Le Dieci Gabbie di Cemento – (Il luogo/anticipo)

LE DIECI GABBIE DI CEMENTO – (Il luogo)

Il grande cancello.

Anticamera.

Le 10 gabbie di cemento.

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Il grande cancello – L’Anticamera

Ci si trova davanti a un cancello che porta la scritta “Ogni desiderio è proibito”. Frase alquanto indecifrabile per un luogo del piacere. Ma i combattenti che vengono ammessi a “Le dieci gabbie di cemento”  sanno che avverrà in tale luogo, segretamente, l’ “addestramento” della loro “potenza senza volontà”. Presupposto, questo, ancora più indecifrabile senza averne fatto esperienza. E questa esperienza a nessuno di loro sarà permesso raccontare personalmente, pena di morte contemplata, a seguito di evirazione da parte del boia massimo. Il cancello, dunque; orizzontalmente esteso al punto da perdere inizio e fine di tale barriera. Le sbarre sono larghe, atte a passaggio d’uomo senza apertura del cancello stesso. Oltre il cancello s’accede all’Anticamera: un prato verde, fitto di spighe da grano. Procedendo: dieci docce allineate, sempre orizzontalmente. Sotto ogni doccia una sedia su cui brilla una lametta. Prima d’avvicinarsi alla  propria gabbia i 10 uomini devono seguire la regola del Dio ‘igienico’: rasare il pube, fare una doccia. Nessuna raccomandazione per la bocca, per i denti, oltre a una scritta sullo schienale della sedia: “Si nasce nudi, si muore muti”. Non necessita spiegazione a tale monito. In fondo al prato “Le dieci gabbie di cemento”. Immediatamente dietro di esse un mare senza orizzonte per la percezione; un mare che appare quasi uniforme al cielo. Mare e cielo come l’interno d’un’enorme scudo senza oltre. Per la precisione: una seconda barriera  (dopo il cancello), ma senza passaggi: senza entrate e senza uscite.

Le 10 gabbie di cemento:

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[continua…

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“Le Dieci Gabbie di Cemento” fa parte di quel lavoro di cui ogni tanto vi lascio qualche ‘materiale’, qualche ‘appunto’: “Bianca come petrolio, nera come la pece”. Si… vi è parso un esperimento autobiografico, ma si comincia a intendere che è tutt’altro… anche se è prematuro dire cosa sia… e se sarà qualcosa… Insomma, c’è da affidarsi con la consapevolezza che all’improvviso lancio via tutta questa robaccia e non ne faccio più nulla. Il che non è improbabile. Va messo in conto sul mio ‘tavolo di lavoro’, come chiamo la scrittura, talvolta.

Questi appunti che leggete sono solo un anticipo di “Le Dieci Gabbie di Cemento”. Ho già abbozzato qualcosa sulle 10 gabbie, ma… per l’articolo di oggi basta questo. Ecco: l’ho detto: è un anticipo che vi propongo…

La foto che lego all’articolo non è il luogo come viene descritto, ma quello che si vorrebbe, cancellando “Le Dieci Gabbie di Cemento”. Mi piaceva unire allo scritto un momento bello mio di oggi: il passaggio in quella meraviglia che vedete.

Vi auguro una buona serata e tornerò prossimamente con la continuazione dei miei appunti, se vi va…

Questo appunto segue a… ed ha un certo legame con:

https://erospea.wordpress.com/2016/05/26/appunto-26052016-bianca-come-petrolio-nera-come-la-pece/

Tuttavia non ritengo vincolante la cronologia, linearmente parlando. E’ un mio ‘viaggio’ di scrittura che si riserva molte perplessità. Dovrei fare degli appunti sugli appunti perché il tutto non appaia un esercizio banale… ma… vediamo… magari cestino.

Buona serata…

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22 thoughts on “Le Dieci Gabbie di Cemento – (Il luogo/anticipo)

      1. io, comunque vidi immagini nitidissime di un deserto urbano post dantesco (vedi la pasoliniana Divina Mimesis)…non cominciare a protestare, quando cito un autore è per favorire il riferimento a un modello a una scrittura di tensione lirica, ma cruda…e questo, in questo caso mi pare, è il tuo territorio…poi, anche se dovessi cestinare, sono scritture questa che lasciano ferite come solchi in chi le scrive, son scavi insomma, reperti di visioni non trascurabili. ciao

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  1. vedi il punto è proprio quello: l’abisso che passa tra me che mi fermo alla sedia e persone immense che ci han messo davvero l’esistere, la propria carne, la propria esistenza … riesci a capire cosa intendo? Che senso ha la mia operazione di fronte a tutto questo?
    quale maturità nel mio osservare e dire? Capisci cosa intendo?
    ora ho cena, ma penso cestino
    ci rifletto un attimo. Ormai ho editato. Ma ci voglio riflettere.
    grazie, Franz

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  2. poi tu hai detto una cosa e quella è vera: quando scrivo cose come queste è come autoscannarmi, non so se mi spiego, ma m’è atto duro davvero. A che serve tutto questo se poi ne esce come una traccia sbiadita che…

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  3. che io sappia, quel poco che so, non mi pare che tu stia “immobile” nel tuo attraversamento di vita…e poi i livelli di sensibilità non necessitano sempre il sacrificio estremo…c’è la sofferenza nella scrittura, certo, ma anche una caparbia ricerca di uno stile che la sorregga…si, rifletti…non “odiare” ciò che vedi.

