Tagli (90). Polsi

[…] premo il mio cuore
sulle tue spalle: metallo cocente,
premo il mio cuore: i polsi lividi
sulle tue spalle, hai il viso sgranato,
spigato di sole, e d’ombra, capanna
custodita tra i fronti dei nostri corpi
separati
per riconoscersi. Sei il mio fanciullo
dagli occhi neri, marroni d’oceano,
fondi calmi di quiete e saggezza, sei
il padre che lavora i campi, e ha le mani
infarinate tra le punture di insetti, e ha i
peli di vagina che rivestono certe piante
irte ai tagli duri del mezzogiorno, docili alla
brezza che sale nei pomeriggi da mare, umidi
quando la luna piove di stella il fresco argentino
e una coperta scura ha tessuto i capelli sudati
nell’accucciarsi del riposo, in grembo, alla donna,
se fossi femmina, io,  e tu l’amato bambino nel mio
utero riverso per destino di natura, e tu l’abbaio
un po’ lamentoso di certe notti solitarie, quand’ho perso
la vita per un filo d’erba strappato alla gola dal venditore
di galline senza rito, ricordo: all’ultimo piano si vede sempre
il mare, nelle albe dei pomeriggi cedevoli all’avvento delle
notti, e la città respira, quand’è tregua di piombo, e solo i piombi
dei pescatori corteggiano il possesso dei pesci. Non sono
affascinata da libertà che non posso avere. Tu pensi il mare,
l’oceano, lo spazio, costellato d’un passeggio infinito, tu pensi
oltre le nostre fronti, oltre l’immenso dei tuoi occhi, fanciullo,
padre, nonno, mia amante, mia sorella, mia antica compagna, …,
tu pensi il mare d’assoluta libertà e la saliva uno sputo impuro
di perlate parole che si fa gocce cadenti,  desideri traboccanti
nel getto dalla coda più lunga, e tornano al mare, e
tornano, e torna, di mare, a tornare, faville di scogliera? Batte
il mio cuore, pulsa
sulle tue spalle, un motore di polsi, ormeggiati su
metallo cocente, hai l’oro in bocca, gitano, mi fai di fiori
gonna, campanula, cingendo i fianchi, è un ciclone carnale,
una nuvola di terra animata, è quiete: nel mezzo
una capanna di canne diafane, spugnata sul lido, cugino, ricordi, quand’eravamo
selvatici, cuccioli, che imparavano da soli a farsi casa,
la nostra
dimora sul mare, e tu pensi ancora
sia libertà assoluta
bere luce e mangiare riso
in abbondanza, impastare la terra
di verde finocchio, odoroso, e sudo, arenare per gioco
la libertà dei corpi in fosse scavate con le mani nude,
e tutta quella fede nella sepoltura, era forse quella
la libertà? sporcarsi i musi di more spontaneo
dono d’una madre, succhiare il sangue
dalle ferite curiose; e all’ultimo piano,
sai, dove vive ancora la signora Loren che
sgozzava le galline senza rito, si vede
sempre il mare, e alle cinque il terribile gallo
arma ancora le sirene delle navi nel cantiere
cittadino, dov’è che nasce, mi chiedo,
se è qui, che muore,
d’assoluto, la libertà […]
[…]
Annunci

2 thoughts on “Tagli (90). Polsi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...