Annotazione su i capelli rosa…

L’ho detto più volte, a varie riprese negli ultimi mesi: mi è sempre più difficile scrivere in questo mio spazio, pensare che la parola possa qualcosa. Ma mi vedete scrivere ancora. Bene. Ieri non ho editato nulla. Non era per mancanza di tempo (anche se ho avuto una giornata piena). E’ capitato anche i giorni scorsi, durante il periodo pasquale, e chi mi segue da tempo e sa che non salto un giorno, avrà pensato che erano solo le festività a… No. Ho una mia idea della religione e delle feste che non mi soffermo adesso a esprimere. In realtà nei due giorni che non ho pubblicato non ho voluto pubblicare. Avevo bisogno di silenzio, di riflettere, e di silenzio: quello, forse, che per anni nella mia vita è stato una personale pacifica manifestazione di rivolta verso tutto quello che non accettavo, che non accettavo anche della scuola, di certi rapporti umani privi di una vera possibilità di dirsi il proprio pensiero, la propria idea di mondo, e anche di cultura, se vogliamo. Ve lo dico senza vergogna e senza alcun senso di colpa: uscii dal liceo scientifico col minimo dei voti e non per un comportamento mio scorretto, irrispettoso di docenti e compagni, o per assenza di studio o incapacità nello studio, ma perché è facile pensare che una persona che autonomamente sa anche dire “no”… ci siamo capiti. Dire che ero “particolare” e “difficile da comprendere” fu la soluzione più semplice per “tenermi buona” quando due mie parole “tagliavano acutamente” come diceva la prof. di matematica, quella che l’ultimo giorno ancora mi chiamava per cognome e guardandomi mi disse “nemmeno l’ultimo giorno riesco a sbarazzarmi di te”, perché le avevo fatto notare che una certa X andava scritta in maiuscolo o in minuscolo, ora non ricordo, insomma l’avevo ripresa sul valore della differenza grafica di quel segno in un determinato contesto. Di certo non una questione superflua. Non ci vuole un matematico o uno scienziato per dircelo. Ma allora la scuola era tanto cattiva, non era ancora buona come oggi, la buona scuola, e capitavano di queste incomprensioni. Però ebbi insegnanti che ancora ricordo come eccezionali… Vabbè… Magari un giorno si potrà parlarne. Adesso mi premeva dire alcune cose e proverò a dirle.

Ieri, dicevo, non ho pubblicato articoli. In realtà avevo scritto l’articolo che ho editato, poi, stamattina: “Pipistrelli sul mare”, la bella storia dei capelli rosa, per capirci. Un articolo innocuo, vero? come altri articoli innocui sulle mie vicende scolastiche, di me insegnante, dico, negli ultimi tempi. Bene. Ci ho pensato tutta la notte prima di editare quell’articolo, prima di editarlo come lo leggete. Perché sarebbe stato di certo più utile alla società l’ennesimo sermone contro o a favore de La Buona Scuola, vero? Bene bene. Avete ragione. Invece ho presentato un gradevole quadretto a colori e… ho ricordato come la dolcezza e la tenerezza siano delle bellezze da preservare tra le nostre dimensioni vitali.

Accetto critiche, ma vi posso dire che la mia è una meditata scelta. Ho deciso di non parlare della cattiva scuola d’un tempo e della buona scuola che abbiamo oggi, che è così buona, e di individuare, invece, dei momenti in cui scatta qualcosa che per me è fuori dal buono o dal cattivo, dei momenti in cui ci si tira fuori dall’anonimato e dall’assuefazione, anche dall’apatia e… Pensate conti nulla che una ragazza si avvicini, osservi la tua persona, e dopo aver notato come hai abboccolato quel mattino i capelli senta di esprimerti la sua visione? O vi pare una stronzata che un ragazzo a fine lezione quasi, dopo averti collocato nella sua mente, dopo averti ascoltato parlare dell’argomento del giorno, senta una fiducia tale da desiderare di dirti e mostrarti attraverso ciò che ha scritto su un diario che ha compreso e interpretato in un suo modo molte cose di quelle che gli hai raccontato sul “testo” e su come comunichiamo tra noi socialmente anche attraverso la scrittura? Cerco di dirvi che per me è importante che ogni singola persona senta la possibilità di esporsi, fare un passo avanti, confrontarsi, anche scontrarsi, come mi è accaduto all’altra scuola. Ci sono conflitti che servono a stabilire un’empatia tra le persone, servono perché la connessione si apra. E servono perché ci riprendiamo l’esercizio di uno spirito critico autonomo su tutte le cose che ci voglion far passare per il migliore dei mondi possibili o per il peggiore, e tutta la falsificazione che…

