Tagli (66). Caro

[…] vorrei lasciarti i miei sogni,

da curare, beffeggiare, o con pietà

tu li contempli per santità irreligiosa

come piccole creature emaciate d’un

sangue costato, maree ammaliate di

pube: avorio sporco a esiccata pelle

sviscerata a carne senza battesimi

di parto: ma tu

sei puramente, dov’io non sono e

la ragione naturale m’è troppo debole per

inventarti fuori poesia. In ogni bocca che do

c’è un battito di vento d’altri tempi, come

eco, a conchiglia impermeabile, dolorosa,

e il mio corpo senza storia, d’altre storie

penetrato mai fino in fondo, si fa muto

d’avventi. Chi mi chiede: “Perché parti?”,

chi mi chiede? Ho una lacrima da portare

per ogni anima rimasta vela, immaginaria,

sulla carcassa incrostata di sabbia, e porpora

per segnare a patti biologici la rimembranza

come si deve a tutti i fiori seppelliti prima di

nascere a una patria senza luogo, l’unica

vera, in palme di mano: ombra di sesso che fila,

devo(l)ta alla vita,

tra dita sui piedi a terreno battuto d’isolato

cammino. Non ho enigmi da risolvere. Tutto

luce d’una luce cieca, a misteri cari,

senza eroi, senza dei.

E la mia musica è qui e altrove

in quel vuoto che s’offre

fra le cosce e il pube

[…]

[…] vorrei lasciarti i miei sogni, i

semi nelle mie scritture, tue,

dov’io non sono, tu sei, mistero

 

caro

 

 

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3 thoughts on “Tagli (66). Caro

  1. nello scrigno dei tuoi lasciti viaggiano pensieri e sensi che avvolgono e impattano nel petto di chi li legge…i tuoi sensi d’amore, d’ogni amore, s’espandono a missiva giungendo nella casella degli affetti quali lettere d’emozioni in viaggio.

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  2. sentivo forte le in/esistenze mentre scrivevo queste parole, stamattina. Anche se nacquero ieri, credo, mentre guardavo una barca rovesciata sulla scogliera. La scrittura si nutre anche di in/esistenze, almeno la mia. Poi la musica… è da ieri che sento, vedo, ‘suonare’ un certo flauto e, sarà impropria la connessione che faccio, non filologica, ma… non mi si leva questo avvertire e niente… tutto qui. Necessità di scrivere e di una forza ‘poetica’ oltre me, che mi faccia dire? non lo so

    nessuno me ne voglia se non mi riesco molto a spiegare
    sono anche così: mia natura, mia condanna spesso.
    buona giornata, Franz

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