Madonna che ride

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….

Di scorsa vita, lecco

ferite a venature fossili

sul suo capo esposto in filari di riso,  [sussulti pianto]

Madonna svelata da nubi in contrappasso,

mea culpa mea culpa mea culpa

liquidare

senza orgasmo di bocca

il verbo ingoiato, “amami”

 

con corde di lingue

mute [in se/mi scrive]

a spina di pesce su schiene

scavate in raggiere di luce,

punta a punta,

punta in punta

 

penombrami

 

sguiscio

….

(3 maggio 2016)

[oggi recupero alcuni scritti, s’è capito. Non so se mi verrà qualcosa da scrivere proprio oggi. Soprattutto non credo ci sia da ridere per le madonne, ma… è un discorso delicato. Il senso del componimento era un altro, conservava qualche speranza, finché le ferite si possono leccare, come si fa con i cuccioli, come si può anche tra adulti. Non mi dilungo, ma… mi sono sempre chiesta di fronte alle edicole sulle espressioni delle madonne e dei bambini e su quelle mani e… da fanciulla, poi, avevo un’abitudine che mi sembra alquanto distante a pensarla oggi: raccoglievo immagini di natività, quelle figurine che solitamente si danno in chiesa, affascinata. Be’… qui mi fermo… E’ chiaro che c’è una riflessione più seria dietro la crosta del mio dire, ma… dovrei scrivere il componimento che avrei voluto. L’immagine, non me ne vogliano gli ischitani, ma dovette ispirarmi, anche se non vi collego il componimento. Ecco.

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12 thoughts on “Madonna che ride

    1. Non so se lì già è Ischia Ponte come zona, perché facendo il cammino lungo la costa non m rendo conto a volte dei cartelli. Io amo il passaggio davanti alla prigione 😉 non so se hai presente l’antico mulino; mi riferisco a quello
      buona domenica, Franz

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  1. Ti racconto un aneddoto. Io avevo quattro anni e col mio adorato zio io, e le mie due sorelle, eravamo a Ischia in vacanza, lui aveva un suo caro amico che stava lì e mia Zia amava Ischia da sempre.
    Quindi. Una bella mattinata a Ischia io, zio, Marta e Maria.
    Successe. Mi sono persa e non trovavo zio e piangevo disperata.
    Due ragazze (povere loro) mi si avvicinarono, preoccupate, dicendomi mi avrebbero aiutato a trovare lo zio.
    Io ho solo risposto urlando “brutte stronze che cazzo volete da me non vedete che cerco mio zio?”
    Beh, la loro faccia, i loro volti, da bresciana doc non la dimenticherò mai.
    Mio zio apparse, scusandosi con loro, ringraziandole. Loro ridevano come matte, sconvolte.
    Io non parlai più per un giorno intero, seccata.
    No ecco per farti capire la camionista.
    Ora rileggo e ritorno, Dora. 💁🏻😩😂

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    1. ah! sj’ proprio ‘na scugnizza! 😀
      tranquilla… io la scaricatrice di porto la faccio soprattutto a scuola… da docente, dico 😛 devi vedé’ che perle dalla mia bocca (sulla gestualità mi fermerei). Diciamo che a volte la comunicazione ha bisogno di essere diretta e incisiva, memorabile, ah! anche troppo… ah ah ah!
      buon pranzo, bellissima
      comunque tu usavi “legittima difesa linguistica in terra straniera!, ah ah… Muoi… vado a pranzare che è già tardino… soprattutto al Nord… qua siamo ancora in regola domenicale…

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      1. Comunque ho amato il tuo chiamarmi scugnizza😂 ero tremenda.
        Altra perla. Ti faccio ridere (spero)
        Siccome le mie sorelle, camioniste, da piccolina mi dicevano, come complimento, “sei una figa!” “Guarda che bella fighettina.”
        E niente.
        Dove vivevo da piccola, viveva pure un noto avvocato famoso. In ascensore assieme, lui, con dolce slancio, mi fa, e qui avevo 3 anni, “come ti chiami piccolina?”
        Allora io gonfia come un tacchino, fiera, fierissima ho risposto “io sono Anna la figa.”
        Lui muto.
        Mamma sbiancata. “La figlia, la figlia…”
        E giù poi maledizioni alle altre figlie.
        Il caso è chiuso vostro onore.

        La tua camionista

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        1. l’ho sempre pensato che già allora dovevi essere una bellissima ‘piccerella’! 😛
          non so se dalle mie parti ti avrebbero detto: “sj proprio ‘na bella ciaccarella”, o “quann’è bella ‘sta criatura”, o… “nenné… si’ troppa bella, nun c’abbastano uocchje pe’ te guardà'” 😀
          La prima fa più da ‘scaricatore di porto’… eh eh

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