Telluricanto. (bozza)

….

accadi silenzio, taglio di volto trasversale, debolmente, non mi piovi,

non mi nasci, come nacqui, burrasca, bagnata, in puro verbo,

pianto, amo,  accado pioggia, sola, femina

 

cado silenzi, oso, faglia di volta inguinale, tra scorrimento

in seminata lingua, slabbrata

roccia

 

trascorri, mento:

in sé: minata lingua,

pro fessa

di mori

lava

….

 

(8 aprile 2015)

[Sistemando l’archivio (eh si, amore/odio per la scrittura) ogni tanto emerge qualcosa che avevo rimosso. Non so se oggi scriverei così. Penso di no. Sicuramente no. Erano ‘bozze’, esperimenti (impoetici) di aderenza del mio corpo alla terra, alla mia terra. (Criptica?) Lo so, non mi spiego. Ma è proprio come l’ho appena detto. Nacqui di fuoco lavata di pioggia, salmastra. Dalle mie parti si dice “lava” non solo di qualcosa che erutta dal ventre della terra, ma anche di un’acqua che piove dal cielo con tale abbondanza da farsi fiume, corrente, mareggiata, dilavante dorsi e strade. Tra quest’acqua di fuoco, questo fuoco d’acqua, la sismica fragile/forte del mio corpo ‘animale’ con fusione maschile/femminile, in una lingua che m’appartiene, mai m’appartiene.

‘minima’ quando ‘compongo’… ancor più minima in quest’abbozzare

un’esigenza mia di capire come sono mutata nelle modalità comunicative in questo momento di autocritica feroce

m’espongo perché sta diventando come un vizio, come le sigarette che non fumo

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11 thoughts on “Telluricanto. (bozza)

    1. la brevità può essere una cosa positiva se è comunque lampi e densità.
      non amo oggi quel modo di scrittura che avevo. non mi ci ritrovo più
      si muta. Avverto come troppo ‘chiuso’ quello che leggi su. troppo tra me e me. anche se guardavo a un posto concreto dove andavo coi miei genitori da bambina
      notte, franz

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  1. Se sapessi come comprendo il tuo ritrovare le tue “bozze” nella tua “dispersione continua” (da una tua replica a Franz).

    Ti auguro una notte bella in questa mia notte indefinita
    gb
    Con affetto, Dora

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  2. Molto interessante. Vedo lampi di te, del tuo modo di scrivere. E quei versi che hai ritrovato sono per me poesia. In particolare l’incipit (accadi silenzio): una richiesta o un ordine al silenzio di innervarsi nel tempo? Nell’acqua che “lava” come “io” pioggia (accado pioggia)? Peccato non poterla rileggere più volte. Per me in questi giorni molto faticoso.

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    1. ogni tanto ci si ritrova! come stai con gli occhi? domanda stupida, tenuto conto che l’assenza, anche e soprattutto dal tuo spazio, dicesti, era legata a tal problema. Immagino il fastidio. Siamo così abituati alla vista; ci pensavo proprio oggi.
      Grazie del commento, sempre nelle tue corde! Ti lascio l’augurio di una buona serata e la speranza di rileggere presto anche tuoi scritti. Chissà che questo periodo di difficoltà non ti porti una qualche peculiare ispirazione 🙂
      ciao, LuxOr

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