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7 thoughts on “.

  1. Affascinante questa canzone, non la conoscevo. Mi chiedo se intendesse ironizzare contro un certo tipo di uso distorto di parole difficili (e magari straniere) per rendersi volutamente oscuri, fare in modo che chi legge e ascolta si fermi al suono apparentemente bello di parole in realtà vuote, oppure se davvero fosse anche stanco di una certa eccessiva semplificazione, troppa trasparenza, e di augurasse di tornare a utilizzare parole anche difficili, ma necessarie per spiegare la complessità, per non fermarsi al suono e andare oltre cercando il senso più profondo. Forse più la prima cosa, ma un po’ di tutte e due, mi viene da pensare 🙂

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    1. Eccomi…
      Allora… ti dico subito che anch’io, prima di ieri, non conoscevo questa canzone, nonostante mi fossero note quasi tutte le altre dell’album: “l’Arcangelo”, anno 2006
      come mi ci sono trovata? ieri stavo tra quelli che chiamo i miei “archivi”: cioè per dirla banale, sennò mi dilungo troppo, stavo salvando un po’ di scritti nei file dedicati. Nel frattempo ascoltavo musica. Tieni conto che ho un’abitudine o una convinzione, visto che accade puntualmente. Qual è questa convinzione? Che in certe giornate o in certi momenti se avverto in me una necessità, qualcosa che sento devo trovare, non so per quale motivo, ma perché c’è come un richiamo, ci vado ‘a tatto’, o ‘a fiuto’, non so come dire, io dico così, e miracolosamente succede che trovo quella cosa che mi necessitava in connessione a qualche riflessione personale che stavo facendo tra me e me.
      Questo l’antefatto. Te lo racconto perché hai una sensibilità in accordo, credo, su tali modalità di porsi rispetto alla scrittura e, dico, l’arte, la vita. Almeno nel tempo in cui ti seguo mi son fatta questa piccola idea di te.
      MI dicevi, si, della canzone, chissà Fossati… Fosse per me alzerei il telefono e glielo chiederei direttamente, ma pare non sia così immediata la cosa e va be’… Ieri feci un po’ di ricerche sia sulla canzone che sul disco. Ma non ho avuto tantissimo tempo per approfondire. Ci sono alcuni ‘stralci’ di interventi di Fossati stesso sul disco e qualche cenno sulla canzone. Qualcosa anche nel suo sito ufficiale. Credo quel che tu dici ci sia, in un certo senso, e comunque la canzone penso abbia anche una misura di riflessione e autoriflessione sulla musica stessa. C’è, credo, a livello sociale, culturale, e quant’altro…, una riflessione sull’abuso di certe parole con la pretesa di una globalizzazione dei linguaggi, forse, ma abuso che porta a uno svuotamento dei segni stessi, non so. Credo ci sia anche un pensiero forte all’arte della scrittura orientale; certo non solo quella, non solo lì, e si potrebbe viaggiare tra le epoche… Forse la questione è proprio di ritrovare per i segni e i linguaggi una non scissione tra essenze, flussi vitali e segno… non so se mi spiego. Ti sto dicendo come arrivano a me certe cose… Mi verrebbe da aprire un discorso anche politico, ma sarà il caldo o la voglia di lasciarmi andare al secondo tempo della canzone… me lo risparmio…

      non so se quel che t’ho scritto è una mia versione troppo vaga e troppo mia, e di sicuro è solo un cenno di quel che penso.
      comunque la canzone l’ho postata perché mi interrogavo io stessa su tante cose affini.
      Potrebbe esserci, a cercarlo con calma, qualche intervento anche alla RAI di Fossati sul disco, mi risulta che sia andato in qualche programma (ma mi sta non molto simpatico il conduttore, quindi non te lo dico, ah ah) proprio in occasione dell’uscita della raccolta

      Ah che commento lungo! non era meglio il “meravigliosa” di ieri? eh eh 😛

      Abbraccio, carissima

      buona giornata

      qua si boccheggia, puri i pesci in concordia con i terrestri, mentre gli uccelli cercano refrigerio planando 🙂

      ciaoooooo….

