Capienti

….

Astemia a sessualità affettive

sgabbio amori di relativo assoluto

 

Tu sai

dove

mi batte

il cuore

 

sulle tue

palpebre

capienti

– stanotte –

ero felice,

Nino*

 

[Tu sai: tu sei

 

 

*Nino è creatura ‘poetica’ che m’accompagna da sempre, ovunque sono

Inventata (m’inventa), perciò: reale

 

 

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9 thoughts on “Capienti

  1. *astemia è una battuta di spirito che faccio da anni con i miei amici quando si parla di faccende affettive e altro
    io la dico seria, ma solitamente vi è un buon riso generale 🙂

    questa è una ‘curiosità’ che vi segno qui come retro al tono che appare
    un po’ per dare l’idea di come pure nascono, talvolta, certi scritti
    lasciarsi sorprendere da tutte le traiettorie è un buon mestiere di vivere la scrittura; io la sento così…

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  2. Sgabbio l’ho dovuto cercare sul vocabolario! Adesso l’ho capito (penso). Nino è decisamente bel nome. Sinceramente pensandoti in bicicletta e col fazzoletto sventolante in testa quell’astemia fa ridere anche me, ma se lo dici tu… 🙂

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    1. sgabbiare, si, in più sensi, quello della gabbia e quello di un certo andamento del corpo nel camminare, diciamo…

      beh’… la battuta ha una variazione che ci sta tra amici. Scherzando dico “sono astemia agli uomini”, poi aggiungo “e alle donne”, e continuo ad aggiungere creature, quante me ne vengono in mentre, rocce comprese. Detta a tempo giusto di battuta e nel mezzo di giusti argomenti, pare funzioni 🙂
      buona giornata, Giorgio

      torno al da fare (sperando di non scrivere pure sui fornelli, cosa già avveniente…)

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        1. senza microfonino etc. ti assicuro che ho sperimentato per vera l’ affermazione che “le donne sono capaci di fare più cose contemporaneamente” e senza sbavature nell’azione, aggiungo
          tuttavia ti aggiungo, anche, come risposta seria: mi risultano livelli diversi di scrittura quello con la penna e quello con la voce. Intendo diversi nel momento della genesi, ma hanno tra loro aderenze, integrità o interazioni su cui ci sarebbe tanto da dire, scrivere, osservare, che non basterebbe lo spazio. Ci pensavo in questi giorni, proprio a questa cosa di quando le parole ti arrivano a voce o voce intima. E’ solo per farti capire che dico, perché su questo i confini netti che siamo abituati a pensare si sfuocano. Ma è una storia lunga e un lungo pensare che nasce anche da un incontro anni fa una giovane, mi allieva, che aveva una particolare sensibilità alle voci. Un grosso problema per lei, ma di gran interesse per tanti altri aspetti relativi alla dimensione orale della poesia e in che senso possiamo parlare di oralità. confesso che ho un minimo di paura quando m’accade di sentire anche in senso apparentemente tangibile le voci, ma accade e niente. Poesia del vivere. Parentesi.
          vado ai fornelli, mi sa.
          buon proseguimento di giornata e grazie per il tuo passaggio di qua 🙂

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    2. avevo saltato il nome… Allora: tutto nacque da un racconto che molti anni fa (forse ero al liceo) in cui parlavo di una certa Nina.. poi, nel tempo, per altre connessioni, divenne Nino. Ci sono, infatti, vari scritti miei precedenti in cui questo Nino viene richiamato. Forse non ci hai mai fatto caso o non ci seguivamo ancora

      ciaooooo

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    1. A volte sai che provo a vederne il viso ma non lo metto a fuoco in quel senso che noi vediamo le cose? Mi ci hai fatto riflettere…
      Baci carissima
      Ci ritroviamo
      Buona giornata!!

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