E, ancora, sapete cosa vuol dire mettere un voto davvero bassissimo a un ragazzo, al suo tema, ma piangerci sopra perché quel foglio siamo riusciti insieme a non farlo giungere bianco, smontando l’idea “io non so scrivere, non ci riesco”? Chi se ne frega del merito. Una sola frase scritta a quel modo (se andate indietro tra i miei articoli vi ci trovate) vale più del 4,30, o del 5 che… E potrei andare avanti con altri esempi.

Sto cercando di dirvi: godetevi pure l’apparente giocosità di certi miei articoli, ma attenzione…

Sento di accompagnare quegli articoli con questa nota. Tutto qui. Nessuno me ne voglia se lo faccio solo adesso.

Ci tengo, tra l’altro a precisare che non sono una docente anche se lo sarei.  E non lo sono perché non ho voluto essere una docente: ciò a mio svantaggio lavorativo ed economico. Oggi mi dico che l’unica cosa che mi si può, tuttavia, rimproverare, è il non aver compreso che in un sistema che non condividi puoi comunque accettare alcune vie per assicurarti, poi, degli spazi d’azione all’interno dello stesso in cui esercitare una tua autonoma operazione che… In questo vi rimanderei ad alcune riflessioni di Machiavelli, ma non quelle che ci passano come bonarie pilloline e che non hanno nulla a che vedere con ben altra complessità di pensiero/azione storico/politica. Ma mi fermo… Sennò mi ritrovo qualche saggio a tirarmi le orecchie per come vado saltando sulle cose.

Si, lo ripeto, potrei stilare pagine e pagine su come vorrei organizzare la scuola, sulla scuola cattivissima d’un tempo, ah ah, su quella buona buona e tanto europea, per modo di dire, ovviamente, per forma, la buona scuola di adesso… o di domani…

Vi vorrei dire della ‘vendita delle indulgenze’… certo che potrei…

Potrei ancora andarmene in Romania a comprare un’abilitazione ‘svorzando’ 7000 euro, soddisfatti sicuramente perché ci siamo messi d’accordo … (Preciso che tra i miei ‘padri’ c’è anche un docente rumeno, quindi non sto facendo polemiche fesse del genere. Poi la compravendita dei titoli si fa anche in terra nostra, hai voglia…)

Nel 2003 ho conseguito una laurea in Lettere Moderne cancellando lo sporco sulla fedina penale per quel 36 del liceo. Lettere Moderne fu una scelta per ‘vocazione’. Ma è una storia che, forse, già vi raccontai e non vi appallo.

A seguire c’è stato un percorso di cosiddetta ‘Alta formazione’, e sono arrivata a 1 metro e 70 anche se non ho mai pensato di fare la modella, ah ah!

Tra la laurea e il dottorato decisi di ‘vincere’ il concorso d’accesso alla scuola per l’abilitazione all’insegnamento. Decisi, si, perché volevo dimostrare ad alcuni che mi consigliavano di farmi raccomandare da questo e quell’altro che si poteva riuscire anche senza le raccomandazioni (e ce n’erano, se ce n’erano…). Ebbi anche delle discussioni alquanto accese culturalmente con la commissione, ma superai la prova comunque.

Non vi spiego i motivi per cui non sostengo il sistema delle abilitazioni perché chi non è del mestiere potrebbe annoiarsi. Mi limito a dire che a concorso vinto non mi iscrissi alla scuola e feci la rinuncia.

L’anno scorso per scrupolo di coscienza ho riprovato a convincermi che forse questo percorso abilitativo (oggi lo chiamano TFA) s’ha da fare e… alla seconda prova scritta mi si è ribellato il viscerale di nuovo e mi son alzata… saluti e baci e ho ripreso a respirare…

Insomma. Scelte. Ribellioni personali che non portano a nulla, ammettiamolo, ma voi credete che sia possibile ancora unirci in un reclamo collettivo? Io no. E non vi racconto le esperienze trascorse per cui sono arrivata a questa conclusione.

Che voglio più dirvi per spiegare come io non sia una docente? Ah, ecco!

