Tagli (65). A indice

[…] Notte inluce

insonnie, al mattino

sognai, era di blu,

il fuoco, poesia gassosa, colata a lingue

di violenze abissali, d’anime, interiora,

tagliate a nascite estinte in tempi diversi

fra le curve di corpi, sacri legati a banchi

nudi prima di vesti, poi nudi alla terra,

marchiati a gergo, fraterno, incestuoso, rinascerò

 

mitilo da cresta rossa d’alghe terrestri, filature di

sangue – mestruo – tessuto a miasmi, industriali,

fuori cura d’

invenzione. Scarica

impuri egoismi in purezze ossigenate d’

azzurro, improprio all’acque fuori ventre. E’ l’utero

marino, sonante a onde plastiche lo Spazio sovrurbano

scalato a vista su spine dorsali di luci vive di vita propria, e

l’altrui memoria, tragica, che a capo rovescio in ogni battito

fa un nome, bianco, stellato a indice

di ramo

[…]

 

 

 

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12 thoughts on “Tagli (65). A indice

  1. può sembrare criptica, ma c’è un vivente di cui sono pregna, un’infanzia tra onde rosse, …, la ferita d’un giorno, confusa d’alghe e sangue, …, mitili di mani, inopportuno possesso, ma innocente nella meraviglia che non associa certe rapine alla morte animale, …, l’umano contamina di convivenze pure e soffocate nature: abuso, … e qui mi fermo…

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  2. Il commento e’ ancora piu’ arcano dei versi…ma tu sei cosi e districarsi tra tue memorie e immaginifici sogni mattutini neanche la competenza di uno Jung redivivo aiuterebbe, tanto e’ lo spazio al tuo canto che concedi all’ombra. Meglio muoversi, allora, fuori da congetture decriptanti e lasciarsi andare al sapore iniziatico , quasi orfico, dei tuoi versi. Un abbraccio, Dora

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    1. sarà sbagliato, ma sto scrivendo, forse, più in me, per me, non so. Mi sto facendo meno domande. Vediamo come mi porta la scrittura così
      è un modo diverso di ascoltare l’esterno, in realtà. Che poi non è mai netta, assolutamente, la divisione esterno/interno
      buona serata, Franz
      commenti sempre troppo per me, per la mia scrittura.
      ma grazie 🙂

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      1. Non e’ mai troppo inerpicarsi nell’avventura di una scrittura che, per quanto tu possa dire, non racconta mai l’ovvio, ma un viaggio di ricerca tra anima e carne…lo penso e per questo te lo dico.

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                  1. non puoi e non devi affidarti a te stessa per misurare l’impatto della tua scrittura, lascia pure che altri ne possano vibrare apprezzando le sinuose curve del tuo viaggio.

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