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  4. che bello ” Mare e cielo come l’interno d’un’enorme scudo senza oltre.”..mi ricorda tantissime cose questo tuo scritto, sensazioni di un decennio fa, un cielo scudo come una grande porta di quelle meccaniche hai presente?…da carcere…mi ritrovai a guardarlo chiudersi sopra di me in un sogno lucido..una sensazione terrificante

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    1. ci stai tutta con quest’osservazione e con questo ricordo tuo…
      E ti dico che la sensazione da cui sono partita è stata proprio quella di un sognare lucido che…
      Ci sono delle presenze ‘femminili’ a seguire e sono in un certo senso ‘richiuse’… Alle gabbie non s’accedere se non attraverso due aperture… una a misura di ‘sesso’, l’altra a misura di vista,… una vista limitata a degli schermi… ma non ho ancora ripulito le note seguenti.. forse per domani le edito

      Sono passata prima da te. Non sono riuscita a commentare le tue ultime cose… nel senso che mi veniva di farlo, ma le parole mi son venute meno. Me ne resta sempre solo una, forse due, “duro e immenso” quello che ho letto, intravisto, sia pur con i miei limiti di lettrice. E quand’è così mi piglia come una delicatezza di fronte a certe scritture che ammutolisco… non so se riesco a spiegarmi… Vita non scontata e che non si svende, tantomeno chiede sconti…

      Ti auguro una notte di sogni, che siano proprio sogni, d’un bel respiro pacificatore con noi stessi

      Abbraccio e a presto

      Grazie infinite per quello che dici e come lo dici

      non rileggo, se trovi strafalcioni nella risposta, ah ah! 😛

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      1. ah guarda tranquilla capita anche a me leggendoti, ma sappi che leggo tutto con grande attenzione e come posso dire, partecipazione? parola vecchissima?;) un abbraccio Dora, buona giornata. Sono sempre molto felice dei nostri “incontri”

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    1. mentre scrivo, confesso, vado per frame che non riesco, forse, a rendere in montaggio, ma che visualizzo… poche cose appunto, molte altre tengo a mente, molte legate a eventi, documenti, memorie, previsioni, non so… mi funziona così…
      Buona notte, Giorgio e sempre grazie!
      Sogni magnifici per te

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  5. Ciao Dora, è interessante questo progetto, vedrò di seguirlo per bene! Ti consiglio di osservare il film “La montagna sacra” di Yodorowsky, ci sono alcuni elementi che mi ricordano quel modo di lavorare e immaginare. Per adesso non mi spingo oltre, si deve vedere tutto nell’insieme per poter comprendere il senso complessivo che sottende quest’immagine surreale. Ad ogni modo, come quel regista, mi pare tu sappia sempre cogliere con forza le dinamiche più fondamentali e tragiche della realtà, e le rappresenti attraverso figure efficacissime, stupefacenti!
    Intanto mi accorgo che al contrario io continuo a muovermi in un sogno, per me la realtà quasi non esiste, c’è sempre la tensione a “così dovrebbe essere”… Ma non voglio lasciare il mio mondo e gettarmi tra certi uomini…