Siccome a far forza seria prima di … non siam capaci perché ognuno si para il proprio culo… adesso belli belli si va a fare il CONCORSONE con riserva armati di ricorso… con i migliori avvocati che… Eh, no, manco quello mi è andato a genio. Quindi sto qua e mi godo ‘sta farsa… Si dice a Napoli: “Doppo arrubbato, mettimmo ‘e porte ‘e fierro”… e certo… e io non accetto tutto questo, non accetto che per far valere un diritto all’umana dignità e al lavoro io debba ricorrere alla stessa legge che… ohi ohi ohi… perché siamo così…

Lo so… lo so… sono io che non ho capito come vanno le cose, o le ho capite e non ci sto.

Vi risparmio altre simili miei azioni solitarie e senza troppo rumore. Forse devo lavorare su questo: convincermi che una voce può tanto anche da sola se… Sono miscredente, purtroppo, su ciò, e qui è il mio vero sbaglio, se la vogliamo dire tutta. Qui ho ancora da lavorarci.

Vi ho annoiati? bene bene.

Se non vi ho annoiati e avete da dire qualcosa fatelo pure. Qua nessuno vi mangia e non è che perché tengo un blog di poesiole mi dimentichi tra le righe di tutte le problematiche che mi bruciano, bruciano pure a me, la carne e il vivere su questo pianeta Terra.

Ecco… lo sapevo… sto tornando in crisi sulla mia azione scrittoria… ma ci sta e urge.

Come ci sta e urge difendere e sostenere la capacità dell’umano (e di tutte le creature) di riconoscere e generare bellezza vivente. Cosa intenda con bellezza vivente, fuori statiche concezioni, non ve lo spiego perché credo, almeno questo, un minimo riesco a farlo passare tra la scrittura come mio pensiero. Concedetemelo

Buona notte, carissimi

E vogliate perdonarmi se rifletto tanto su me stessa

le annotazioni sono sempre un po’ così…

un’ultima cosa: non credo il problema oggi sia riformare o meno la scuola in un certo modo perché fino a quando continueranno le compra/vendite di meriti e… finché… no, scusate, son stanca, è l’una di notte e mi metto a ricominciare sul marcio a questo modo inconcludente e poco saggio… scomunicatemi, sono proprio una cattiva…e in mala fede…

 

 

 

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21 thoughts on “Annotazione su i capelli rosa…

  1. “E, ancora, sapete cosa vuol dire mettere un voto davvero bassissimo a un ragazzo, al suo tema, ma piangerci sopra perché quel foglio siamo riusciti insieme a non farlo giungere bianco, smontando l’idea “io non so scrivere, non ci riesco”?”
    Queste parole mi hanno colpito perché esprimono qualcosa di profondo che sento in me molto.

    Non ho letto tutto. Torno perché voglio farlo, sì sì, con calma vera.
    No, tu non mi annoi mai.

    Ti auguro che la musica bella che è in te stia danzando ora, Dora.
    Con affetto
    gb
    Ti sorrido e ti abbraccio

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    1. io credo la scuola, l’ambiente scolastico sia importantissimo, e ci sono persone, insegnanti, che da sempre fanno meravigliosa l’attività e l’interazione con gli allievi, e ciò nonostante il cosiddetto ‘precariato’, questo esser costretti a rimbalzare di scuola in scuola, senza continuità, che a volte pure serve per maturare alcune cose, per riconoscere dei volti, dei corpi, delle menti. Poi c’è gente che ha assunto questo lavoro di insegnante, ma non ha una consapevolezza per se stessa che oltre lo stipendio c’è una responsabilità umana e vivente, e pensa che in dieci giorni che gli frega di far qualcosa… O c’è chi pensa che in un anno che gli frega di questi esseri inferiori che sono gli studenti con i loro complessi infantili, adolescenziali, e poi poi… le famiglie che ci stanno a fare. Come in ogni ambiente e territorio lavorativo c’è del buon alimento e del marcio. Il problema più grande per me resta attualmente la compra/vendita dei posti di lavoro, dei titoli, e la falsa meritocrazia, che produce cose orribili, e stiamo qui a lamentarci che nulla cambia mai, che ci sono sempre queste riforme migliori da fare, come se il problema fosse solo un buon impianto legislativo e organizzativo, come se si potesse staccare l’involucro corporeo dall’organo che pulsa, e … Qua pure a me si rivoltano le viscere, Dora, e non mi sono mai sentita succube, perché sin da ragazza mi sono sempre assunta anche le mie di responsabilità se un dialogo non s’accendeva, ma a volte so’ muri di saccenza che non si amm0rbidiscono, e … quanto ne consegue, fino all’ignoranza intesa come distanza tra le persone con tendenza all’annullamento delle rispettive personalità
      una buona domenica, cara
      vado a riarmonizzarmi la giornata, a conciliarmi con me stessa
      bacio

