Tagli (33). Anche

<<Stamattina ero al mare, a cavallo de “L’amante bianca”, con un libro di Storia (quella con la S scritta maiuscola: sulla copertina.) Non riuscivo a restare a casa: troppo rimbombo… nella scatola cranica e tra le budella. Pensavo di trovare il mare disteso, almeno lui. No: burrasca, in una zona precisa, soprattutto in un’insenatura. Afa. Scarafaggi neri da spiaggia, quelli di cui non ricordo mai il nome preciso; grandi lavoratori. Li adoro. Pensavo di trovare sole. No. Aria di quel grigio mescidato a nitrato d’argento. Della polvere di stelle, credo avanzo della sera, o avanzo del giorno, il giorno che avanza e torna indietro. Ho avuto un pensiero, che vi riporto puro, come l’ho pensato: “continuare a combattere (senza armi) contro tutto questo che accade, continua, ad accadere, questi corsi e ricorsi, senza alcun dio per avvocato, o: generare in un angolo ignoto di mondo (se ancora esiste un angolo ignoto e illeso di mondo) dei figli, sperando che maturino ‘buoni’; ignorare tutta l’autodistruzione a distanza, spegnere l’informazione, e sperare che nessuno ci trovi, che quando tutto si sarà neutralizzato, in quella neutralità questi figli restino buoni, vivano buoni, strappandosi i capelli l’un l’altro qualche volta, ma senza la capacità di […].

Non è un sogno. Non è una realtà. Ma ho pensato realmente così. Senza odio. Non mi so spiegare la realtà di questi pensieri ad occhi aperti. Se mi metti le mani sugli occhi forse divento più saggia, fratello, ma non sperare faccia pensieri migliori in virtù d’ogni speranza (anche questa potremmo metterci la maiuscola, ma me la sento così già naufragare)… dicevo: in virtù d’ogni speranza senza azione. Cosa facciamo. Difficile capire, forse, questa ossessione. Troppa coscienza in me perché l’oblio riporti l’avorio tra le labbra senza sapere che una bocca può anche mordere le carni, oltre che amare.

[…]>>

[…] oggi ho chiesto anche alle onde del mare

di tacere. Non mi hanno ascoltata. Han detto:

“Troppo frastuono: anche a noi tocca

farci sentire.” Ancheggia

una donna ignota, l’ultimo parto

a colpi di reni […]

Remi […]

Anche loro si devono far sentire

prima che sia silenzio,

bonaccia sulle anime.

Di spirito puro, scolato

al calice d’un pube.

[…]

[…] un esercito in borghese,

di due membri, tendeva le canne

ai pesci vivi, sotto le canne, […]

dove il mare protegge ancora

le sue costellazioni […]

[…]

[…] quel giorno che ho pensato: parto,

armato, d’arma mi spoglio, in pasto all’uomo

sazio.

[…]

Oggi ho chiesto anche

alle onde del mare

tacere. Non mi hanno ascoltata. Han detto:

troppo: anche

noi tocca

sentire.” […] Ancheggia

una donna ignota, l’ultimo parto

a colpi di reni […]

Rena […]

un nonno, bambino tra la mano […]

<<Vi saluto, adesso, che ho la ‘pomeridiana’ del martedì, con un libro di Storia tra le mani […]>>

L’immagine si sfuoca sempre dopo ogni messa a fuoco; non la guardate se vi fa male agli occhi…

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