Tagli (61). Croci d’asporto

[…] avete chiesto, prego,

alla mia mano

pane, vi ho dato, dono,

dalle mie bocche

verbo, da bere,

suggello, parolaio,

una messe scalza

di nero, verso

grani impastati

ad acqua e sangue, mese di maggio

fioretto infili a castità mondane, dio mio, dio mio,

mio, non scavi

misteri fatti a strati di Storia, la gloria di lotte

lasciate a memorie di piazze rosse

in nevi d’ottobre

le ceste di oculi venati d’incenso,

dov’è lo spirito?, santo, il canto

bianco, dei fiori d’aprile,

l’insorto del corpo, fuori

scanno, sacrificale, tra le croci d’asporto, dio mio,

dio mio, ad averci

un dio, uguale a dio, iracondo

ai falsi dio di questa patria, così apparente,

così feconda nei ventri asciutti

delle donne a pube, a fil di maschio

guerriero di spada e

cappa, ma le stelle

le stelle, come caddero le stelle? campana muta

dei battiti, isolati, del cuore, e lavorare

stanca, ad averlo, un amore, e lavorare

stanca nella mia mano pane, prego,

una messe, ad averlo

 

il pane, ancora, ancora, ancora,

scalza di nero

sudario […]

 

boccheggi a vento

fame

bandiera avorio di sangue ossidato: verde

terra d’aprile

che pasce il maggio, ancora, ancora, ancora […]

fiore a costato d’alberi pesco, asta la mezza

lustrata a sole

[…] pesci boccheggiano

acque

di pani, dio mio, dio mio, dio mio,

ad averci un dio, divisore di morte

[…]

[…] vi ho dato, dono,

dalle mie bocche

verbo, da bene

…………………. dire […]

 

 

 

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14 thoughts on “Tagli (61). Croci d’asporto

    1. a volte, forse sempre, dobbiamo ascoltare ascoltando attraverso le stratificazioni, anche nelle zone di vuoto dove si recuperano memorie, del nostro io/non io per poter scrivere quanto preme
      non so se riesco a spiegarmi che sto alquanto sconnessa intellettivamente in questi giorni nei commenti, ma spero un po’ di si

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  1. parla un canto civile di mille e mille anime sognanti, risucchiate dal riflusso/rimosso del tempo osceno e insipiente del nostro paese devastato. Si, Dora, fai cantare la voce dei poeti del disagio d’una memoria graffiante e disattesa, divenuta, ahimé, inerte. E’ un gran canto il tuo! Onestamente m’ha commosso. :*

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    1. sono tante cose che a riguardarle ci smuovono coscienze e la parola preme per accadere
      questo so dirti
      a volte negli ultimi tempi, non dovrei dirlo, ma mi capita di piangere spesso in queste situazioni di scrittura
      buona serata, franz, e buon primo maggio

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    1. t’ho letta stamattina, anche se di fretta. Vorrei sentirti felice, piccola dolce amica
      un abbraccio fortissimo
      non mollare mai il sentimento d’una possibilità che ogni giorno si rigeneri della gioia in te non solo legata all’indissolubile vissuto. Non so se riesci a capire cosa dico. Ho preferito scrivertelo qui, nel mio spazio, che ogni volta che passi, sappilo: diventa anche tuo.
      bacio

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