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        1. sta a noi, bellissima, renderci conto che ogni giorno mutiamo, volenti o nolenti, e ogni traiettoria va danzata con quanta più vitalità riusciamo
          abbraccio
          a presto ritrovarsi 😉

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    1. Sai, Pietro, a volte mi chiedo come amassi la scuola anche allora, da alunna, nonostante la situazione al liceo fosse alquanto complicata; vivemmo annate particolari noi due classi (c’erano persone che tentarono il suicidio per quello strano gioco/forza di coscienze che si stava mettendo in campo con alcuni docenti). Io, invece, non saltavo un giorno, andavo a scuola con sana volontà ogni volta che si poteva, e oltre la scuola leggevo, leggevo: Goethe, Kundera, Foscolo, Wilde, Baudelaire, …, Arte, Scienze, …, passavo ore da Ricordi, tra la musica, …, insomma, per dire che avevo una gran voglia di immergermi in qualunque tipo di lettura e cultura che sentissi stimolarmi le corde anche se non comprendevo nemmeno io che stavo così potenziando la manifestazione di uno spirito critico e imparando, in fondo, un mestiere, tra metodo sperimentale, analisi, capacità inventive. Fino all’ultimo giorno non ho smesso di ‘voler bene’, come ancora gliene voglio oggi, a quei docenti, perché comunque erano lì per noi e stava anche a noi prendere quanto di buono c’era, pur in quella situazione. E oggi capisco com’è spesso difficile lavorare come docente proprio per tutta un’organizzazione del sistema che non va come sarebbe bene andasse. Il rapporto con gli allievi si fonda su un equilibro mobile da gestire giorno per giorno perché siamo creature viventi e ognuna ha la benedetta dote di un proprio cervello e un proprio corpo. Si, come tu dici, spesso in giovane età manco ci rendiamo conto che stiamo acquisendo, oltre a un bagaglio di informazioni, una consuetudine all’analisi critica del reale e delle materie che studiamo. Ma tutto questo ce lo ritroviamo al momento opportuno e allora diventa davvero prezioso. Diventa importante per consolidare una pratica possibile anche di quelli che erano da ragazzini i nostri sogni, quelli che si rincorrevano nel vento, desiderosi di sentirci liberi dalla scuola stessa, tante volte.
      Mai mollare, questo è sicuro. In nessun campo dobbiamo mollare, mantenendo accesa l’intelligenza (equilibrio tra conoscenze acquisite, imprevisto e scoperta continua, equilibrio tra passione e organizzazione)
      Grazie del passaggio e dell’abbraccio di solidarietà
      una bella domenica per te 🙂
      a presto

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      1. È incomprensibile l’amore per la scuola, ma esiste; forse è originato dalla curiosità e la voglia di apprendere cose nuove.
        Insegnare aiuta ad imparare, anche se potrebbe sembrare strano, il voler/dovere insegnare implica un ordinamento di idee e conscenze che altrimenti potrebbe non avvenire e lasciarci con nozioni scollegate tra di loro.
        Di nuovo: una domenica piacevole 🙂

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  2. Eh si che ne è passato di tempo da quei veri e propri “scontri” con i prof che avvenivano mentre assistevamo alle loro lezioni impregnate di politica, giovani prof. appena trentenni mandati nelle gabbie stracolme di giovani ragazzi irrequieti e non facile da tenere a bada.
    Ecco, se dovessi chiedere ai miei ricordi di aiutarmi a fare una seria introspettiva su quegli anni pieni di fermento politico ma anche di violenza, non sarei obbiettivo e nemmeno “veritiero”, troppo marcata la differenza politica e intellettuale tra la classe insegnante e quella studentesca dove ognuno con la propria individualità cercava di capire e di entrare nel merito di un processo formativo oramai obsoleto e fuori da ogni logica dei cambiamenti che stavano avvenendo.
    Non a caso la prima riforma della scuola avvenuta dopo le forti pressioni di una gioventù oramai matura nell’aver capito che la scuola doveva essere gestita comunemente da insegnanti, alunni e genitori, fu la creazione di organismi chiamati Organi Collegiali che permettevano una gestione comune tra le varie figure presenti nell’ordinamento scolastico di allora. Una riforma che non diede i risultati desiderati in quanto ciò che si poteva programmare collegialmente non poteva essere approvato perché era impossibile modificare le cose senza passare attraverso strutture costituzionali, ed è per questo motivo che vanificò la speranza di creare una scuola aperta sul modello dei campus a stelle e strisce, per una vera riforma si dovette aspettare la metà degli anni ottanta.