      ps: non rileggo se ci trovi erroracci… Per l’andamento del pensiero sono io che a linearità non sono mai attrezzata ;(

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      1. wow… non ho una conoscenza così approfondita di Fossati, anche se alcune sue canzoni le amo moltissimo. Sì, comunque è vero, anch’io tante volte ho quella sensazione, che quando ho bisogno di trovare qualcosa che “si intona” con certe mie riflessioni magari appena abbozzate, finisce sempre che la trovo, sia una canzone, un libro, una poesia.
        Sapessi quanto vorrei, con alcune persone, poter alzare il telefono e chiedere loro tante cose, una bella linea (azzurra?) che le trovi, ovunque siano, compreso (anzi, in primo luogo), l’Altrove.
        Una riflessione densa di implicazioni, comunque, mi piace molto.
        Tra l’altro pensavo proprio in questi giorni al modo in cui scrivo, un po’ in questo senso. Scrivo perché tutti mi possano leggere, a volte mi viene detto che quello che scrivo è “difficile” (anche da persone abituate a leggere molto), non tanto, però, credo, per le parole, ma per gli argomenti che tratto e come ne tratto Non sempre, naturalmente. Ma sembra quasi che più quello che scrivo mi sta a cuote, e più, paradossalmente, se vuoi, si avverta questo, forse perché vado più in profondità, non saprei dire. Certo mi sforzo di non restare in superficie, approfondire senza complicate è un po’ il mio sogno 🙂
        Vedi che alla fine il mio commento è lungo quasi come il tuo, se non di più, se “rompo gli argini” non mi freno più… però va bene anche così qualche volta, no? A volte un “meraviglioso” dice moltissimo, altre volte ci sta anche di spaziare un po’ di più 🙂

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  2. sulla conoscenza.. ehm ehm… a livello musicale sono una curiosa proprio perché altamente sprovveduta, sfornita, direi, di competenze tali da addentrarmi meno ‘a pelle’. Quindi non so nemmeno quanto ci sia di corrispondente in quel che dico. Ma ho imparato anche negli anni che la conoscenza non è un approdo rassicurante, quanto un viaggio nella durata

    sulla linea “azzurra”… questa connessione d’anime (che poi sono e restano per me corporeità anche quando non sembrerebbero tali)… non sai quanto mi ci ritrovo… tant’è che m’arriva tutto quel tuo dire “compreso l’Altrove” e quando ti leggo, te l’ho accennato una volta, penso di comprendere (a partire da diverse esperienze mie) il rapporto, dialogo, o come vogliamo chiamarlo, con Robin Williams

    Che tu sia difficile quando scrivi… bah… me lo spiego, ma personalmente non ti trovo difficile. La complessità è cosa diversa dalla complicazione. Sarà che pure a me hanno spesso detto che sono difficile (anche se ho una complessità differente dalla tua nello scrivere, credo). L’andare in profondità e non fermarsi a una visione di superficie rassicurante, forse, fa movimento, anche in chi ti legge e ne richiama le potenzialità. Io la vedo così. Anzi mi dispiace che non sempre riesco a leggere tutti i tuoi articoli proprio perché non posso entrarci in modo veloce: devo mettermi in ‘ozio’ e starci (ogni tanto, infatti, recupero tornando anche ai tuoi scritti che mi son persa, eh eh)
    il cuore… se la scrittura non pulsa, non genera vibrazioni e si ferma ai piedi del lettore, io credo. Poi cos’è il lettore? una creatura vivente anche lui, con il suo cuore e i sui flussi, emotivi, nervosi, intellettivi, sonori, colorati, quant’altro… tutto in un insieme che viene toccato e si intensifica in modo diverso e con accenti diversi nel tempo in cui una cosa la si recepisce, nei modi, nel luogo, ecco…

    oggi mi son spaziata e ben venga quando si ha un momento per farlo!

    felice di questo confronto e questo scambio d’energie

    al solito, non rileggo…

    grazie, Alexandra

    una ‘meravigliosa’ giornata per te 😀

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