Tagli (36). Viaggiare

[…]

amo queste strade semivuote (il pieno che s’estende)

i luoghi inaccessibili (quella scuola, credo, o fabbrica, abbandonata)

finché non frangi il confine stabilito dall’uomo […]

amo queste strade semivuote e

i luoghi inaccessibili, finché non frangi il confine stabilito dall’uomo

amo me stessa per tutto ciò che non posseggo  e

mai vorrei possedere (cose, persone, aria, me, stessa, …). Le vite le prendi libere, pur nei legami (sia sangue o patto), o non le prendi (sia un attimo o un tempo lungo: uguale libertà da preservare)

amo me stessa per tutto ciò che non posseggo e mai vorrei possedere. Le vite le prendi libere, pur nei legami, o non le prendi

Le vite l’abbracci libere o non l’abbracci

La libertà è come resti quando resti. come vai quando vai. come lo dici, perché: non hai paura nel dire, non hai paura di lasciare la pianta che carezzi, paura che appassisca; non hai paura di perdere altre piante che vuoi accarezzare. E’ come resti, come vai, come sosti tra carezze diverse, anche. Il prato selvatico. Il giardinetto comunale. I labirinti di more […] La patria […] La magia delle costruzioni che ognuno fa dei propri mondi, i diversi angoli di visione d’un mondo, la realtà dei mondi stessi, il diverso modo di concepire un’apertura di cosce o una chiusura d’ascelle, il diverso stile, lo stilo […], il quadro o la ragnatela; la carta igienica del marchese che inietta il culo al perbenismo; o quell’estasi illibata delle vergini dal becco di merlo; il penetrabile e l’ignoto; l’armatura d’amazzone e/o l’ossessione purificata dalla morsa del serpente; le bocche sporche di fragole […] l’ombra e il falco […] la notte e il giorno […] la superfice […] l’affondo […] la banalità del mio essere […] l’essere preziosamente […] il come ci sei […] l’occhio largo e la veduta stretta […] le immense meraviglie tra le fessure del corpo […] l’uomo attento, l’uomo distratto, l’amatore d’arte troppo freddo amante […] il collezionista di scritture […] lo scrittore col bavaglio […] il politico di turno […] la donna madre […] la donna eterna, bambina, con gli occhi di luna […] un verso e l’altro della luna […] la maschera e il volto, il volto senza maschera, la maschera senza volto, il via tutto: vestiti di nulla […] la piuma di struzzo […] la pianta che carezzi, l’altra pianta che vuoi carezzare […] piedi […] radici […] fallo […] l’albero in fiore, il solitario sulla rupe […] quelle vene che sembrano rami […] sfere […] fallo […] occhi […] orbite […]

[…]

Certe piante non amano le carezze: per loro natura non puoi toccarle, ma non vuol dire che non siano sensitive, anche a distanza, nel silenzio, e nella loro silenziosità.

Che ne sai: com’è la voce d’una pianta? Puoi osservarla ridere, o piangere, ma certe piante non si fanno sentire, non scricchiolano, ti sembrano quasi non respirare, e mai ti morderebbero il dito, nemmeno per amore, nemmeno per […]

[…]

Non ci sono cancelli tra i paradisi delle carni, non ci sono paradisi, solo prati da percorrere, esplorare, annusare, seminare, orge da bene dire le terre note e ignote […] l’abisso del cielo […] le suole d’oceano […] le percussioni tra monti […] come ti monto […] come mi monti […]  pontili di sabbia […] cordoni […]

Puoi fingere cancelli: un gioco […] poi i prati […] lo sconfino dei corpi nei corpi… […]

Puoi realizzare cancelli […]

Non so che sessualità abbia e come la viva la pianta con cui condivido l’appartamento.

Oggi pensavo a cosa avrei portato con me nel viaggio (lascio il paese a luglio, non ce l’ho con l’Italia, nemmeno con la mia persona, voglio solo viaggiare, e valutare, poi, un’altra possibilità). Cosa porto con me? posso portare alcuni oggetti. […] Ho capito che la mia compagna di camera non ha il tipo di vita d’un oggetto. Comprendo il saluto che dovrò anche a lei. Comprendo tutte le ore che viviamo insieme, quando nemmeno me ne accorgo, nemmeno me ne ricordo. Mi sono chiesta come lei mi sente, che memoria ha della mia presenza, che memoria avrà di me nell’assenza, di me lì accanto a lei, in quella distanza breve, ma che ci tocca, e non ci tocchiamo quasi mai… Da qualche giorno mi dice con più forza, con più evidenza, in realtà, che è viva, come sono viva io. Non so gestire con le piante una comunicazione, ma il fatto, già, di sentirci vivere…

(una volta parlavo coi rovi selvatici, monti campani; lì è più eloquente il dialogo, penetra, punge, macchia […] spiovenze incrini al sole)

[…]

“donarsi ogni giorno al giorno che viene: farsi ospitali

al buon vento tra i rami. resistere alle tempeste, finché avremo radici in noi stessi”

M. ha ‘condiviso’ il pensiero, ma con una nota diversa sulle radici:

“le radici non possono essere in noi stesse”

tornerò a riflettere con lei rispetto a questo. Vi dirò.