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    1. ho visto il film che mi indichi… e m’arriva cosa intendi… Ti dirò: ho alcune riserve verso Yodorowsky rispetto a… non so come dire… “santità”? mi esprimo male, anche perché dovrei approfondire di più la sua conoscenza. Detta così si avverte il peso di un mio giudizio, o pregiudizio…
      Del ‘surreale’… si, mi interessa la “realtà”.. eh eh… andiamo proprio a ripescare il surrealismo e il suo rapporto col sogno… Discorso complesso anche questo e lo segno solo come traiettoria… magari ci si ritorna 🙂
      Allora allora… ti spiego un po’ come mi viene l’andamento di questi appunti (vedremo cosa saranno e se saranno qualcosa):
      oscillo tra memorie di situazioni, eventi, che ho ‘toccato’; tra eventi che non ho ‘toccato’, tra visioni apparentemente scollate da uomini, storia, etc… Ma mi si accende uno sguardo ‘documentario’… tuttavia non lineare, decisamente, certo, in me, come sviluppo concezioni. Non cerco verità o ricostruzioni di tempi, ma qualcosa mi vien da dire e lo faccio a mio modo, anche un po’ criptico e discutibile al momento. Si, mi sto spiegando un nulla…
      è che non riesco a concepire una progettualità a priori su queste scritture, ma in me c’è un andamento e lo sto seguendo, lo assecondo. Potrei fermarmi o procedere e, allora, sarei, spero e credo, in grado di definire meglio e di spiegarmi anche in maniera nitida. Vediamo…
      Resto comunque nella mia consapevolezza che ogni scrittura è ‘minima’, come dico sempre.
      Ti confesso che poco di quel che leggi è sganciato da fatti della vita, non parlo tanto della mia vita personale, quanto dell’incrocio con il pubblico che avviene nelle nostre vite. Non ho dichiarato ogni elemento o immagine o situazione a cosa fa riferimento concretamente, ma se lo facessi, ti risulterebbe molto chiaro cosa dico. Ti faccio un esempio:
      quando in uno degli articoli precedenti ho parlato del treno che esce dallo schermo… in quell’articolo lì stavo ricordando cose distinte, ma le connettevo. Ricordavo i Lumiere.. ricordavo un mio cammino a Viareggio, lungo il viale… ricordavo Viareggio per altro… poi ricordavo altri treni e…
      Oppure: quando parlo di Strasburgo… O, anche, la questione Europa… la bambola di strada.. la cameriera con gli occhi ciliegia… son tutte situazioni vissute… che si intrecciavano con altre questioni non private… il ’92 è un anno che non scelgo a caso per alcuni motivi… così come quando dico che mi interessa il ’78 perché ci son nata, in realtà ho un retroscena di visioni che non sono certo la mia nascita come evento culminante, ma proprio il fatto che di quell’anno io non ricordai, ma…
      Non so se ti ho imbrogliato ancor più i fili in testa…
      Ci si ritrova, che ora scappo al da fare domestico!
      grazie dell’interessante commento e dell’occasione che m’ha dato per cacciar fuori qualche altro pensiero 😉
      CIAO!

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      1. Capisco cosa intendi in “santità”, in un certo senso sono d’accordo, ma resta la grandezza del simbolismo.
        Il fatto che i tuoi scritti siano connessi con la vita vissuta, e gli eventi è meraviglioso… Ed è bene che non espliciti tutto, credo, così c’è anche un doppio discorso possibile, tu sai, gli altri no, e così si moltiplica ulteriormente il gioco di rimandi ed esperienze… Almeno io apprezzo questo, e lo faccio in qualche maniera, anche parlando con le persone a volte…
        Ti consiglio di seguire così il progetto, senza, appunto, macchinario sin dall’inizio. Così potrai vedere chiaramente qualcosa di stupefacente plasmarsi sotto ai tuoi occhi, tra le tue mani, che diventano davvero tue e afferrano davvero l’onda delle cose, abbracciando il nulla che è non-materialmente il tutto.
        Anche i riferimenti che qui mi hai accennato basterebbero per me a fare un racconto, un’opera! Tessono una storia: aprono la visione… E allora siamo tutti viandanti nel mare dei diecimila sguardi.
        Grazie a te per la tua risposta, che mi dà sollievo… Forse ho detto assurdità, e mi dispiace, ma vedo in questo tipo di componimento uno sguardo davvero efficace, uno che può fare tanto davvero

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        1. ho dimenticato, prima, di risponderti su una cosa che dicevi riguardo la tua scrittura. Cioè: a me come lettore non arriva come un qualcosa di astratto dalla realtà ciò che scrivi. Mi arriva, invece, proprio la tua ricezione del reale come viandante che, a suo modo, lo sperimenta. Poi, si, lo organizzi in una visione organizzata molto sui tuoi studi filosofici. Ma non dimentichiamo che la filosofia stessa ha la sua radice nel mondo, anche quando aspira a “utopie” (uso il termine in senso non banalizzato, intendiamoci). Tentare di vedere oltre è spesso un vedere attraverso. di quale attraversamento si parli e di quali siano le sostanze tangibili e intangibili che permettono tale attraversamento ha e deve mantenere qualcosa di misterioso, a mio avviso. Sto cercando di dirti una cosa bella sulla questione che ponevi rispetto al tuo approccio alla visione delle cose. Spero t’arrivi
          Per il tuo secondo commento ti ho appena sottolineato, implicitamente, un’immagine che rende molto, almeno per me: “siamo tutti viandanti nel mare dei diecimila sguardi”…
          Grazie per la cura che hai mostrato come lettore in queste tue riflessioni
          Buon proseguimento anche a te!
          Non riesco sempre a lasciare commenti ampi come vorrei, o a rispondervi con il tempo e la quiete che vorrei, ma quando posso, come adesso, cerco di farlo ed è sempre una cosa stimolante, a mio avviso

          Buona domenica, Andrea

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          1. Grazie Dora, le tue parole sono gentili, capisco cosa intendi, e credo che tu veda bene, in fondo quello che dico proviene proprio da uno sguardo sul mondo… E le aspirazioni di una poesia che si nutre di filosofia è in fondo anche assimilabile al pensiero autentico, originario… Libero.
            Grazie a te per avere la stessa cura nel veleggiare nel mio pensiero!
            Già il tempo non sempre si ha come alleato, è molto capriccioso, ma ascoltando il suo esistere si può trasformare un momento solo in anni interi…
            Sì questi dialoghi sono molto stimolati e luminosi! Buona domenica, buona serata a te!

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