ai flussi onirici
      siamo dove vorranno portarci
      sempre nel fondo delle nostre musiche più belle che emergono nella luce lunare per ritrovarsi
      eccoci
      notte buona :*
      dora

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      1. “noi siamo lì, in quella speranza che sempre si possa cogliere, anche nel fondo più scuro, una stilla di verità vitale”
        Oh Dora, sì.
        Ci sono grande profonda autenticità e “semplicità” da te che… ❤
        Ti abbraccio forte.
        Magiche note danzanti nella tua notte bella
        a:-)

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    1. Grazie, Gianni
      è sempre stimolante riflettere: fermarsi ogni tanto a fare il punto, o riflettere continuando il ‘viaggio’
      sempre tra voi
      Grazie del tuo passaggio
      con il giusto tempo ci troviamo anche nel tuo sito
      buona giornata

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