Tagli (34). Venni al silenzio

<<Non cercateci del personale. Tagli (34) ha un getto d’origine in una conversazione che ebbi molti anni fa con una donna. Non v’aggiungo altro.>>

 

[…]

Scollate tutte le immagini dal mio petto,

scorticatemi il tronco, penetrate col

ramo più florido la vagina senza vagiti,

increduli per tanto rigoglio senza la vostra

parte, scavate, estipartemi ogni osso come

avorio prezioso da rivendere all’asta del vostro

monile più bello, libero da fuoco, per chi saprà

forgiarlo lontano dalle carni. Succhiate la mia essenza:

il midollo e il suo vuoto senza radici sul vostro pube:

la pressione delle vene nella mia dedizione.

Santifica le feste, non il mio corpo, con la tua

acqua bene detta solo a parole umane che non

comprendo. Nacqui al silenzio, al silenzio canto.

Ho visto bambini suggere: a seni di donne

e mi sono vergognata: del mio amore senza

seni di donna, senza bambini, e mi sono vergognata

per ogni mio furto di maternità. Nacqui al silenzio,

al silenzio canto. Ho visto bambini suggere

ai miei seni di donna

e ho provato fastidio per tanta abbondanza

fecondata da dio

non da uomo, nelle mie religioni. Nacqui al silenzio,

al silenzio canto. […] Ho visto l’angelo, negli orgasmi

senza sesso, amorevole creatura, senza nulla chiedere,

nulla dire, rimandare; poi non ho visto l’angelo, non

le braccia, non le ali del riposo, ma la sola luce di fredda

pietra

accampata nel sole e l’epigrafe, della mia stessa morte,

piccola e quotidiana. Nacqui al silenzio: al silenzio canto.

[…]

Nacqui al silenzio, al silenzio canto

ogni mio furto di maternità.

Nacqui al silenzio, al silenzio canto.

Mai vi cercai; padri nel mio corpo

del vostro stesso seme. Venni al silenzio […]

Tacqui.

[…]

[…] bambini danzavano sull’onde del mare

bambini danzano sull’onde del mare

bambini danzano

 

a cavalcioni […]

 

 

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4 thoughts on “Tagli (34). Venni al silenzio

  1. “Ed è causa di pianto il nascimento;/dentro covile o cuna/ è funesto a chi nasce il dì natale”…”il resto è silenzio”…”un pallido attore che si agita per un ora sulla scena e poi non è più nulla. E’ la storia raccontata da un idiota e che non significa nulla”…”godi fanciullo mio/ stagion lieta è codesta./ che la tua festa c’anco tardi a venir/ non ti sia grave”…ciao

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    1. mi piace questo tuo richiamare versi di poeti, questo farli emergere
      hai aperto della fessure interessanti
      ovvio che il mio scritto è ‘minimo’ di fronte a tutte queste voci
      grazie 🙂
      mi do alla mia cena
      una buona cena anche a te e una buona serata, Franz

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