Dialogo (8)

“Ora

che siamo

qui

giunti

cosa ci resta?”

 

“Assorbi:

è acqua buona

in una terra spossessata a

ogni domestica ragione”

 

“Il seme m’abita per germogliare

le sue scosse

la mia tenerezza

inquieta estensione, donare la vita…”

 

“Conosco

quell’angolo di labbra senza vedere,

ti parlo tra una bocca non mia,

da donna, a donna, da uomo, a

uomo, a donna, ..

 

“Troncò, l’ambasciatore, ricordi?, la lingua complice

su quel punto che ci saremmo seduti

un tempo tutti

in verso rovescio che

mai appare per

chi spaccia

premura

i suoi sudori di timore

verso

un dio affettivo

legato

a favole di questi tempi,

conducendo ad orbite solo visioni

d’ultramondane realtà.”

 

“Ma tu sai

la vista a quale senso s’affida, tu sai

come sbarello in equilibrio

perfetto, tu sai

come prego in ginocchio, e mai confessasti peccato

l’immagine, solo un canto

d’ammirevole trasporto

per la

mia anima

in volo.”

 

“Vuoi che non ricordi? Che la memoria

sia

chimera

priva di quei segreti che slegano i fratelli da patti di

sangue?”

 

“Ho un desiderio nel cuore, senza mancanze, so

che lo

senti

tra pulsazioni

di dita

 

mentre

 

disarmo

oralità descritta, ormeggio allacci di verbo

a ignote lingue, fuoco sacrato tra cuspidi pelviche”

 

“Ardo d’unzioni

lungimiranti l’oscuro germoglio

d’un cavo femmina, assiepata, sfrondami a

ritmiche scosse di furente bestiola rapita da

odori di madre terra, fuggiasca alle troppe luci

d’artificio notturno, ‘Voglio una stella…’ mi dici”

 

“…che sappia il sole lùbrico nel buio saliscendi d’un

corridoio Animale.”

 

“Sgranami l’occhio, ciclico,

tra monti battuti a ritmi selvaggi; le mani

rastrelli, dissodami, sciogli, mi

tra/peli

 

a onde dolci, d’un manto sfiorati,

capelli

di/vento, slacciati d’amore”

 

“Cosa faremo?

ora

che siamo

arrivati

nel vento

bufera tempesta…”

 

“Bevi

in/tanto è

acqua buona”

 

“M’empio”

 

 

 

 

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5 thoughts on “Dialogo (8)

  1. Madre terra, venere nera, madre oscura della genesi canta ai suoi figli, in dialogo, la meraviglia d’ogni seme e germoglio, per cunicoli vitali e arsure da spegnere. Il linguaggio “altro” che adoperi, sembra l’eco del risveglio di un’antropologia dimenticata, ma che, come sappiamo bene, è generatrice di vita e rinascita. Complimenti.

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