Lasciami credere

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“Tu pensi passerà?”

 

“È già passato.”

 

“Io sento: anc’ora: la tua parola”

 

“Io non la sento. Mi sento

altrove. La mia parola

stropiccia il letto, poi si ritira:

io sono lì, dove non c’è impronta, e lì

nessuno mi vede, nessuno sa. Voi vi affidate a

segni di superficie, cercando il profondo; io non rifletto,

profondità. Le viscere del mare sanno

più storie della vostra terra, ma nessuno

o pochi le interpretano. Qualcuno ritrova i nomi

di tutte le navi, e tante ossa non hanno nome

tatuate di sole ossa, e la meraviglia, la meraviglia

è che non le vedi, le ossa, ma nuovi fiori, erbe, batteri, coralli,

è una barriera di saggezza, una vita nuova, perduta a gole umane,

a tutta quella folla, acclamante.  È così muta la vita sott’acqua,

così muta: di suoni sottili, avvolti d’intimo, sei nell’intimo dove

il fuori e il dentro vuotano di senso, e quel che penetra è solo

luce di luce propria, dove l’uomo non arriva. Lì è il mio battito,

l’unico battito che conosco.”

 

“Non ti capisco, tu dici vita

che non capisco. Tu dici morte?”

 

“Tu vuoi capire, questo il confine. Dove il mare si ritira e

ricompaiono i segni. Manco emergono, lasciati soli dalle acque,

così accoglienti. Cos’è il mio profilo, il mio colore, senza luce, senza sguardo?

Eppure c’è un posto dove questo non serve. Li voglio stare con la mia scrittura

muta di parole, muta di segni, di interpretazioni, di messaggi.”

 

“È tua illusione: sia

un posto così nel fondo del mare”

 

“Lasciami credere

non lo sia.

Ci sono tante fedi anche per l’uomo laico, o ateo, o come voglia

definirsi. Ci sono tante fedi, visibili e invisibili. Lasciami

credere che: sia

quel posto, dove nessuno

ancora toccò il fondo, lasciami credere all’

abisso

di voce propria, colore proprio, di luce propria, lasciami credere

li trovi l’uomo come dio, senza un dio, al di fuori di sé. E tutta pace

tutto.”

 

“…”

 

“…”

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