“Ho ricevuto ieri la tua missiva…”

da Frammenti di lettere in “Bianca come petrolio, nera come la pece”

(la lettera è reale: perché  inventata…)

[…] Ho ricevuto ieri la tua missiva. Quella che non mi inviasti. Parli d’amore. Ma non comprendo il soggetto. Sarebbe già qualcosa. Mi racconti di tuo padre: si vendette per un pezzo di pane, ma mai permise a tua madre, né alla mia, di lavare con l’acqua delle camicie la propria bocca. Mi hai detto che il bianco è spuma di mare: arrivo che viene da lontano, partenza senza sicuro ritorno, e un permanere sulla riva, comunque vada. Ciò che permane è memoria e non deve far male, al rosso, mi hai detto. Ch’è buon ciclo, e fertilità nel ventre delle donne, nelle notti bianche, sedute sulla sabbia a carezzare quei pochi fili d’erba rimasti con loro nelle attese. Erba verde. Mi hai raccontato del tuo primo seme disperso su quell’erba verde, e del tuo sogno di lasciarci anche l’ultimo umore. Ho pianto senza capire. Mi manca sempre un soggetto. Quando mi parli d’amore e dici che non mi invierai questa missiva, un giorno, mai. […]

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