Tagli (37). ti lecco le ferite

[…]

Mi lego alla vita, ogni taglio sgorga sangue puro,

urla quanto brucia il sale anche a rifugio dall’onde

nella rena. Ti proteggerò sempre fra le insenature

del mio corpo, ma piangerai, so che piangerai,

e non basterà la mia mano a disegnare il riso

sul tuo muso rosso; leccami le ferite,

la saliva non medica, fa impura la linfa,

ma quale dolcezza nel sapore della pelle

come schiude a fili d’erba i pori, lavacri di sudore

in questo canto minore del mondo crocifisso

da una Storia senza storie, finché il sole non

batte, penetrando, tra i rovi d’ogni abbraccio

ribelle a tutte le infertili ragioni d’un eterno

ripetere senza eterno, senza partenze, senza

ritorno.

[…]

Tutte le infertili regioni, rese fertili

dall’uomo spargendo un sangue non suo,

un sangue suo,  anche quello […]

[…] Ti proteggerò sempre, fra le insenature

del mio corpo, ma piangerai, so che piangerai

[…] leccami le ferite, come ti lecco le ferite,

di sangue puro

[…]

 

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10 thoughts on “Tagli (37). ti lecco le ferite

    1. “[…] corpi
      lavacri temporali
      delle nostre azioni,
      amaro il sangue o dolcissimo:
      stille di miasmi, arso di fuoco, o stelle
      da monta sui dorsi notturni di
      piccoli cuccioli,
      in grembo alle madri
      o sottratti alle madri

      troppo grandi le mie mani
      per l’indifferenza […]”

      Anche, si, corpi in passione

      questo “Tagli” è emerso da un incrociarsi di diverse immagini, suggestioni, che ruotano intorno al “leccarsi le ferite”… un atto affascinante, che a me affascina molto

      una bella serata per te!

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        1. diciamo che lo si dimentica, pian piano, crescendo, quasi fosse una vergogna o una cosa solo destinata a ‘giochi proibiti’ leccarsi le ferite, e invece è un atto di gran cura che non conosce regole, ma istinto forse? non so. Io resto affascinata, è vero, quando guardo ancora tanti animali ‘leccarsi’ a vicenda le ferite, qualcosa di così naturale, eppure di così ‘ecologicamente’ interessante
          molto rifletto, molto credo sia da riflettere…

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    1. “spogliarsi/ di sangue al tramonto/danzare le vite/oltre il lembo dei corpi”
      abbiamo da onorare, bella, la meraviglia del vivere, sempre e comunque, per quanto brucino certe ferite o per quanto siano dolci certe ferite, e ricordarci che ciò che ‘versiamo’ mai va sprecato, anche se in dei momenti siamo soli a prenderci cura di noi. Poi mai si è soli. Ti leggevo. passo da te
      baci e una buona settimana per te
      qua splende un bel sole che scalda i sudori della notte come si asciugano sui corpi: solo un fatto climatico: per dirti che qui a Napoli, dopo un piccolo freddino persistente, comincia il tepore primaverile e c’è da svellere il sonno dalle coperte 🙂
      penso da te sia più o meno lo stesso
      a presto

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    1. come cucciolo, l’uomo protegge l’uomo, da ogni dispersione di vita, dolorosa o gioia che sia, e solidale s’accosta
      e resto affascinata dai micini al molo che han quel modo così naturale, ma pieno di cura, si, bellezza

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