a G.

Mia dolce, è notte, la mia anima

s’è fatta cera, non s’è sciolta, come ghiaccio, non è bastato il sole,

non scioglie il sole ciò che non lega, si sfuoca l’occhio e si consuma

in questi giorni di resina scollata, crosta a crosta dalle radici, a unghie e

morsi. Ho peli induriti, mani incarnite sotto l’odore del verde muschio

che mostro senza speranze al primo passante, ma non è il primo passante,

come potrei? Io che stillo dolce dove dolce è umore, io che stillo amaro e

amaro è odore, che m’attrae

tra le viscere più pure d’una forza arcana,

illibata a ragioni, di vita.

Mi proteggo

lucidando a cera i gomiti poggiati tutte le notti al davanzale

alla ricerca di quelle fate e quei folletti di cui mi raccontavi, amica cara,

li vedo nei colombi, nel ritorno dei pipistrelli, nella formica appisolata,

hai mai visto una formica appisolata? quanti passanti, poi nessuno,

voci, a distanze alterne,

e mi manchi stanotte, e non lo sai, perché non so più dire

dove mi batte il cuore di questa lumaca senza casa, tu mi dicevi

“una casa, dove ti senti a casa”; ma puoi ascoltarlo

il cuore, mi resta, non so come, per qual tessuto di natura,

falena matta su pareti dissociate che proiettano ombre filigrane

della mia stessa luce. Quanti corpi nelle ombre. Quanta luce.

Dure pareti, dissociate; tra le fessure, come persiane, ci sarà

giorno, per risorgere

da queste milleunanotte? Vorrei  dirti che ho compreso

la mia meraviglia e la mia dannazione:

ho vita solo: così nuda:

spogliata da ogni protezione che non sia

lo scudo della mia pelle puntata ad occhi

fari

tra la confusione delle onde. Ho ritrovato la natura dei pesci

in questa spina dorsale e in queste costole di femmina, ma

non chiamarmi sirena: ho ancora un Canto di Libertà:

“perché gli uomini hanno paura della solitudine,

dimmi perché? […]

Ho uno sciame d’api nel petto

tra segrete celle

di dolcezza operaia […]

Troverò un giorno

la via

tra la folla

che conduce ai tram

E tu sarai lì, madre, amante, sorella

ad aspettarmi […]”

 

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3 thoughts on “a G.

    1. quell’amore che c’è nell’amicizia, perché l’amicizia è una delle manifestazioni dell’amore che abbiamo per la vita e per le creature. Si, pensavo a un’amica che vive più o meno dove sei tu; te ne ho parlato in qualche scambio di commenti e non è la prima volta che le dedico qualcosa, a lei, anche alla sua magnifica pargoletta che ancora devo conoscere da vicino. Questo paese ci sta uccidendo abbastanza nei rapporti; tra un po’ diventerà quasi impossibile avere il tempo e la forza di incrociare la vicina della porta accanto, ah ah! vabbè, esagero. Mi rimprovero ogni giorno che vorrei avere risorse in me e spazio per poter fare cose semplici come prendere anche solo un caffè con le persone care, e mi sembra assurdo non riuscirci. A volte me lo impongo. Non so se sia un problema della mia età, una difficoltà della mia generazione. Bah
      buon lavoro, Giorgio
      tra un po’ devo andare anch’io 🙂

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