Duro d’immenso. (nota)

…è sangue buono, è acqua buona, è terra senza morale, è il mio corpo: canta

il pulsare del mare in un polso di vento, ti sento, non credi, in un corpo di vento

armeggio la pace, cava del riposo notturno d’un sogno nel sogno oltre linea di tempo

ormeggio la pace: nei sensi liberi, disciolta nel senso. E il mio sesso è qui dove tu

sei, senza giudizio, universo, da un dentro a un dentro, sussurro, sussulto,

duro d’immenso, io duro…

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7 thoughts on “Duro d’immenso. (nota)

  1. Duro/durata, immenso corpo di vento…armeggio/ormeggio…son tutte endiadi di viaggio nel cosmo qui e nell’universo…particelle schegge che viaggiano da un dentro a un altro dentro…oltre il tempo e nel tempo, nella durata…ti ho spiegato il senso del mio “mi piace” notte Dora

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    1. è una nota che non amo molto formalmente, forse, ma che mi nasce e dice come mi sento quando riesco a sostare nella pace di alcuni luoghi dove, si, avviene una percezione di durata, che non è solo durata di tempo, ma è nelle correnti che passano e comunicano le cose, lì, sempre lì, in quei luoghi di pace. Non si annulla la separazione tra le creature a livello cosmico, anzi si accentua la distinzione, ma l’esteriorità si apre a una comunicazione profonda tra un dentro a un dentro, si, termini impropri per dire come sento, ma di getto mi vennero così
      buona giornata, Franz

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  2. Franz, non è per correggerti perchè sei davvero bravo a sottolineare criticamente alcune “stravaganze” nella poesia di Dora (dove “criticare” e “stravaganze” stanno per approfondimenti letterari!) ma più che di endiadi negli esempi della lirica che citi, mi pare si possa parlare meglio di bipolarità fonica, espressa in aqllitterazioni e assonanze, appunto quelle che tu citi. Dora vi ricorre spesso, ed è un modo bellissimo della poesia ermetica di creare musicalità nei versi. Scusami. A Dora suggerisco di leggere un po di cose di Lorenzo Calogero: perchè ebbi vita da te in disparte,/ora soglio vagare nell’infinita/distesa dei monti e del sangue./Era un bisbiglio lungo il cammino/simile a un disegno deserto/ di stelle di vetro nel vento./Il deserto non visto era dentro/non finto. Non finito era il tuo batticuore/. Scendendo più terra terra anche Baglioni vi ha fatto ricorso in uno dei suoi album. Sempre più brava, Dora!

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    1. posso confessarti che non ho mai letto nulla di Lorenzo Calogero? appena mi ritaglio un tempo calmo seguo il tuo suggerimento di lettura 🙂
      per il resto che dici, eh eh, sono sempre poco brava a riflettere su certi aspetti della scrittura quando si tratta di farlo su di me, quindi mi terrò lettrice dei vostri commenti incrociati e ne coglierò di certo degli interessanti suggerimenti.
      Grazie, Natale
      non ebbi ancora tempo di leggere l’ultimo articolo che hai editato. Vediamo se mi riesce in giornata. I racconti per mia abitudine, e le prose in genere, le leggo quando ho mente più lucida 🙂
      buondì

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