[…]

M. per qualche ora a settimana fa volontariato in una scuola. Aiuta i bambini il pomeriggio a svolgere i loro compiti e, ogni tanto, a elaborare delle scritture

Mi ha raccontato che molti di questi bambini non concepiscono la possibilità di viaggiare, di allontanarsi dal quartiere dove sono nati e dove vivono. non per attaccamento alla terra. non per un sentimento di radici che… E’ un’appartenenza specifica: sono posseduti dal luogo e dalle problematiche del luogo, delle proprie famiglie, e non concepiscono quella possibilità, che altri bambini sognano come fosse naturale immaginazione. non è ben chiaro, talvolta, se ciò venga da loro lucidamente patito come un limite o assorbito come un dato di fatto della propria esistenza. Siamo a Napoli, se volete collocare. In uno dei quartieri cittadini del centro. Se pensate ancora di dover andare in periferie, o in capo al mondo per scoprire i limiti umani, o i limiti imposti all’uomo, come ci si sottrae a un sentimento di possibilità… Non so…

troppo Destino ancora spacciato per Vero

[…]

Se qualche volta, alzi la testa e

trovi le labbra del mio bacio

tra le ali d’un battito uccello

non importa quanto piccole o grandi,

se qualche volta, alzi la testa e

trovi le labbra d’un mio bacio

tra le ali del palpito uccello

versa al cielo sconfinate regioni

[…]

Ci incontrammo che doveva essere nel periodo natalizio, l’anno scorso, non ricordo precisamente. La presi con me. Bastava una mano ad accoglierla. Passammo insieme il primo giorno senza che sapessi quale nome aveva. Riascoltando una canzone, che a me piace, pensai non le sarebbe dispiaciuto se le dicevo: Liù. Da allora chiamo così la verde creatura con cui mi scambio arie in camera. Anche se, ammetto, non ci parliamo quasi mai o, semplicemente, lo facciamo a una dimensione vitale in cui accorgersene non è sempre necessario […]

[…]

“Sono felice.”

“Perché?”

“Niente. Così.”

“…”

“Grazie.”

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d°’

(25 marzo)

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19 thoughts on “Tagli (36). Viaggiare

  1. Ciao Dora. Ho la mente intrisa da tutto ciò che mi hai donato, e se mi mancano le parole, non me ne vergogno. sei bella nel tuo essere donna da me non conosciuta se non per frammenti di anima/pensieri/squarci ma sei bella, tanto. E sopratutto sei brava, come ti ho sempre detto mi arrivi in fondo, ti leggo e vedo una mano contornata di acqua e fiori, galleggia verso me. Brava, brava; è bella poesia

    Liked by 1 persona

            1. …e io non posso che condividere quello che hai scritto, Franz.
              “come onde oltre la vicinanza, oltre la distanza…”

              Buona Pasqua.
              🙂
              gb

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              1. ah! “lasciarmi interagire”… Tesoro, ognuno è libero di interagire con chi vuole (evitando insulti e spargimenti di sangue, per me vi potete pure scazzottare nel mio spazio, che è comunque uno spazio ‘aperto’, e sottolineo ‘aperto’… )
                serene e rigeneranti giornate per te
                I versi promessi sempre:

                “sbrigliami l’anima, lettore,
                quando passi, poi riprendi
                il tuo viaggio e più non domandare
                dove è il confine stabilito
                dalle nostre convenzioni.
                Qua ti liberi o m’è noia,
                in vero, il tuo passaggio
                ad asciugar dell’ossa
                non mi costringer pianto.
                Se piangi fa l’argento
                se ridi fammi sole […]”

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  2. “Le vite le prendi libere, pur nei legami, o non le prendi
    Le vite l’abbracci libere o non l’abbracci” ❤

    Brava e bella sei, Dora.
    Le tue fotografie… in tema

    Voglio leggerti meglio.
    Ora sono stanca, ma…
    con affetto ti auguro Buona Pasqua, cara

    🙂
    gb

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