Tagli (68). Nei deserti umani una rosa d’amore

[…] me l’hanno detto,

– dovevo correre, scappare

via – a gambe crociate, l’abisso è fondo

scuro, pezzente corazza, resti vermiglia,

vergine raccolta tra regioni defraudate,

dove ribelle sei disertrice d’ossa da

masticare in polvere, accetta il patto

di morte con la terra: non più tua, mai tua.

Me l’hanno detto, dovevo correre, scattare

la migliore forma di donna padrona, assunta

per paradisi terrestri, altrove, sul carro merci

fasciata a nuova vita, la tromba in pube, vittoriosa.

Ho preferito il dubbio di bontà nel seme non mio

del guerriero invasato sul corpo, mio, straniero

per lui, su questa stessa nascita

che ci vide uniti divisi, a luce bianco fosforo,

 

pietà

 

tra l’ultimo saluto di carne bandiera

sventolata a brandelli sul grembo

inginocchiato di madonna piangente

i suoi semi piantati a cicatrici negli occhi

 

[…] me l’hanno detto,

– dovevo correre, scappare

via – ma sulla via che conduce

alle rose del deserto ho visto la mia rosa

st(r)illare calci alla luna, scalpitare cavalli

dune umide di latte schizzato nel cielo a

costellate ossature d’un cosmo risorto

alla notte dei tempi; e come un pianto

di luce

un canto dischiudersi tra l’occhio di sale

venuto al giorno […] – dovevo correre,

hanno detto, ma […] – tra le mani, fanciull*,

una rosa d’amore […]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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24 thoughts on “Tagli (68). Nei deserti umani una rosa d’amore

  1. inutile, forse, precisarlo, ma non è uno scritto in cui il soggetto sono “io”. Semplicemente io scrivo…
    potrei raccontare da dov’ è emerso questo “Tagli”, ma va bene così

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  2. canto di donna al vento e alla sabbia in figure di turbine da geografie impossibili che la tua parola ci riporta nei mondi della nostra mente…un sapore d’avventura dolente un canto alla femmina forte che non si piega, come il fiore del deserto. Bellissima

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    1. visioni reali che ‘tagliano’ e un ‘sogno’, forse, la trasfigurazione in sogno, non meno reale, di una vita che non si ferma, non si vuole fermare e non vuole accettare compromessi in virtù di salvezze promesse senza terra, senza dignità dei corpi.
      Uso spesso un lessico che è più della nostra cultura, ma spero arrivi che lo sgancio da questo limite. Poi mi interessava la desertificazione umana in senso più esteso. Anche nel nostro paese… E’ un discorso lungo.

      è una ‘minima’ cosa che ho scritto ieri pomeriggio, ma credo sia emersa a seguito anche di un racconto di vita di un mio alunno. Lui è dell’Ucraina, anche se scrivendo evoco altri luoghi, se vogliamo tenerci a una referenzialità concreta. Tu sai, infatti, cosa sono “le rose del deserto”. Poi, si, mi si è moltiplicata l’associazione. Quando scrivo non governo dove vanno le immagini e il sentire d’ascolto.

      scusami, ma non riesco a parlarne oltre.
      è difficile per me spiegare a volte.
      questo è un caso in cui sento di esprimermi con delicatezza dove la mia parola delicata non è stata mentre scrivevo e le immagini si sono generate molto crude, lo so. Infatti non ho editato subito: ci ho pensato a lungo.

      buona domenica, Franz

      non rileggo

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      1. Ti sei spiegata benissimo…sai cosa penso dell’ “angelo d’ascolto” e tu sei quello… Saper viaggiare e mutare nei tuoi suoni vite sorprese nel reale e nell’immaginario e non poter fare a meno d’esprimerle, pena sofferenza atroce…lo sai…è bellezza e dannazione. Un caro saluto….. Forza Napoli!

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            1. Franz, per il Napoli 😀
              ma non mi chiamare “angelo d’ascolto” che proprio non mi si addice. Lo ripeterò fino a crepare: non sono poeta, non scrivo da dio, né da angelo! sono una creatura ‘minimissima’. Per favore. Lo dico con profonda umiltà. Credimi. Credetemi. E’ una preghiera proprio che faccio

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              1. Minimissima creatura…siamo tutti “angelo d’ascolto” se trasfiguriamo in canto , anche rauco o maldestro, le vibrazioni dell’altro e del mondo che ci ospita…Ogni sensibilità è quota d’universo e di carne che brucia…Lo intuì Giordano Bruno, Blaise Pascal…siamo ognuno particelle di un tutto di luce e di immanenza…Non faccio altro che darti dell’umano , Dora. Non me ne volere.

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                1. Grazie, ora m’è più chiaro e mi hai fatto ricordare che tra le letture devo recuperare Giordano Bruno, tra gli altri.
                  Non me ne volere di cosa. Mi sarò espressa male. Era solo una mia esposizione d’umiltà. Ci tengo a questo.

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  3. Oh, mia cara, è bellissima.
    Volevo mettere nel mio commento alcuni versi che sento ancora di più, ma non posso copiarli.
    Questo tuo canto… “un pianto di luce” anche. ❤

    Torno per rileggere tutto.

    Buona domenica.
    Un abbraccio
    🙂
    gb

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    1. oh, cara Gelsobianco, ritrovarti…
      l’ascolto di alcuni racconti di vita… poi immmagini… necessità di scrivere tra le infamie che l’umano stesso compie e la forza di chi non accetta tanto strazio…
      una bellissima domenica per te
      ciaoooooo 🙂

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      1. “ma sulla via che conduce

        alle rose del deserto ho visto la mia rosa

        st(r)illare calci alla luna” ❤

        in me i tuoi versi "minimi", sì, in me.
        oh, la forza di ascoltare e di non accettare ciò che viene compiuto di terribile dall'uomo

        ri_trovarti, sì… 🙂

        cara, ti auguro una notte di stelle luminose e della musica che proviene dall'immergersi in questa luce
        un abbraccio, Dora
        A.

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  4. Quell’immagine della pieta’, donna dolente che abbraccia suo figlio morto poggiato in grembo, la vedo come dedica a tutte le madri colpite dagli orrori delle guerre. Buona giornata, Dora!
    p.s. scusami, nonostante la drammaticita’ del tuo scritto, quella tromba in pube mi ha fatto ridere… stamattina va cosi’.

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    1. l’umano milite che le ‘scoppia in grembo’ (forse suicida per ubriacato senso d’un dovere a… a cosa? qual buon dovere?)… lui d’occasione ‘amante’ (di forza? sopruso?)… pietà, si, come se fosse un figlio… che resti un figlio, si generi una vita, anche da quelle carni brutalmente abbandonatesi alla devastazione umana…
      questa l’immagine.
      si: diventa come una madre in duplice senso
      la tromba in pube… non te la spiego… La nota che hai colto, quella che ti ha fatto sorridere, era tra le sfumature possibili: l’illusoria ‘vittoria’ d’una salvezza che le viene proposta in cambio, in realtà, d’una sottomissione a un potere brutale, prepotente
      buona domenica, Giorgio
      un sorriso 🙂
      grazie del tuo passaggio
      rieccoci!

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