    Scendendo nel personale, io appartenevo a quella schiera di ragazzi non facili da trattare rispetto alla grandissima maggioranza che accettava le regole senza porre nessuna domanda, si, ero un rompiballe sin da quando appena adolescente iniziai a pormi domande alle quali mai avrei pensato di trovare risposta, un temperamento difficile e la prof. di Italiano che mi iniziò alle letture filosofiche nella sua casa piena zeppa di testi di filosofia, non fecero altro che acuire il mio disagio di fronte alle regole chiamate di convivenza sociale e al “rispetto” dovuto per acquisizione alla classe insegnante, no, effettivamente non sono stato un ragazzo tranquillo.
    Mi chiedevo costantemente se nella vita tutto è relativo, anche il pensiero lo è, il nostro e quello degli altri è relativo, quindi ciò che per me è assoluto, per altri può essere relativo come potrebbe essere anche il contrario, perciò è sempre e comunque una questione di convinzione. Con il tempo e dopo aver letto tanto trovai un pensiero di Kierkegaard che in un certo modo accoglieva la mia tesi, un pensiero che veniva espresso dal filosofo in questo modo:

    “Ciò di cui ho veramente bisogno è di chiarire nella mia mente ciò che devo fare, non ciò che devo conoscere, pur considerando che il conoscere deve precedere ogni azione. La cosa importante è capire a che cosa sono destinato, scorgere ciò che la Divinità vuole che io faccia; il punto è trovare la verità che è vera per me, trovare l’idea per la quale sono pronto a vivere e morire.”

    Non ti nascondo Dora che a differenza degli altri miei coetanei io avrei voluto insegnare, si, proprio quello che fai tu o dovresti fare, essere a contratto con i piccoli uomini e formarli per fornire loro lo strumento del Pensiero critico, ah quanto mi sarebbe piaciuto essere bersagliato dalle loro domande a cui dare risposte sincere ed in termini qualitativi, ma ho dovuto fare delle scelte che mi hanno allontanato da questo mio sogno, però ancor oggi mi rifaccio da questo sogno mancato quando vengo invitato alle cene che mio figlio fa insieme ai suoi amici, mi piace vederli imbambolati ad ascoltarmi quando parlo loro della Vita, dell’Essere, dell’Esistere, del Tempo e di molto altro, una piccola rivincita che mi da soddisfazione, perché non è facile e tu lo sai meglio di me, catturare l’attenzione di ragazzi più che ventenni.

    La scuola non deve essere terreno di conquista politica come accade oggi, la scuola deve preparare alla vita, deve infondere l’amore per la Cultura e deve imprescindibilmente creare il carattere etico in ognuno dei futuri uomini e donne che dovranno operare le loro scelte, sia a livello individuale che sociale.

    Forse sono andato fuori tema, ma ci tenevo a raccontarvi un po di me, cosi come hai fatto tu nel tuo bellissimo articolo.

    Un abbraccio, ciao Dora… 🙂

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    1. Grazie per questa interessante e bella testimonianza, riflessione, che ci doni nel mio piccolo spazio
      Non mi sento di aggiungere pensieri a ciò che scrivi perché ci sarebbe da andarci avanti per ore tra considerazioni storiche, prospettive filosofiche, ricordi personali, scelte, sogni, e conoscendo un minimo me uscirei dagli argini del mio spazio stesso
      A volte mi piace ascoltarvi restando in silenzio. Sarà che sono anch io poco piu che ventenne 😉
      Un carissimo saluto, Lupo

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  3. Quel “mi piace” che ho accostato agli altri “mi piace” credimi è denso di intensa ammirazione affettuosa verso il tuo racconto…riempilo di uno sguardo attento e partecipe…è questo e molto altro.

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    1. a volte abbiamo bisogno di ripercorrere alcuni passaggi della giovinezza, di quando si era davvero ancora in possibilità di crescere, prima di dover maturare
      Non sono molto brava a raccontare, molto comunicativa, ma le annotazioni sono un po’ autoriflessive anche se le espongo come direzioni possibili per leggermi

      Lo so che sei attento e partecipe sempre, credimi
      buona notte, Franz

      Liked by 1 persona

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