Annotazione: Involucri carnali e Identità ‘formali’ (de/scrivimi corpo)

“diluviami, anima di carne, profondamente, sola, parola, come si pronuncia, fuori pelle”

l’identità è importante ma, viventi,

non siamo identici a noi stessi o a visioni concepite da altri,

oltre che: c’incidiamo nelle anime di carne reciprocamente,

pure dandoci la mano al ‘buongiorno’,

pure nella distanza approssimandoci presenze.

Non siamo identici a noi stessi o alla concezione altrui,

tantomeno dovremmo essere concepiti come l’ombra di qualcuno

(o la nostra stessa ombra? forse quella

è integrata nell’esposizioni del corpo, come luce – verbo ‘lucere’ – tra…)

Pochi avvertono e sentono questa non totale identità,

alcuni la temono. Ci si ferma, spesso, con saccenza, alla soglia

dimenticando, tuttavia, anche le im/pressioni ‘a pelle’.

Cosa voglio stamattina con questa annotazione emersa tra le pieghe del corpo? (mente in/clusa; se mi ritenete oscura, evitatemi)

Parlo, inutile dirlo, della scrittura: quest’ involucro di carni. Parlo della mia scrittura quando s’espone a…

perché qua, attraverso questi spazi, ci si espone

M’interrogo sempre, ormai, lo sapete. Su questo: bene la vostra e mia sapienza, la consapevolezza, una certa stabilità di consapevolezza. Mi interrogo e interrogo: ci sta. Sul resto, mi chiedo se io non arrivi sempre troppo uguale a me stessa o se ogni lettore si sia ormai abituato alla mia scrittura, se son finita in uno stile.

Ma ciò che temo ancor più nell’ “incrocio” e nei “viaggi di conoscenza” che attiviamo è la: noia.

Come diceva mio fratello da piccolo: mi sento ‘noiosa’ (voleva dire, lui ‘noioso’, che si sentiva annoiato, ma m’è sempre piaciuta la potenzialità molteplice della frase così posta)

bene…

penso si sia capito dove e come mi sto interrogando, dove mi interrogo ogni giorno, e credo riguardi anche la modalità in cui ci si espone in questa ‘comunicazione’ tra noi.

sarà banale quest’annotazione, devo dire, partorita in notturna e ritrovata al mattino. ma quando accade così non butto nulla, lascio che le parole si portino, si dicano. E, così, ve la lascio. Senza pretese di pronunciare verità o pensieri categorici, elucubrazioni filosofiche, altro.

se mi avvertite ‘noiosa’ non vi preoccupate: in questo caso avete ragioni: spero di dare un po’ di fastidio allo sbadiglio mattutino e al molle incedere della mia scrittura

non rileggo: tenetevi l’erranza …

d°’

 

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